Home Cultura & Società Tra pubblico e privato, la storia infinita del teatro Petruzzelli

Tra pubblico e privato, la storia infinita del teatro Petruzzelli

Riceviamo e pubblichiamo

Nella ‘notta magica’ del 31 dicembre di fine 2021, i pugliesi hanno visto in TV il teatro Petruzzelli che era stato scelto, insieme ad altri due teatri italiani, come sede del ‘Capodanno in musica’ condotto da Federica Panicucci e ripreso in diretta su Canale 5, persino quando la serata canterina è stata sublimata da un ‘trenino’ di giovani baresi che correvano lungo la sua platea, del tutto ignari delle proibizioni ministeriali anti-Covid.

A guardar bene, anche tale improvvido gesto si inquadra nelle caratteristiche genetiche del massimo teatro pugliese alla cui base c’è una vera e propria storia infinita, assai contorta, riguardante l’imponente edificio dei fratelli Onofrio e Antonio Petruzzelli ideato e inaugurato nel 1903 dove è tuttora e cioè al largo della marina, su progetto del cognato dei due ricchi commercianti di tessuti di via Melo.

Il progettista fu l’ingegnere comunale Angelo Cicciomessere (cognato dei due perché marito della sorella Maria) il quale volle poi cambiare il suo ingombrante cognome in quello di Messeni mentre andava in giro per l’Europa del tempo a documentarsi dei teatri allora già edificati, come l’Opéra Garnier di Parigi, uno dei primi politeama europei.

E non a caso il Petruzzelli di Bari è architettonicamente un misto tra teatro all’italiana a palchi integrali, e politeama francese á loges.

Come vedremo più avanti, tale caratteristica la si volle travasare anche nei contenuti degli spettacoli che vi si rappresentarono, ma ciò avvenne molto più tardi, negli anni 1979-1991.

Dunque il 29 gennaio del 1896, con rogito del notaio Labriola, veniva stipulato un contratto tra la famiglia Petruzzelli e la amm.ne comunale di Bari che, con apposita convenzione, dava in gratuita concessione il suolo edificatorio per l’erigendo teatro ma con un art. 5 ‘capestro’:

Nel caso che l’edificio crollasse per terremoto, per incendio o per qualsiasi altra causa, il concessionario ed i suoi aventi causa avranno il diritto di rimettere il Politeama nello stato primitivo, purché i lavori siano intrapresi fra un anno e siano completati fra tre a contare dal giorno in cui il crollo sia avvenuto; oppure avranno il dovere di sgombrare il suolo dei materiali e restituirlo libero al Comune fra un anno a contare dal sopra indicato termine“.

Oggi possiamo ben dire che da qui partono tutta una serie di circonvoluzioni che conducono, come vedremo, all’ultima di esse risalente a soli due mesi fa, ed è utile accennare agli impresari privati i quali, a turno e per molti decenni, hanno gestito il teatro previo pagamento di un canone fisso, annuale, che la famiglia proprietaria incassava proprio come si fa per qualsiasi appartamento o edificio dato in locazione.

Gli ultimi di essi in ordine di tempo (il m° Carlo Vitale e il manager cinematografico Ferdinando Pinto) cercarono a loro modo di qualificarne la presenza regionale.

Fu il secondo di essi a dare una notevole svolta durante i dodici anni in cui il suo ‘ente artistico’ (1979-1991) ebbe a gestire il Petruzzelli grazie a proposte spettacolari e quindi a ringiovanirlo “mischiando il pubblico”- come si disse-, pubblico di aficianados delle ugole d’oro in uno con giovani desiderosi di conoscere il nuovo che avanzava volto persino alla sperimentazione e alle avanguardie di musica e teatro.

In tal modo il teatro Petruzzelli non restò solo una sede di trascurabili stagioni liriche o sala di proiezioni cinematografiche, bensì si aprì all’esistente con tutti i suoi spazi che accoglievano spettacoli d’alto livello di musica sinfonica e cameristica, danza classica, jazz, recitals, teatro classico e sperimentale, modern-dance, tutti attuati con interpreti di fama nazionale o internazionale.

A tacer d’altro, ricordiamo le rassegne TeatroDanza, Azzurro, Nell’intina dimora, Lo strumento scordato, FestivalCastello, che videro nascere sul suo palcoscenico, come ‘ringiovanito’ nelle idee e nella loro attuazione, un nuovo e diverso teatro che ritornava alle sue origini contenutistiche, e non solo architettoniche, di grande Politeama.

Possiamo accennare a qualcuno dei protagonisti di quel decennio d’oro 1979-1991). Nomi di spolvero internazionale che vanno da Maurice Béjart, a Pina Baush, da Carolin Carlson, a Dario Fo, Grace Bumbry, Luciano Pavarotti, Carmelo Bene, Eduardo De Filippo, Frank Sinatra, Liza Minnelli, Roland Petit, Jerome Savary, Lindsay Kemp, Franco Zeffirelli, Luca Ronconi, Placido Domingo, Riccardo Muti, Mistislav Rostropovich, Lorin Maazel, Tadeusz Kantor, Mauro Bolognini, Living Theatre, Marcel Marceau, Berliner Ensemble, Eugenio Barba e l’Odin Teatret, Ray Charles, Jerry Louis, Rudolf Nureyev e Carla Fracci.

Al tirar delle somme, furono quelli i dodici anni d’oro di un teatro, di quel Petruzzelli che comunque restava per lo Stato italiano e per il Ministero dello Spettacolo, un teatro di serie B, un teatro Tradizione ex lege 800.

Ma un misterioso e improvviso incendio scoppiato nella notte del 27 ottobre 1991 mise fine a tutto ciò devastando l’edificio storico, ma non del tutto, in quanto le mura esterne e il Circolo dei notabili cittadini (Circolo Unione) resistettero alle fiamme dolose; il crollo della cupola affrescata da Raffaele Armenise ne impedì infatti la completa distruzione che si fermò al foyer distruggendo totalmente la platea e gli ordini dei palchi.

Strano a dirsi, ma quella notte di tregenda seguiva di poche ore una recita dell’opera lirica Norma di Bellini ( a cui aveva assistito come spettatore il presidente Ciampi), una opera che, guarda caso, si conclude proprio con un rogo in cui si immolano per fede e amore la sacerdotessa protagonista e il console romano Pollione.

Passano circa venti anni fino a quando il teatro viene ricostruito nel suo devastato interno ma grazie a danaro totalmente pubblico. Esso passa pertanto di proprietà del Comune di Bari dopo che il Tribunale civile, nell’aprile 2019, respinge le richieste degli eredi Messeni i quali, precedentemente a ‘teatro vivo’ e per almeno due decenni ne avevano anche ‘subaffittato’ gli spazi esterni ad un bar, ad un negozio di abiti, ad un parrucchiere per signora, a lavamacchine e al distributore Chevron di benzina, sminuendone in tal modo la sua storicità legata al mondo della cultura tout-court.

Tutto dunque sembrava in ordine perchè acclarato dalla legge: la Fondazione (pubblica) riconosciuta tale da una legge dello Stato ha continuato ad organizzare e gestire stagioni lirico-sinfoniche sino a quando, recentemente, il 19 novembre 2021, la corte d’Appello di Bari ha ribaltato la sentenza di primo grado restituendo la intera proprietà del teatro alla famiglia dei Messeni Nemagna purchè essa ripaghi allo Stato italiano il costo vivo di un finanziamento erogato per ricostruirne le strutture interne quasi distrutte o danneggiate dall’incendio del 1991. Una somma pari a 42 milioni di euro!!

Bisogna sottolineare che quella che venne e viene chiamata Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari è ancor oggi l’unico soggetto in grado di assumerne la gestione artistica- a seguito della legge 800-Corona del 1967- secondo cui i comuni devono mettere a disposizione degli enti lirici (oggi denominati Fondazioni) i teatri di proprietà comunale per dare seguito alle loro stagioni.

La storia recente ci dice ancora che il Teatro Petruzzelli si è riaperto il 4 ottobre 2009, quasi diciotto anni dopo il rogo, e il 6 dicembre (giorno della Festa di S. Nicola) venne avviata la prima stagione lirica dell’era della rinascita.

Quindi ad oggi il Petruzzelli, insieme al teatro comunale Piccinni, al Margherita e al Kursaal Santalucia, va a formare il cosiddetto Miglio dei teatri di Bari.

Il primo di essi è acclaratamente, come stabilito dalla recente sentenza, un teatro di proprietà privata mentre tutti gli altri tre sono di proprietà pubblica. Sta di fatto che il presidente del Consiglio di indirizzo della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari è Antonio Decaro, sindaco della città metropolitana, sebbene le sue mura restino ancora oggi (e per sempre?) di proprietà privata, nonostante che la sua attività corrente di opere liriche e concerti sinfonici (invero spesso prestigiosi) resti invece pubblica, grazie all’annuale finanziamento statale erogato dal competente ministero, cosa che permette che i suoi dipendenti (circa 130 tra proff. d’orchestra, coro, tecnici e maestranze) prestino la loro preziosa opera artistica a fronte di stipendi mensili, come di norma e come da contratti nazionali.

Ma è cronaca di queste ultime settimane che la annosa questione della proprietà del teatro sia tornata di ‘bruciante’ attualità, è proprio il caso di dire… Come si vede, tutto torna, italianamente, punto e a capo ma secondo quella caratteristica genetica di come e per come l’abbiamo sin qui descritta. Un groviglio difficile da dipanare.

Una storia nella storia, una storia infinita.

Pierfranco Moliterni- già docente di Storia della Musica Moderna e Contemporanea Università ‘A. Moro’ di Bari

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