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Quel ribollir di storia e antifascismo

Quel ribollir di storia e antifascismo

di Evelyn Zappimbulso

L’emergenza per il pericolo fascista è durata fino al 18 ottobre, quando si sono chiuse le urne a Roma, Torino e Trieste. Poi il tremendo pericolo è cessato e si è tornati alla normale demonizzazione quotidiana del medesimo.

Quando avviene un assalto demente e furente come quello accaduto circa due settimane fa alla sede della Cgil, i colpevoli sono di due tipi: chi lo compie e chi non lo impedisce, pur potendo. Invece, a leggere i giornali e a sentire i media, la colpa storica, preistorica e protostorica è di Mussolini e del suo regime. E la colpa politica, militante ed effettiva è di Giorgia Meloni e del suo partito. E sullo sfondo, di tutti i milioni d’Italiani che la votano, anzi che votano sia lei che Salvini e il centro-destra, correo per estensione e complicità. La sequenza alla vigilia del voto amministrativo è stata palese: il barone nero a Milano e i relativi fondi neri a Fratelli d’Italia, la scoperta dell’antisemitismo nel mite candidato a sindaco di Roma e infine l’assalto consentito alla sede della Cgil, perfino negoziato con la polizia, nel frattempo impegnata con i suoi infiltrati e no, a picchiare i manifestanti pacifici e a seminare tensione. Ma guarda la combinazione, che sequenza impressionante, sembra un promo per la campagna elettorale. A chi danneggia l’assalto alla Cgil? Alla Meloni e alla sua destra.

Con l’attacco di sabato le sinistre e i loro alleati hanno colto due piccioni con una fava: hanno infatti colpito e criminalizzato i manifestanti green pass e tutti i no vax e insieme la Meloni e tutti i suoi simpatizzanti, elettori e alleati.

La saggezza cinese del sistema recita: la destra calante va trattata con tolleranza, la destra crescente è un pericolo costante e va colpita. È tutto un peana sui giornali alla buonanima di Fini che portò la destra a suicidarsi tra gli applausi dei media.

Il rapporto che c’è tra i caporioni della rivolta, tra i quali bisogna distinguere tra velleitari estremisti e veri facinorosi, e la destra politica, è in fondo lo stesso che c’è tra gli ultras della curva e i calciatori di una squadra. Se i primi sono esagitati e aggressivi, la colpa non è di chi gioca in campo. Gli ultras giocano un’altra partita sugli spalti, non vedono la partita, anzi i loro capi di solito danno le spalle al campo, sono presi da altro. Vi ricordate Genny a’carogna a Napoli, tutto preso a organizzare la tifoseria, con le spalle alla partita? L’unica incidenza che possono avere con le loro azioni sugli spalti o per le strade è far squalificare il campo della squadra a cui tengono. Sono dunque i principali nemici della loro squadra del cuore. Anzi, l’unica differenza tra gli ultras delle curve e gli esagitati dell’estremismo è che i primi almeno tengono alla loro squadra, pur danneggiandola, i secondi nemmeno, anzi si reputano rivali della stessa, ritenuta vigliacca, asservita, traditrice. Pensano che menando le mani e urlando nei megafoni si abbatta il Sistema globale. E del sistema che vogliono abbattere, come si è visto sabato l’altro, sono i migliori alleati. Qualcuno di loro magari lo fa apposta, è mosso dagli stessi agenti.

L’intera vicenda può essere riassunta con un titolo famoso di Konrad Lorenz, l’etologo: “Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?” Il principio, infatti, è il medesimo. Se quattro scalmanati attaccano, senza ostacoli, la sede della Cgil, l’effetto lo subiranno nell’ordine: i diecimila manifestanti di piazza che erano al 99% totalmente estranei; i milioni d’italiani che non vogliono l’obbligo del green pass; la destra romana e il loro candidato sindaco; l’intera destra italiana con la loro leader e i milioni di cittadini che la votano; gli alleati della destra italiana e i milioni di cittadini che la votano. Ecco il danno dei “cento farfalla” a tutto il pianeta destra. E il bello è che lo si sa in anticipo, quando si compie l’assalto. Un gesto del genere non sconfigge né scalfisce la Cgil, la sinistra, il governo, il sistema mondiale, come loro dicono; ma permette ai medesimi di risorgere, di sfruttare politicamente l’evento, di reprimere e condannare, di sentirsi, loro che sono al potere, martiri e vittime niente meno che del nazifascismo. E non si capisce poi perché proprio la Cgil come obbiettivo, forse solo perché era più a portata di mano. Vedere un energumeno “nero” in sede vicino al ritratto del grande Peppino Di Vittorio, costringe a una scelta: e tra i due scelgo il compagno sindacalista e combattente, interventista volontario. Mille volte. Quella brutta voglia di menare le mani, quel narcisismo manesco che cerca megafoni e attenzioni, quella ridicola convinzione che si possa cambiare il mondo semplicemente alzando le mani su qualcosa o su qualcuno… Quello sfascismo sborone da curva sud nulla ha a che vedere con la storia, la politica, i popoli, le idee.

Infine un pensiero a quelli che vogliono ancora campare sul pericolo fascista, dopo aver tradito il proletariato, la lotta al capitale e alla borghesia, la rivoluzione. Ma non vi vergognate neanche un po’ ad accusare il fascismo, la destra e mezza Italia che la vota, per le violenze che sono state permesse a un manipolo di scalmanati? Non vi sentite miserabili ad attaccarvi a questo, nel momento in cui la politica, voi in testa, vi riduce al ruolo di comparse, macchiette e maggiordomi. Voi cercate un minimo profitto politico-elettorale immediato, agitando l’antifascismo…

Da non antifascista mi indigno, ma se fossi antifascista mi indignerei ancora di più.

Evelyn Zappimbulso Vice Direttore Corrierepl.it

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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