Principale Estero I talebani sono entrati a Kabul: “Transizione pacifica”

I talebani sono entrati a Kabul: “Transizione pacifica”

I talebani sono entrati a Kabul: “Transizione pacifica”. Pronto il passaggio dei poteri.


Gli studenti coranici hanno preso il controllo dell’Università ma assicurano che non useranno la forza: stiamo negoziando, chi vorrà uscire dalla città potrà farlo in sicurezza. Le donne saranno portate in aree protette. Il presidente Ghani pronto a dimettersi per consentire la formazione di un governo ad interim a guida talebana.

La trattativa

I talebani sono entrati a Kabul ma stanno trattando per una presa del potere morbida. “La transazione sarà pacifica”, assicurano. Una posizione confermata dallo stesso ministero dell’Interno del governo afghano.

Forti le rassicurazioni da parte degli studenti coranici sulla loro volontà di non usare la forza: “Stiamo negoziando una transizione di potere”. Il loro leader, che si trova a Doha, in Qatar, ha ordinato ai combattenti di non usare violenza e di evitare morti e feriti.

Kabul, Bagram e Jalalabad

La rapida evoluzione della situazione avviene a nemmeno 24 ore dalla dichiarazione del portavoce del Pentagono, John Kirby, secondo cui la capitale afghana non affrontava una “minaccia imminente”, i talebani sono già a Kabul. 

Nella notte sono cadute anche Bagram e Jalalabad, portando a 26 il numero complessivo di capoluoghi finiti sotto il controllo talebano. 

Nel Nord-Ovest i miliziani si sono impadroniti di alcune postazioni di sicurezza del distretto di Paghman, un importante snodo della rete elettrica. Poco dopo su Kabul è calato il buio totale. È quindi probabile che i ribelli siano partiti da Paghman, che dista circa 20 chilometri dall’aeroporto internazionale, per sabotare le linee di alimentazione e provocare un blackout.

La prigione di Pul-e-Charki

A Est, a una decina di chilometri dal centro della capitale, è stata invece espugnata la prigione di Pul-e-Charki, la maggiore dell’Afghanistan. I 5 mila detenuti sono fuggiti ed è presumibile che in molti si siano uniti ai talebani. A Sud è concentrato un altro contingente di islamisti che nel pomeriggio ha preso il controllo del distretto di Char Asyab.

I talebani sono entrati a Jalalabad, capitale della provincia afghana di Nangarhar, ha affermato su Twitter il portavoce dei guerriglieri, Zabihullah Mujahid. I miliziani “avanzano verso le sedi delle autorità provinciali” e hanno preso “il quartier generale delle forze di sicurezza”, ha sottolineato il portavoce, dando conto in due tweet di altrettante conquiste: Ghani Khel e Surkhrud, anch’esse nella provincia di Nangarhar. In tutti e tre i centri i guerriglieri, afferma il loro portavoce, non hanno incontrato resistenza. “Ci siamo svegliati questa mattina con le bandiere bianche dei talebani che sventolavano dappertutto”, ha raccontato un residente all’AFP. La conquista di Jalalabad consente il controllo delle arterie stradali che conducono al Pakistan. 

Le dimissioni del presidente Ashraf Ghani

Fonti di intelligence danno per imminenti le dimissioni del presidente Ashraf Ghani, che poche ore fa ha sentito il segretario di Stato Usa, Antony Blinken. I tre elicotteri che, secondo Al Arabiya, sono atterrati nel suo palazzo potrebbero essere stati inviati per prelevarlo prima che sia troppo tardi.

Le nazioni straniere si stanno affrettando ad allontanare il loro personale diplomatico da una Kabul che, lasciata al suo destino, sembra avere le ore contate. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha portato da 3 mila a 5 mila i militari inviati per l’evacuazione dei dipendenti dell’ambasciata Usa. Il volo della Royal Air Force per riportare a Londra l’ambasciatore britannico dovrebbe invece partire nelle prossime ore.

L’Italia

Di fronte alla rapidissima avanzata dei ribelli, l’Italia ha avviato le procedure per predisporre il rientro in italia del personale dell’ambasciata a Kabul. L’ambasciata italiana a Kabul ha inviato una mail ai connazionali in Afghanistan invitandoli a rientrare. “Facendo seguito agli inviti formulati a lasciare il Paese” e “visto il grave deterioramento delle condizioni di sicurezza, viene messo a disposizione dei cittadini italiani un volo dell’Aeronautica Militare nella giornata di domani 15 agosto alle ore 21.30 circa dall’aeroporto di Kabul. Le formuliamo l’invito a lasciare il Paese con questo mezzo”.

La posizione degli Stati Uniti

Nella serata di ieri il presidente degli Stati Uniti, Joe Bide, ha annunciato l’invio di 5 mila soldati per supportare l’evacuazione del personale diplomatico americano. Evacuazione che è già cominciata questa mattina. Il segretario di Stato Antony Blinken ha avuto una conversazione con il presidente afghano Ghani per valutare l’escalation dell’avanzata degli insorti.

Biden ha promesso ai talebani lanciati alla conquista di Kabul, una “risposta forte e rapida” se verranno colpiti gli interessi statunitensi. Il presidente è tornato a difendere la sua decisione di ritirare tutte le truppe dal Paese. “Sono stato il quarto presidente a presiedere su una presenza militare in Afghanistan, due repubblicani, due democratici. Non vorrei passare, e non passerò, questa guerra a un quinto”, ha dichiarato Biden dopo una riunione del team di sicurezza nazionale.

“Quando sono entrato in carica, ho ereditato un accordo stretto dal mio predecessore che lasciava i talebani nella posizione militare più forte dal 2001 e imponeva alle forze Usa un termine il 1 maggio 2021”, ha aggiunto Biden, “mi sono trovato di fronte a una scelta: portare avanti l’accordo, con una breve estensione per consentire l’evacuazione sicura delle nostre forze e di quelle dei nostri alleati, o aumentare la nostra presenza e inviare altre truppe americane per combattere ancora una volta nel conflitto civile di un altro Paese”.

Donald Trump

Donald Trump è tornato ad accusare Biden. Quest’ultimo non avrebbe “seguito il piano” definito dalla precedente amministrazione per il ritiro dall’Afghanistan, e ha indicato quanto accade in queste ore a Kabul un “completo fallimento a causa della debolezza, incompetenza e totale mancanza di coerenza strategica” del presidente americano. “Si è arreso all’Afghanistan – ha scritto l’ex presidente in una nota – piuttosto che seguire il piano che la nostra amministrazione gli aveva lasciato, un piano che avrebbe protetto la nostra gente e le nostre proprietà, e assicurato che i talebani non si sarebbero mai sognati di prendere la nostra ambasciata o fare da base a nuovi attacchi all’America”. “Dopo che avevo sconfitto l’Isis – ha aggiunto Trump – avevo creato un deterrente credibile. Quel deterrente è andato. I talebani non hanno più paura o rispetto per l’America, o del potere dell’America. Che disgrazia sarà quando i talebani alzeranno la loro bandiera sopra l’ambasciata americana a Kabul”.

AGI – Agenzia Italia 

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

Radici 

 

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