Principale Arte, Cultura & Società L’omissione della cura: abbandono e infanticidio nel Medioevo

L’omissione della cura: abbandono e infanticidio nel Medioevo

I capitani della misericordia affidano alle madri i fanciulli abbandonati ,Niccolò di Pietro Gerini e Ambrogio di Baldese, 1386, Museo del Bigallo, Firenze, Toscana, Italia.

di Claudia Babudri

La vicenda della piccola Diana Pifferi, morta a causa dell’incuria reiterata della madre, mi ha indotta a ricercare nel tempo altre storie tristemente simili, interrogandomi sulle dinamiche psicosociali alla base. Non cerco e non offro giustificazioni né attenuanti a questo fenomeno così deprecabile. La mia è solo una breve ricerca volta a sottolinearne la gravità e la crudezza nel tempo. 

Storie di abbandono e incuria sono registrate in molteplici atti e documenti giuridici: la morte accidentale dei piccolissimi o il loro infanticidio erano cosa comune tra il VII e l’XI secolo.  
Si poteva morire schiacciati nel letto dal peso dei propri genitori, soffocati sotto le coperte o, se non sorvegliati a dovere dai grandi, sbranati dalle bestie selvatiche, annegati in pozzi o travolti da oggetti pesanti.  
 
Per questi motivi, la Chiesa lottò insistendo sull’importanza del battesimo. Se battezzati, i piccoli erano censiti e questo ne rendeva più difficile l’occultamento dei cadaveri. Non era infatti raro che i genitori ricorressero a gesti estremi per sbarazzarsi della prole indesiderata. Di fronte alla genitorialità non voluta, fin dall’antichità si ricorreva a diverse soluzioni. Le dinamiche alla base del fenomeno sono eterogenee e dalle più svariate sfumature. Dal semplice rifiuto di “farsi cibo” attraverso l’allattamento (ricorrendo alle balie), alcuni genitori si macchiavano di crimini più gravi quali l’abbandono o l’infanticidio.  
 
Vi era anche la questione dello scambio di neonati nelle culle. Se il bambino allattato dalla balia moriva, per non perdere il lavoro, la nutrice sostituiva l’infante morto con uno vivo (magari suo figlio). Un caso di presunta sostituzione riguardò il ricco mercante senese Giannino di Guccio. Giannino apprese nel 1354 da Cola di Rienzo del servizio baliatico prestato dalla madre alla corte di Francia. La donna avrebbe scambiato il piccolo re con Giannino, suo figlio. Per questo motivo, desideroso di riprendersi il trono, si imbarcò in una folle avventura in giro per l’Europa.
Il fenomeno dello scambio dei neonati è tristemente noto ancor oggi: emblematico è il caso avvenuto a Barletta nel 2010.  

 
In generale, la società medievale si concentrò più sul ricovero degli orfani che sulla punizione degli adulti rifiutanti (difficili da scovare). La tradizione del romano istituto degli alunni, ovvero l’istituto accogliente i piccoli esposti e allevati come figli adottivi, continuò nel Medioevo con quello degli oblati, offerti ai monasteri e spesso instradati alla vita ecclesiastica. Da questa lunga tradizione deriva l’Ospedale degli Innocenti fondato a Firenze nel XV secolo

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