Principale Arte, Cultura & Società Prosit! Il vino nel Medioevo

Prosit! Il vino nel Medioevo

Miniatura tratta dal Trattato sui sette vizi, 1330-1340 circa, British Library, Londra

di Claudia Babudri

Il vino è il re della buona tavola. Lo sapevate che nel Medioevo era anche apprezzato per le sue proprietà terapeutiche e medico farmacologiche?
Studi a proposito sono stati condotti da Annalisa Albuzzi  dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). La studiosa ha attinto alle ricerche di Melitta Weiss Adamson, docente alla facoltà di Arti e Studi Umanistici dell’università canadese Western e a testi gastronomici e di carattere medico pratico come i regimina sanitatis.  L’ambito gastronomico e quello medico potevano dirsi un tutt’uno, essendo accostati tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV in virtù della contaminazione tra i due ambiti. Trai i ricettari ricordiamo l’Opusculum de saporibus del medico milanese Maino o Magino de Maineriis  e i Consilia del noto medico fiorentino Taddeo Alderotti  

Il De vinis è il più noto e diffuso trattato medievale sul vino, concentrato di sapere medico, farmaceutico e alchemico. L’opera è stata attribuita ad Arnaldo da Villanova autore anche del Regimen sanitatis, composto nel 1305 per il re d’Aragona Giacomo II.  Del vino si decantavano odore, sapore e gusto, ma anche il colore, il grado di invecchiamento, la virtus (forza) e la substantia (consistenza). Bevanda altamente nutritiva e ricostituente, con le dovute precauzioni, era prescritta dai dottori per le sue proprietà digestive, diuretiche, lassative, espettoranti, lenitive ed euforizzanti. In medicina fu largamente utilizzato per disinfettare le ferite. Ma non solo. Trotula, medica della Scuola Salernitana, oltre ad un sano regime alimentare, consigliava di bere vino anche se a dieta. Inoltre, mescolato o sostituito con acqua dolce, acqua di mare, olio o miele, vino ed aceto erano utilizzati per rendere più appetibili misture a base di erbe o preparati per combattere problemi ginecologici, legati al ciclo mestruale, al concepimento e al parto. 

 Vino e aceto nel Medioevo erano utilizzati anche la preparazione di unguenti contro i pidocchi, tinture per capelli, creme depilatorie, collutori disinfettanti per sbiancare i denti, misture per arrestare l’eccessiva salivazione, combattere nausee e l’alitosi. Nella cosmesi bastava “un panno intinto nel vino, dove sian state fatte bollire foglie di mirtillo” contro il sudore maleodorante o una mistura a base di aceto, sei uova intere e polvere di senape per schiarirsi le lentiggini.

Arnaldo da Villanova, medico e scrittore vissuto tra XIII e XIV secolo, lo consigliava ai malati in sostituzione della carne, in quanto il vino era “bevanda e cibo”. Tommaso del Garbo, medico del Trecento, infine lo raccomandava in tempo di epidemia come bevanda depurativa dall’odore capace di purificare l’aria.

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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