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La Costituzione secondo Giancarlo Giorgetti

La chitarra in mano ai cafoni” è un detto foggiano che si adatta perfettamente alle dichiarazioni di un ministro della Repubblica pronunciate nel salotto di Bruno Vespa che appare sempre più come la terza Camera della Repubblica.

Secondo il Ministro “Mario Draghi potrebbe guidare il convoglio anche dal Quirinale”. “Sarebbe un  semipresidenzialismo de facto in cui il presidente della Repubblica allarga le sue funzioni approfittando di una politica debole”.

Giancarlo Giorgetti non è un politico qualunque, è l’uomo forte della Lega, che non può aver formulato un’ipotesi del genere senza l’avallo, tacito o espresso, di Draghi, il cui silenzio al riguardo appare quasi una tacita condivisione del pensiero del ministro.

Non solo Draghi, ma anche il mondo imprenditoriale di Confindustria sembra gradire una soluzione del genere, che ritiene un’ipotesi che rafforzerebbe l’iter delle riforme strutturali del Paese. Ipotesi condivisa da Mario Monti, nominato senatore a vita per presunti meriti tuttora sconosciuti, al quale non dispiacerebbe affatto l’attribuzione, in questa fase, di poteri assoluti a un presidente del Consiglio che si accinge a proporre riforme strutturali messe in pericolo da una politica rissosa, priva di qualsiasi progettualità da realizzare nell’interesse del Paese. Soprattutto, perché, nell’attuale fase, la libertà è un lusso che non ci possiamo permettere. Convinzione che non è isolata, ma trova riscontro anche nel panorama di coloro, politici e sedicenti costituzionalisti, secondo i quali bisognerebbe limitare la libertà di stampa.

Ora, il leghista Giorgetti è un ministro della Repubblica che ha prestato il giuramento di essere fedele alla Repubblica e di osservarne la Costituzione. La quale, è opportuno sottolineare, è RIGIDA, e non consente revisioni se non nelle forme e secondo le modalità dettate dall’art. 138.

Ciò significa che nessuna modifica è possibile, neanche per legge ordinaria. Figurarsi, poi, se un pincopallina qualsiasi, pur se ricopre le vesti di ministro della Repubblica, possa attribuire poteri al presidente della Repubblica che la Costituzione non prevede.

Quello che più mi scandalizza è che nessuno abbia proposto una mozione di sfiducia nei confronti di un ministro che ha platealmente sconfessato il suo giuramento prestato a norma dell’art. 93 della Costituzione.

Al riguardo è opportuno precisare che la Costituzione attribuisce al presidente della Repubblica precisi poteri tra i quali non sono contemplati quelli del presidente del Consiglio. Figurarsi, poi, attribuire al presidente della Repubblica poteri di governo da esercitare attraverso un RE TRAVICELLO.

Raffaele Vairo

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