Il terrorismo islamico è ovunque

Il terrorismo islamico è ovunque

Non è solo in Iraq e Siria ma si annida anche nei social network. Forse ci vorranno anni ed anni prima di debellarlo. Con la pandemia abbiamo assistito ad una tregua.

Niente assembramenti e perciò niente attentati. Ma probabilmente purtroppo riprenderà tutto come prima. Il terrorismo riesce sempre a reclutare giovani estremisti che odiano noi occidentali, che non comprendiamo l’estremismo islamico perché oggi in Europa nessuno ucciderebbe in nome di Dio: piuttosto qui si uccide per motivazioni molto più “egoistiche” come il movente passionale o il denaro.

L’Occidente è sempre più laico e secolarizzato. Marx, la sinistra hegeliana, Nietzsche e Freud hanno colpito le radici del cristianesimo.  Il fanatismo religioso perciò non possiamo più comprenderlo, ma questo non significa assolutamente che siamo superiori eticamente; in noi semplicemente albergano altre forme di fanatismo.

Non comprendiamo il suicidio che diviene strage e che consentirebbe  l’ingresso nel paradiso e la disponibilità di vergini. Quindi non  sono la povertà e la disperazione che hanno portato questi giovani a compiere simili gesti. Spesso erano nati e cresciuti in Europa ed avevano un lavoro come milioni di loro coetanei. Le istituzioni mettono blocchi di cemento, dispositivi di sicurezza in plastica e fioriere a protezione delle aree pedonali per difenderci dagli attentati con i camion.

La polizia ad alcuni eventi controlla tutti con i metal detector.  In nome dell’ordine e della sicurezza stiamo rinunciando progressivamente alle nostre libertà e alle nostre bellezze.  In piazza San Carlo a Torino, anni fa, per la finale di Champions League abbiamo avuto la dimostrazione di cosa possa fare il panico: una giovane donna morta, centinaia di feriti calpestati nella calca.

Qualcuno aveva gridato che c’era una bomba e tutti si sono messi a scappare; in pochi istanti è scoppiato il caos. Per comprendere l’irrazionalità e l’emotività di ciò che accade in certi frangenti basta leggere “Psicologia delle masse e analisi dell’io” di Freud. In una folla basta niente per scatenare la paura e la fuga. Le forze dell’ordine possono fare ben poco. Forse in questi casi la prevenzione è più efficace della repressione. Comunque la massa può diventare sempre incontrollabile, ingestibile, imprevedibile.

Forse una volta debellato il Coronavirus tutto ritornerà come prima. I terroristi ci hanno messo addosso la paura di frequentare i luoghi pubblici delle città: all’estero hanno colpito persone che camminavano pacificamente nei viali pedonali. Possono colpirci ovunque: in un ristorante, in un supermercato, in un luogo di culto, ad un concerto, allo stadio. Statisticamente è più probabile morire in un incidente di auto o di un malore che essere uccisi dall’Isis, ma la nostra psiche di fronte alle immagini viste continuamente in televisione resta comunque vulnerabile ed indifesa. La psicologia cognitiva ci insegna che molto spesso valutiamo la probabilità che si verifichino degli eventi in base al loro impatto emotivo e alla facilità o meno di ricordarli.

Ad esempio pensiamo che la probabilità di morte in incidente aereo sia più elevata che in automobile, mentre oggettivamente è il contrario. Questa distorsione cognitiva è nota come euristica. Molti sono colpiti nella parte più ancestrale ed atavica della loro psiche. Si sentono sotto attacco e la loro reazione è istintiva e primordiale: paura ed odio nei confronti dello straniero, che viene identificato come nemico.

Alcuni si sentono aggrediti e perciò aggrediscono. Siamo più fragili perché la civiltà, che organizza la vita sociale e reprime gli istinti, è messa a dura prova e viene talvolta destabilizzata. Le fondamenta su cui poggia la nostra democrazia sono instabili. Non ci sono meccanismi di difesa intrapsichici che tengano.

L’Occidente ormai è in preda a una perenne isteria di massa, a una persistente crisi psicotica collettiva. Ma tutto ciò è solo una delle possibili spiegazioni della xenofobia presente in Europa e non certo una giustificazione. L’amara realtà è che il terrorismo, una volta debellato il Coronavirus, condizionerà di nuovo le nostre abitudini e le nostre vite. L’amara realtà è che dobbiamo superare i blocchi emotivi che ci tengono prigionieri e la cosiddetta paura della paura. La cosa forse che ci incute più terrore è che gli attentatori non hanno alcun tratto distintivo particolare.

Chiunque può essere sospetto. Una volta finita la pandemia probabilmente riprenderà la psicosi collettiva.

Nel caso dei kamikaze (islamici) i risultati delle ricerche degli psichiatri sono contrastanti. Secondo lo psichiatra Corrado De Rosa i terroristi islamici sono quelli a più basso tasso di psicopatologia.

Non sappiamo ancora se hanno problemi di personalità, psichici o meno con certezza. I serial killer occidentali, anche nei casi di omicidio-suicidio, nella stragrande maggioranza dei casi sono disturbati. I semplici suicidi in Occidente sono quasi tutti depressi. I kamikaze islamici non fanno testo.

Diciamo quindi che questi casi rappresentano un’eccezione e sfuggono alle nostre categorie di spirito e pensiero. Sfuggono anche alle classificazioni psichiatriche occidentali perché si tratta di un’altra cultura ed un’altra mentalità.

Bisogna sempre ricordarsi a riguardo che la psichiatria non è una scienza esatta. Molto spesso non si basa su riscontri oggettivi ma la diagnosi viene fatta in base alla descrizione dei sintomi del paziente.

Lo psichiatra non può fare altrimenti. Paradossalmente un goliardico potrebbe recarsi da cento psichiatri diversi, descrivere ogni volta sintomi diversi e di conseguenza farsi diagnosticare tutti i disturbi del DSM.

Il kamikaze non solo è imprevedibile, ma non può neanche essere compreso dalla nostra logica occidentale.

Comunque neanche i musulmani, che non sono nati in Occidente, a malapena capiscono le crociate, il colonialismo, lo sfruttamento selvaggio delle risorse dell’Africa da parte nostra, la malintesa esportazione della democrazia, le nostre aziende occidentali che vendono armi a terroristi e dittatori, l’imperialismo, le multinazionali che delocalizzano e sfruttano il lavoro minorile, la mancanza di aiuti economici e sanitari da parte del primo mondo al terzo mondo, bambini africani lasciati morire di fame da parte del ricco Occidente.

Con questo non voglio giustificare il terrorismo islamico e nemmeno fare il terzomondista dell’ultima ora, però ogni tanto bisognerebbe guardare la realtà da più punti di vista. Molto spesso è stato lo stesso Occidente ad armare i terroristi perché per noi occidentali regna incontrastata la logica del profitto su tutto e su tutti.

Sono innocenti sia i civili arabi morti sotto i bombardamenti degli occidentali che le vittime del terrorismo islamico. Anche questo dovremmo ricordarcelo sempre. Con questo non voglio giustificare i terroristi. Però il principio della sacralità della vita umana dovrebbe valere dappertutto.

Ma ciò non dipende da noi cittadini comuni: una ristretta cerchia di finanzieri e politici governa il pianeta e sfrutta le popolazioni. I ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sono sempre più poveri. C’è un enorme concentrazione di ricchezze e di potere nelle mani di pochi. Il marxismo è desueto. Il comunismo ha fallito dappertutto. Tutti a parole sono diventati liberali, ma nessuno mette in pratica i principi liberali e domina il capitalismo selvaggio.

È rimasta soltanto quella che Gaber e Luporini chiamavano “la dittatura imposta dal mercato”. Per il resto tutto continua a procedere per inerzia.

Davide Morelli

Redazione

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