Erboristeria delle Lettere. Ti penso…pensami!

Erboristeria delle Lettere. Ti penso…pensami!

di Anna Rampini

Il pensiero corre alla festa della mamma e a me bambina che, uscita di chiesa, correvo dalla fioraia Margherita per prendere un vaso di viole per mia madre. Mi piaceva regalarle quei fiori teneri e minuti, che in un’unica corolla racchiudevano diverse tonalità di viola e, a volte, anche di giallo.

Riflettendoci oggi, forse, è per questo che il nome “viola” evoca la facoltà più alta dell’uomo, quella del pensiero.

Intorno a questo fiore sono nati miti e leggende in ogni parte del mondo, ma è nella mitologia greca che troviamo il racconto più coinvolgente sull’origine della viola del pensiero.

Demetra, dea della terra produttrice e delle messi, avesse una figlia di nome Persefone. Un giorno Ade, dio dell’oltretomba, vide Persefone, se ne innamorò e decise di sposarla.

Demetra si oppose al matrimonio. Ade, in tutta risposta, rapì la giovane intenta a raccogliere dei fiori in un campo.

Demetra disperata vagò nove giorni e nove notti alla ricerca della figlia e la terra cadde nella desolazione: le piante iniziarono a morire e ogni angolo della terra fu colpito dalla carestia.

Zeus, allora, inviò Ermes, il messaggero degli dei, a parlare con Ade per riportare Persefone da sua madre.

Il dio dell’oltretomba cedette, a patto che Persefone rimanesse quattro mesi agli Inferi e il resto dell’anno, tra la primavera e l’autunno, tornasse da sua madre. 

Demetra, felice della buona notizia, rese la terra nuovamente fertile e feconda.

Come promesso da Ade, all’inizio della primavera, Persefone tornò nel mondo dei vivi e la terra l’accolse creando per lei dei piccoli fiori mai visti prima, delicati e vellutati come i suoi occhi, dei veri “pensieri d’amore”: erano le prime viole del pensiero.

Da allora questi bellissimi fiori dai petali blu, viola e gialli ritornano puntuali ogni anno, in primavera, per festeggiare Persefone, e la rinascita della natura sulla terra.

Le viole appartengono alla famiglia delle Violaceae, comprendente circa 400 specie diverse. Fioriscono in primavera con svariati colori e sono diffuse in Europa, nelle zone tropicali e nelle Americhe.

Nel linguaggio dei fiori, la violetta è sinonimo di timidezza, modestia, pudore, innocenza e riservatezza, forse dovuto alla sua particolarità di crescere, celata tra l’erba, in zone ombrose.

Per il suo stare in gruppi ma isolata in luoghi nascosti, è considerata simbolo di meditazione.

Donare una viola significa “ti penso…pensami” e, probabilmente da qui, nasce l’uso di essiccare questo fiore inserendolo nelle pagine di un libro.

Nel corso dei secoli, poeti e scrittori non rimasero insensibili al fascino della viola; tra questi  William Shakespeare, che in Sogno di una notte di mezza estate, la sceglie come propiziatrice d’amore, per mettere in moto l’intrigante meccanismo della sua commedia.

Infatti nell’Atto II Scena I, Oberon ordina a Puck,  suo aiutante, di trovare una viola del pensiero per creare una potentissima pozione capace di far sì che, aprendo gli occhi, il malcapitato o la malcapitata di turno s’innamorasse alla follia della prima cosa o persona che vedeva: 

…Però osservai dove il dardo di Cupido finì;

cadde su un picciol fior d’occidente, allora

candido come il latte ed ora rosso d’amorosa piaga

Viola del Pensier lo chiaman le fanciulle.

Trovami quel fior. Un dì te ne mostrai la pianta.

Il succo suo, stillato su ciglia dormenti,

farà uomo o donna delirar d’amore

per qualsiasi creatura il loro occhio contempli. 

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Redazione

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