Principale Estero Ucraina, la guerra e la rapina del territorio agricolo

Ucraina, la guerra e la rapina del territorio agricolo

Secondo la maggior parte degli osservatori solo la parte in giallo chiaro rimarrebbe come stato ucraino. Mentre sulla Galizia (i verde) solo una parte resterebbe attaccata a Kiev.

Cosa resterà dell’Ucraina quando la Russia avrò inglobato i territori russofoni ? All’inizio della campagna tutto sembrava più semplice: la Russia era intenzionata a liberare il Donbass in maniera da evitare il bombardamento delle popolazioni civili da parte dei fanatici di Kiev e comunque il continuo assillo di un’ invasione. Probabilmente Mosca pur avendo anticipato  le mosse delle sanzioni, non poteva credere che l’occidente fosse così pazzo da voler continuare ad oltranza la guerra fornendo anche armi a lunga gittata ( peraltro gestite direttamente da personale Nato) per cui adesso, una volta superata la linea fortificata che gli ukronazi stanno costruendo da otto anni, i russi saranno costretti ad andare avanti al minimo fino al Dneper, ma anche molto oltre visto che l’Ucraina non ha più i mezzi per poter combattere in campo aperto e dovrebbe praticamente cedere tutto il territorio. Kiev compresa.

In realtà Mosca non avrebbe alcun bisogno di andare oltre perché le aree russofone sono anche quelle di gran lunga più ricche dal punto di vista minerario ( soprattutto litio e terre rare) o industriale, mentre ai di certo russi non serve altro spazio vitale, tuttavia il pericolo di essere bombardati a distanza con le armi della Nato, di essere ostaggio di esaltati che intendono colpire le centrali nucleari o di trovarsi a gestire un Paese dove l’alleanza atlantica soffia sulla guerriglia,  spinge verso  la creazione di un’Ucraina ridotta al minimo e  troppo piccola per rappresentare un grosso problema. E che anzi a quel punto sarebbe esposto alle mire degli attuali amici e della Polonia in particolare. Questo in qualche modo finirebbe per spostare il fulcro del problema, dalla Russia ai vicini occidentali.

Qui però  si situa una delle possibili biforcazioni della guerra perché  una delle ricchezze di base dell’Ucraina, la sua famosa terra nera che permette raccolti abbondanti anche usando minime quantità  di fertilizzanti, è stata comprata per quattro soldi dalla compagnie occidentali, Monsanto, Cargill, Dupont e altre società tra anche una cui partecipa Bill Gates che peraltro è diventato anche il maggior proprietario terriero degli Usa. Non si tratta di appezzamenti per quanto vasti, ma a quanto pare  del 28 % della superficie agricola del Paese, 17,2 milioni di ettari su circa 60 milioni. Tanto per offrire un paragone si tratta di un’area notevolmente superiore all’intera superficie agricola italiana che non arriva a 13 milioni di ettari e di una superficie territoriale superiore a quella presa dia russi.

Ora non possiamo sapere dove si trovino esattamente queste terre  né se sono state già acquistate ( questo è accertato su “soli “3,5 milioni di ettari, metà valle pagana comunque) o “prenotate” o gestite in un regime che potrebbe ricordare al contrario l’enfiteusi. Di certo costituiscono il cuore dell’agricoltura ogm fuori dal Nord America con il compito strategico di diffondere in tutta l’Europa e parte dell’Asia  tale  pratica.

A questo punto, visto che i colossi dell’agricoltura industriale che vogliono trasformare la natura stessa  in una proprietà privata brevettata,  fanno parte della governance reale statunitense, occorre capire quanto e come un’avanzata in grande stile della Russia potrebbe danneggiare queste attività e se questi potentati faranno qualcosa per fermare le operazioni prima di mettere a rischio il proprio investimento. Dopotutto a Washington converrebbe cominciare a parlare di pace, ora, quando una  consistente parte dell’Ucraina può ancora rimanere aggregata. Ma gli Usa e l’occidente in generale escono da questa vicenda così visibilmente sconfitti da non poter ammettere la sconfitta e hanno bisogno di qualcosa per simulare simbolicamente una qualche vittoria, tipo un viaggio della Pelosi che per il regime di Taiwan è stato davvero l’inizio della fine come sempre capita ai servi troppo zelanti degli Usa.

Ho però l’impressione che non appena superate le ultimi fortificazioni a est – e magari inscenata un’altra tragica commedia come quella di Bucha-  con le truppe russe sul sacro suolo di Monsanto, si parlerà di pace.

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