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Una lettera di una ragazza di San Marzano di San Giuseppe non vaccinata: “Vorrei vaccinarmi, ma non ho la macchina per raggiungere l’hub vaccinale”

Oggi vi raccontiamo la storia di C.C., una ragazza 29 enne, che abita a San Marzano di San Giuseppe.

Sfortunatamente non è ancora riuscita a fare la prima dose per motivi logistici e nel suo Paese continua ancora a essere vittima di giudizi. Ad oggi non riesce a recarsi all’hub vaccinale situato a Manduria, perché non è automunita. Con questa lettera desidera non solo sfogarsi, ma anche chiedere una mano per vaccinarsi. Chiunque desideri aiutarla può mandare un’email al seguente indirizzo gufo20@hotmail.it , indicando nome e cognome, numero di cellulare. Chiediamo di condividere questo articolo il più possibile, in quanto vaccinare non può che essere un atto di amore, una possibile speranza per ritornare alla normalità.

“Buongiorno,

Mi chiamo C.C. sono una ragazza di 29 anni, sono della provincia di Taranto. Scrivo questa lettera per esprimere uno sfogo sulla situazione vaccino, in particolare sulla diatriba “pro-vax”, “no-vax”, in quanto da diverso tempo mi sento vittima di accuse.

Ci tenevo a precisare che ho dovuto disdire la prenotazione del vaccino non per mia scelta.

La prima volta è successo a causa di una sinusite molto forte (22 agosto), il medico curante mi ha sconsigliato di fare il vaccino il giorno 27 agosto, perché aveva dubbi se l’aerosol fosse stato efficace a risanare l’infezione respiratoria, in caso contrario mi avrebbe prescritto l’antibiotico. Per fortuna dopo 10 giorni di cicli di aerosol sono guarita dalla sinusite, non avevo bisogno dell’antibiotico dopo che il medico mi aveva visitata, potevo fare benissimo il vaccino. Ma purtroppo non sono riuscita a vaccinarmi per motivi logistici. Una signora gentilissima, l’unica, che si è offerta, non mi poteva più accompagnare all’hub vaccinale, per motivi personali e lavorativi (il giorno 27 agosto era disponibilissima proprio quando mi era venuta quella maledetta sinusite).

Successivamente ho fatto diversi tentativi, ma sono stati vani. Ho chiesto aiuto ai vicini di casa, ma non potevano accompagnarmi. Non ho più parenti o meglio ci hanno abbandonati dopo la perdita di mio padre. Non ho amicizie, non abbiamo amicizie di famiglia o meglio ci sentiamo a disagio anche a chiedere favori sia che io e sia che mia mamma. Non possiedo un’automobile per motivi personali ed economici perché non ho un lavoro dove potevo anche includere le spese del veicolo. I miei fratelli abitano lontano, non hanno spazio di fare favori del genere.

La gente mi consiglia spesso di risolvere la situazione diversamente e prendere l’autobus, ma purtroppo l’orario non risulta coinciso, inoltre andare da sola è per me preoccupante, in quanto sono ipocondriaca, semplicemente desideravo una sana compagnia che mi avrebbe dato forza, qualora avessi manifestato effetti collaterali comuni o meno comuni, tralasciando gli effetti non mi andava di prendere l’autobus anche perché non me la sentivo di far stare col pensiero mia mamma in caso non arrivassi.

Mi sono vista esclusa da tutti, come se questo mio DOVERE non è arrivato o non deve mai arrivare o come se il vaccino mi dovesse devastare.

Mi sento male se un giorno mi dovessero chiamare a lavorare in una scuola, perché ho fatto la domanda ATA. Mi sento esclusa perché penseranno che sono una NON VAX, essere vista come “un ebreo non circonciso”, che se non ho il vaccino o un marchio, non posso accedere nei luoghi d’interesse, intrattenimento, ristoro e altri beni fattori e di fabbisogno. Questo è il mio disagio, sicuramente ci sono persone che vivono situazioni più spiacevoli e miserabili della mia, ma volevo solo dire che spesso si giudica qualcuno senza nemmeno sapere la storia.”

Questa storia insegna che ci sono molte persone che vorrebbero vaccinarsi, ma sono impossibilitate per diverse ragioni: senso di paura psicologica che prevale, motivi logistici di spostamento, problemi di salute in contemporanea. Prima di etichettare qualcuno accertiamoci di conoscere il suo vissuto.

Se solo riuscissimo a venire a conoscenza di storie simili all’esperienza descritta, riusciremmo a vaccinare molto più velocemente e aumentare la percentuale di vaccinati.

Annamaria Iannelli

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

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