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Una scuola inclusiva

Il nostro Istituto presenta delle peculiarità specifiche tipiche dei professionali, un mondo che negli ultimi tempi, a causa dei vari cambiamenti socio-culturali e non ultime le recenti riforme scolastiche ha bisogno quanto prima di un riposizionamento. I dati statistici inerenti alle iscrizioni sono preoccupanti (meno male che si riesce a manovrare). Il calo demografico è oggettivamente un problema reale, un problema che non può diventare “LA GIUSTIFICAZIONE”, anzi dovrebbe spronare ad intercettare iscrizioni per valorizzare la formazione professionale.

Recentemente, attorno al mondo della scuola gravitano sempre più mondi connessi e interconnessi. La scuola, proiettata nel mondo aziendale per uno scopo sociale, tende quasi per inerzia a reprimere le attitudini e valorizza a tutti i costi l’inclusione. In questo quadro, in cui anche la formazione liceale e tecnica ha subito un’involuzione dettata da una società sempre più futile e svuotata nei valori cardini, le famiglie – anche per rimarcare un ruolo sociale – tendono ad allontanarsi sempre più dall’istruzione professionale, proiettata a contenitore sociale anti-dispersione e al recupero di molteplici situazioni al limite del caso umano, creando inevitabilmente un vuoto formativo che alla lunga influirà sempre più nel tessuto socio-economico e finanziario.

I docenti non hanno mai maturato un senso di categoria. In questo preciso momento storico, vengono svuotati di passione, vedendo svilito quel codice deontologico, in possesso purtroppo di pochi. Una perdita di entità e identità, di crisi dell’io, di pirandelliana memoria, in cui i dirigenti scolastici, diventati sempre più autocrati, trovano terreno fertile. In fondo, fare finta di combattere la dispersione, aggiudicarsi due o tre PON consistenti ed eseguire le direttive degli uffici scolastici non è, de facto, un grande lavoro di inclusività territoriale, ma un mero proseguimento di carriera.

Dirigenti agevolati e protetti da un sistema scolastico sempre più confuso, lavorano spediti e coadiuvati da docenti compiacenti ed ata che si prestano sempre più ad un ruolo fatto di coni d’ombra, su cui dovremmo riflettere e farlo al più presto.

Infine, negli ultimi tempi si parla sempre più di MERITO, una parola disabitata che chiede urgentemente di essere ripopolata con dignità.

Questa non è scuola inclusiva. Questa è la destrutturazione della società, delle tradizioni, della cultura. Minando tali radici dell’istruzione, i ragazzi vengono svuotati da un feroce isolamento ed abbandono e paradossalmente tutto si traduce in un’inclusività di una generazione non istruita e proiettata ad una schiavitù mentale e professionale nel prossimo DOMANI…

L’Idea di SCUOLA

La domanda delle domande è la seguente: il mondo è sempre andato in un certo modo. Cosa posso fare per cambiarlo? E ancora: il DS mi ha interpellato. Tendenzialmente, credo che il compito da eseguire sia funzionale al benessere degli studenti e giovi alla formazione? Si può darsi. Frattanto, accetto ed eseguo, perchè se dovessi rinunciare, potrei essere visto come un boicottatore. E poi, ci sarebbe subito in agguato un collega (sicuramente meno capace), pronto ad eseguire, a prendersi il compenso economico e ad accattivarsi le simpatie del DS.

 

Un’altra scuola

I ruoli, le responsabilità prima delle disposizioni dei dirigenti vanno discussi nel comparto docenti. Parliamo di una categoria culturalmente affidabile, che dovrebbe stabilire alcuni parametri mediante i quali orientarsi ed orientare, fare scelte sinergiche ogni anno per tenere accesa la fiamma dell’istruzione e della curiositas, necessaria in una società sempre più amorfa.

Il benessere lavorativo passa attraverso una condivisione e progettazione collettiva. Ma, non si pensi che la sede più idonea sia il collegio dei docenti! Lo si sa fin troppo bene che è un passaggio di facciata: il gregge di pecore è meno composto di un gruppo di docenti disposto ad esporsi; vivere nell’ombra è sempre più facile e comodo. I DS vanno e vengono, mentre un nutrito gruppo di insegnanti diventa l’anima e il corpo di un Istituto, loro malgrado. Creare un sistema lavorativo, didattico, disciplinare e inclusivo si può e si deve fare…

Il primo passo è capire come la comunicazione e lo stare insieme nella società dell’isolamento imposto da internet sia un valore da non disperdere in modo superficiale. Il collegamento da remoto o il messaggio su whatsapp è più veloce, più comodo e meno faticoso di un incontro in presenza. Ma, la comunicazione è fatta da sguardi, gesti, prossemica e sensazioni. Privati di tale corredo, le pecore saranno addomesticate in modo veloce, indolore e con il sorriso… Abbiamo già finito???Sì… grandi…!

Un’altra scuola parte dal confronto reale e dalla condivisione reale, finalizzati agli apprendimenti e alle nuove sfide che il mondo odierno ci prospetta.

Come organizzarsi…

Sappiamo tutti cosa fare e cosa possiamo fare e per farlo basta abbattere i muri di ipocrisia che attanagliano la categoria (presunta) dei docenti. Vogliamo essere compartecipi di una società friabile e allo stesso tempo pericolosa o vogliamo tornare a lavorare?

No, non si tratta di salvare l’Italia o il mondo. Si tratta di lavorare in un ambiente sereno, sano, propositivo, stimolante per docenti e discenti, apportatore e costruttore di bellezza, di quei valori antichi ma sempre nuovi, per tornare a casa con il sorriso e non con il mal di testa… Per tornare ad alzarsi la mattina con quella voglia eccitante di essere co-costruttori di anime assetate d’incanto, di futuri cittadini pensanti e pensati come, a loro volta, costruttori di felicità.

In poche mosse possiamo ridare a noi stessi una dignità perduta….

Quanti di voi sono d’accordo? Sicuramente, tutti… Scusate, la domanda giusta è: siete pronti a condividere tale iniziativa e tornare a lavorare?

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