Gli Anni Cinquanta, la ripartenza della scuola nel dopoguerra in Calabria: ricordi e annotazioni

Gli Anni Cinquanta, la ripartenza della scuola nel dopoguerra in Calabria: ricordi e annotazioni

di Domenico Logozzo *

GIOIOSA JONICA -, la parità di genere, la forza delle donne, la “conquista femminile” di pantaloncini e maglietta solo per l’ora di ginnastica, il valore dell’amicizia. Una foto, tanti racconti di vita nella Calabria che cercava di rialzarsi. Era il 27 febbraio 1957. Foto di gruppo della IV A dell’Istituto Tecnico Commerciale di Siderno, con tante mie care amiche e tanti miei cari amici di Gioiosa Jonica. “Seguendo anche il suggerimento di Annamaria Alvaro, che ci teneva ad avere notizie delle ex compagne e degli ex compagni di scuola, questa foto l’ho pubblicata su Facebook”, mi dice Luana Totino, quando la contatto dopo avere guardato quella immagine con maggiore attenzione, rispetto a quando Luana l’aveva messa su Facebook, il 23 luglio 2012.

“Che bella classe e quanti ricordi bellissimi!”, aggiunge. “Quelli erano, sì, giorni di sacrifici ma anche di tanta allegria”, commenta sempre su Facebook un’altra delle “ragazze della IV A”, Edera Saggiorato, amica intima di Luana: “Siamo come due sorelle, dai tempi della scuola. Io non avevo sorelle, lei non aveva sorelle. Si è creato tra di noi un legame affettivo direi famigliare, come due vere sorelle. Legame fortissimo, mai interrotto, anche se viviamo in regioni lontane”.

Brave e belle ragazze. Erano anni in cui bastava poco per essere felici. Luana ricorda la prima gita scolastica. “Frequentavamo l’ultimo anno dell’Istituto Tecnico Commerciale di Siderno. La scuola aveva organizzato una gita. Non come quelle che fanno ora i nostri figli, che vanno all’estero per una settimana. Noi siamo andati in Sila, destinazione Lago Ampollino-Villaggio Mancuso. Siamo partiti in pullman al mattino presto, con la nostra borsa carica di panini e siamo rientrati la sera, divertiti felici e pieni di entusiasmo. Si gioiva per poco”.

Edera Saggiorato commentava ancora: “Che belli che eravamo e soprattutto tanto giovani”. Sulla pagina Facebook aveva anche lanciato un appello: “Chissà se qualcuno dei nostri compagni o delle nostre compagne si riconosce e si fa vivo”. E’ certamente una foto molto significativa che si inserisce senza alcun dubbio nella storia della ripartenza scolastica dopo la guerra, racconta “come eravamo”, con tante ragazze e tanti ragazzi protagonisti. Belle intelligenze che hanno fatto molta strada. Idee chiare. La cultura del fare. Voglia di affrontare le sfide, mettersi in gioco, con ottimismo. Tante speranze, tanti sacrifici, tanti risultati positivi.

Entrati nel mondo del lavoro, sia le ragazze che i ragazzi si sono fatti apprezzare, ricevendo importanti riconoscimenti e incarichi prestigiosi per la loro preparazione e serietà professionale. In Calabria e fuori dalla regione. Davvero una bella squadra, cresciuta bene, grazie anche ai docenti molto bravi. Stima e rispetto reciproco. Affiatati, legati da amicizia vera e sincera. Che appunto ho potuto constatare anche attraverso i contatti che ho avuto in questi giorni con alcune delle “ragazze della IV A”.

Osservo ancora la foto e scrivo a Luana: “Eravate tutte ragazze con la stessa… “divisa”, con il grembiule. I giovanotti con la giacca”. Lei mi risponde: “È vero noi ragazze eravamo con la divisa come in collegio. Dovevamo portare il grembiule nero e il colletto bianco necessariamente, mentre i ragazzi non erano obbligati a portare la giacca”. Ragazze che, grazie alla giovane insegnante di educazione fisica, erano riuscite ad ottenere quella che Luana Totino definisce “una grande conquista femminile”. Ribadisco che quelle della “IV A” erano ragazze con tanta capacità di incidere sul cambiamento reale, andare oltre, anche se negli Anni Cinquanta era ancora molto lontana la parità di genere, dopo che nel 1946 le donne italiane sono andare a votare per la prima volta.

“E qualcosa di nuovo l’abbiamo fatta noi della IV A”, mi scrive Luana. Racconta: “La giovane insegnante di educazione fisica ci ha suggerito, per essere più sciolte nei movimenti, di indossare i pantaloncini bianchi, con una maglietta bianca, però solo e soltanto durante la sua ora di lezione. Il suggerimento è stato subito accolto. Poteva sembrare anche questa una “divisa”, ma per noi ragazze era stata una grande conquista femminile”.

Piccolo ma incoraggiante segnale di cambiamento possibile. Le donne una risorsa importante. Nel 1948 lo scrittore Alberto Savinio, fratello minore di Giorgio De Chirico, dopo un viaggio compiuto in Calabria, sosteneva che “la presenza attiva della donna nella vita sociale non solo arricchisce e migliora la vita sociale: migliora l’uomo”. Evidenziando che “nei momenti di civiltà più alta, la donna è più presente, più partecipe alla vita sociale”.

E Corrado Alvaro nel 1953: “La donna è il personaggio più importante ed autentico della Calabria”. La forza delle donne evidenziata da Savinio e dallo scrittore di San Luca non è stata mai compiutamente valorizzata e utilizzata. Tante promesse “acchiappavoti”, troppe non mantenute. In pratica non è stato dato seguito con i fatti alle parole di Alvaro e del fratello di De Chirico.

Sbagliando. Purtroppo la parità in Calabria e in Italia non è stata ancora pienamente raggiunta in ogni settore della vita sociale, economica, occupazionale, culturale e politica. “La parità di genere -ha detto il Capo dello Stato Sergio Mattarella, in occasione dell’8 marzo – non è solo una grave questione economica e sociale. Ma è una grande questione culturale ed educativa”. Parole molto chiare, che devono indurre ad una attenta analisi dei problemi attuali, quanti hanno istituzionalmente l’obbligo di intervenire per abbattere tutte le barriere, spesso umilianti, che penalizzano ancora oggi le donne.

*già Caporedattore centrale TGR Rai


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