Principale Estero Viaggi & Turismo Intervista al viaggiatore Carlo J Laurora: “Un sogno chiamato Panamericana”

Intervista al viaggiatore Carlo J Laurora: “Un sogno chiamato Panamericana”

Carlo J Laurora è un giovane 30enne di Trani, viaggiatore professionista e co-founder del tour operator sivola.it. Da dieci anni il fulcro della sua vita sono i viaggi e dopo aver attraversato la Via della Seta, dalla Cina a Roma, nel 2018, è oggi pronto a vivere una nuova esperienza indimenticabile via terra, senza aerei: la Panamericana, il più lungo road-trip del mondo. Si tratta di una delle strade più iconiche in assoluto, che vede le sue radici storiche nella Quinta Conferenza Internazionale degli Stati Americani del 1923 e la sua nascita concretizzarsi in seguito alla “Convention on the Pan-American Highway” del 1937, firmata da Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Perù, Canada e USA. Ad oggi la rotta prevede una rete di tratti stradali che collegano la punta più a nord dell’Alaska con il capo più estremo del Sudamerica, estendendosi per oltre 28.000 chilometri, attraversando 20 Stati diversi e almeno 10 ecosistemi differenti.

Una volta tornato dal viaggio più ambizioso della sua vita, Carlo pubblicherà un libro per raccontare, stile diario di bordo, tutto ciò che ha vissuto. Intanto sono riuscita a porgli qualche domanda prima che questo sogno abbia inizio. 

 

Raccontami il tuo viaggio. Come ti stai organizzando per affrontare la Panamericana? 

Di organizzazione in questo viaggio, per assurdo, ce n’è davvero poca (ride, ndr), nel senso che so esattamente da dove partirò e dove voglio arrivare, ma cosa accadrà nel mentre non l’ho progettato. Ho deciso di vivere davvero un’avventura a 360° e lo farò da solo, iniziando il 21 luglio dall’Alaska fino a raggiungere l’Argentina e la città più a sud del mondo, Ushuaia, conosciuta come la Terra del Fuego. Per portare a termine questo viaggio ci impiegherò 6 mesi, che poi è il lasso di tempo che potevo concedermi in questo periodo. Arriverò in nord America in aereo, ma da lì in poi mi sposterò solo con mezzi pubblici. Sicuramente farò delle escursioni durante tutto il percorso, ma questo non richiede una preparazione fisica particolare rispetto a quella che già ho, seguendo uno stile di vita sano.

Non hai, quindi, stabilito un itinerario specifico. Farai delle deviazioni?

Sì. Seguirò la Panamericana ma non in modo “religioso”, nel senso che mi lascerò trasportare dagli eventi e dai miei desideri senza però perdermi (ride, ndr). Ho in mente delle tappe brevi in località particolari, vicine a quelle segnate in mappa, ma non previste dal tracciato ufficiale. 

Cosa non può sicuramente mancare nel tuo zaino, di materiale e immateriale?

Dal punto di vista immateriale, tanto spirito di adattamento, perché non avendo programmato nulla sono consapevole che potrebbe succedere di tutto e, quindi, potrei per esempio ritrovarmi a dormire in posti assurdi. Dal punto di vista materiale, invece, lo zaino sarà la mia casa per sei mesi, sei mesi in cui affronterò climi radicalmente differenti tra loro, dagli artici agli equatoriali, quindi al suo interno non possono mancare gli indumenti adatti a ogni tipo di temperatura, dal giubbotto al costume da bagno per intenderci. Viaggerò comunque molto leggero, perché porterò questo zaino in spalla per molte ore e con l’esperienza ho imparato che nei viaggi così lunghi non abbiamo bisogno di portarci molte cose, solo l’essenziale.

Sarà un viaggio che, a detta di chi l’ha già vissuto, cambia la vita ma ti mette anche a dura prova. Hai paure o ansie? 

Il fatto di essere da solo, onestamente, mi crea qualche preoccupazione, però durante questi anni ho potuto apprendere che quando hai bisogno di una mano, le persone sono pronte ad aiutarti. Questo è un aspetto molto importante da tenere a mente prima di affrontare un viaggio del genere. Di conseguenza le mie paure vengono un po’ meno, anche se mi accingo a stare in giro ogni giorno per sei mesi, esposto alle tante difficoltà o imprevisti che potrebbero presentarsi in qualunque momento. Ti dico la verità, se avessi avuto delle paure così grandi non avrei neanche pensato di affrontare questo viaggio e invece, al contrario, sono gasato e non vedo l’ora di cominciarlo e di mettermi alla prova anche con la solitudine. Seppur sarò a contatto con tanta gente e magari incontrerò altri viaggiatori con i quali condividere dei momenti, sarò sostanzialmente solo in questa esperienza ed, essendo per me la prima volta, sono curioso di capire come reagisco. 

In una società che muta al secondo e ci impone la velocità, tu hai deciso di intraprendere un altro “viaggio al rallentatore”. Qual è il messaggio?

Viviamo delle vite che vanno troppo veloce, appunto. Abbiamo avuto un rallentamento durante il Covid, che ci ha messo davanti agli occhi dei valori, delle necessità che stavamo perdendo. Alcuni se ne sono resi conto ora, mentre io lo sapevo già, perché avevo in precedenza provato questa sensazione di voler rallentare quando ho percorso nel 2018 la Via della Seta. Questa voglia ce l’ho ancora perché mi piace vedere il mondo che cambia lentamente. L’idea di prendere un aereo, come facciamo spesso, e di catapultarci dall’altra parte del mondo in dieci ore di volo, non è la stessa cosa e non ti permette di allontanarti dalle tante bandiere mentali in cui viviamo. Viaggiare a rallentatore, invece, vuol dire proprio questo: rendersi conto che non siamo tutti poi così diversi e che il cambiamento c’è, ma è lento e leggero e man mano che ti sposti puoi notare come mutano le abitudini culinarie e le culture. Noi siamo abituati a utilizzare come linea di riferimento i confini, che altro non sono che limiti territoriali e geopolitici che abbiamo inventato noi uomini, ma in realtà questa rottura improvvisa tra un luogo e un altro non esiste e anche nel viaggio che sto per cominciare avrò la possibilità di apprezzare in un altro continente tutto ciò che c’è in mezzo e non solo dall’altra parte in fondo. 

Usciamo da un periodo davvero difficile per tour operator e viaggiatori professionisti come te. Come è stato dover affrontare la pandemia e le relative restrizioni, sia personalmente che lavorativamente parlando?

È stato davvero complicato da entrambi i punti di vista. Da quello personale è stata una doccia fredda perché mi sono sentito perso molto più di essere dall’altra parte del mondo: stare chiuso in camera a livello psicologico è stato una botta molto forte, che non attutito subito ma c’è voluto del tempo. Perciò, adesso, questo viaggio sarà per me anche terapeutico e mi aiuterà a buttare via delle ansie che sono riaffiorate durante il periodo pandemico. Dal punto di vista lavorativo, invece, peggio che mai perché considera che il nostro tour operator, sivola.it, aveva appena iniziato con i viaggi di gruppo a gennaio 2020 e dopo due mesi hanno chiuso i confini in entrata e in uscita. Siamo poi ripartiti pian piano, sfruttando la nostra capacità di essere on-line, e abbiamo organizzato nel 2021 il primo viaggio per soli vaccinati prima ancora dell’esistenza del Green Pass, che solo dal suo inserimento in poi è riuscito a farci respirare un po’ di normalità. Quindi siamo stati molto bravi con sivola.it a non arrenderci e anzi a ripartire prima di tutti, grazie soprattutto al contatto diretto che c’è tra di noi e chi viaggia con noi. 

Sei originario di Trani, ma da qui la tua vita è del tutto cambiata e ha letteralmente preso il volo. Come mai questa scelta? Un consiglio per i tuoi conterranei pugliesi che vorrebbero intraprendere lo stesso percorso?

A un certo punto della mia carriera universitaria, mi sono trovato davanti a un bivio, in cui dovevo scegliere se continuare gli studi o buttarmi nella realizzazione del mio sogno: portare la gente in giro per il mondo. Ci ho creduto fortemente e ho lanciato questa scommessa a me stesso. Perciò il consiglio che darei – anche se può sembrare banale – è quello di seguire i propri sogni, perché non è mai troppo tardi per cambiare ed è sempre possibile reinventarsi. Capisco perfettamente che i cambiamenti mettano paura, però con il coraggio e la determinazione si possono coronare i propri sogni come ho fatto io. Non so se sono stato bravo o fortunato, o tutte e due le cose, però penso che se ce l’ho fatta io, ce la possono fare anche tutti gli altri. Non bisogna mai arrendersi prima di averci provato e se si fallisce, almeno non si avranno rimpianti. 

In attesa di seguire l’intero viaggio tramite i suoi canali social (@italianyes), la Redazione del CorrierePL augura a Carlo J Laurora un grande in bocca lupo e una buona strada. 

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