Principale Politica Taranto – Giochi del Mediterraneo. Polemica sui fondi

Taranto – Giochi del Mediterraneo. Polemica sui fondi

Torna ad accendersi la polemica sui Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026. A rimettere la questione al centro dell’attenzione, le polemiche sulla bocciatura in Senato di un emendamento a firma dei senatori pentastellati Mario Turco e Gianmauro Dell’Olio. Il testo, che avrebbe aggiunto un nuovo articolo alla legge presentata al Parlamento dal Ministro dell’Economia Daniele Franco, mirava a consentire lo stanziamento di 200 milioni di euro «per la riqualificazione, l’adeguamento degli impianti sportivi esistenti nonché la realizzazione dei nuovi impianti previsti nel Masterplan, al Comitato Organizzatore della XX Edizione dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026».

Necessità di un raddoppio

Il comitato organizzatore, il cui insediamento risale ormai ad un anno e mezzo fa, aveva presentato un masterplan che includeva nella lista dei campi di gara un mix di impianti già esistenti (da riqualificare, come lo Stadio Iacovone, o già in corso di riqualificazione, come lo stadio di atletica leggera) e impianti di nuova costruzione (come la piscina olimpica). Già nell’estate scorsa, però, il comitato organizzatore presieduto dal direttore di ASSET Elio Sannicandro aveva chiesto al Sottosegretario allo Sport Valentina Vezzali un raddoppio dei fondi stanziati dallo Stato, per un totale di 200 milioni. La necessità, si spiegò all’epoca, derivava dalla necessità di coprire la penuria di risorse in cui, causa Covid, si erano trovati gli enti locali (Comuni e Regione), i quali avrebbero dovuto contribuire con un sostanzioso apporto alla realizzazione finale. Nel dossier di candidatura presentato a luglio 2019, infatti, si legge che gli enti locali avrebbero dovuto contribuire con 142 milioni di euro totali, a fronte dei 120 garantiti dallo Stato e dei 28 di investitori privati. La richiesta del comitato al Governo mirava a far sì che il Governo si facesse carico della maggior parte del peso della componente pubblica. Il Sottosegretario Vezzali, secondo quanto si riportò all’epoca, assicurò un impegno del Governo a lavorare perché queste risorse aggiuntive fossero reperite. Si pensò subito ad un inserimento nell’ambito del Contratto Istituzionale di Sviluppo, coordinato dal Ministro per il Sud Mara Carfagna. Così non è stato, e nella recente riprogrammazione delle risorse del CIS non si è parlato di queste cifre.

L’emendamento della discordia

E così si arriva all’emendamento presentato da Mario Turco e cassato dal Senato. Si tratta di un fatto estremamente rilevante da un punto di vista politico, se si pensa che Turco, oltre ad essere esponente di spicco del MoVimento 5 Stelle, è anche l’ex delegato al coordinamento del CIPE (il Comitato Interministeriale di Programmazione Economica) e al coordinamento del CIS Taranto. Un atto di “intromissione”, se vogliamo, nel lavoro dei successori nei rispettivi incarichi che a quanto pare non ha raggiunto l’esito sperato, dato che la composita maggioranza che sostiene il Governo Draghi non ha fatto propria la proposta.

Quali conseguenze?

Ora c’è chi addirittura paventa un rischio annullamento per i Giochi. Difficile immaginare che le cose siano così compromesse, dal momento che quella proposta da Turco e Dell’Olio era una riprogrammazione di risorse comunque in gran parte già stanziate. Di sicuro, però, potrebbe esservi un rallentamento in alcuni progetti, se gli enti locali non saranno in grado di reperire i fondi necessari in altro modo.

I prossimi mesi, perciò, saranno già cruciali per capire quante e quali gare si riuscirà a mantenere a Taranto, con il concreto rischio che alcune possano “migrare” verso altri impianti già presenti in Regione e non bisognosi di riqualificazioni consistenti.

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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