Politica

Il rebus segretario nel Partito democratico alimenta lo scontro fra le correnti

Si fa più forte nella maggioranza e nella minoranza dem il pressing su Enrico Letta.

Un segretario o una segretaria nel pieno dei suoi poteri eletta in assemblea ed, eventualmente, la convocazione di un congresso nella data che i componenti del Parlamentino dem riterranno più opportuna. Il percorso per il dopo Zingaretti è chiaro, ma è una delle pochissime certezze a cui i dem possono ancora aggrapparsi dopo le dimissioni del segretario.

I nomi circolati nelle ultime ore, da quello di Anna Finocchiaro a quello di Roberta Pinotti rispondono più a “criteri di consenso che non a una effettiva praticabilità di queste ipotesi”, viene spiegato da una fonte parlamentare. Chiunque verrà eletto, è il ragionamento, dovrà avere una forza e una autorevolezza tali da potere “giocare nello stesso campo” di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi senza lasciarsi schiacciare. E’ anche per questa ragione che non sembra praticabile la via di un segretario unitario, che nasca dal compromesso fra le varie anime del partito e, quindi, esposto ai diktat delle correnti.

Contro l’ipotesi di un segretario “unitario” si esprime il dirigente dem, Stefano Vaccari: “La scelta politica di Nicola Zingaretti ha creato smarrimento e incertezza, una reazione emotiva molto forte, ma al tempo stesso ha prodotto atti politici e documenti, arrivati da tante Federazioni e da tanti circoli, in cui viene chiesto un ripensamento a Nicola”, spiega l’esponente Pd vicino all’ex segretario chiedendo di “non annacquare” il gesto di Zingaretti “dentro un finto unanimismo che non ci serve proprio a nulla“.

Per Vaccari, “serve invece chiarezza rispetto al profilo del Pd, all’idea che vuole mettere in campo per il futuro del Paese, sulle alleanze che servono per battere la destra. I richiami all’unità in questa fase non ci servono”, conclude Vaccari. “Sarebbe un segretario di transizione e, quindi, debole“, taglia corto un dem a Palazzo Madama.

Un nome che potrebbe mettere tutti d’accordo sarebbe quello di Enrico Letta sul quale si sta fa più forte il pressing nelle ultime ore. Oggi direttore della Scuola di affari internazionali dell’Istituto di studi politici di Parigi, Letta è una personalità su cui starebbe insistendo la maggioranza dem, ma anche pezzi di minoranza e questo nonostante lo stesso Letta abbia recentemente dichiarato: “Con sorpresa ho letto il mio nome sui giornali come possibile nuovo segretario del Pd. Quel che penso è che l’Assemblea tutta debba chiedere a Nicola Zingaretti, al quale va la mia stima e amicizia, di riprendere la leadership. Peraltro io faccio un’altra vita e un altro mestiere”.

A scegliere il segretario, assicura un deputato dem, sarà comunque la maggioranza del partito. Maggioranza che, tuttavia, non è monolitica. Ci sono i componenti di Areadem, la corrente di Franceschini; quelli vicini ad Andrea Orlando; altri eletti con la mozione che faceva capo a Maurizio Martina, senza dimenticare i zingarettiani, naturalmente.

Aree che nelle settimane seguite alla caduta del governo Draghi non hanno sempre marciato compatte e fra le quali, stando a quanto si apprende, sono emerse anche frizioni dopo le dimissioni di Zingaretti. Si spiega così anche il lavoro di convincimento portato avanti dallo stato maggiore Pd perchè Zingaretti, alla fine, ci ripensi. Il segretario tuttavia ha spiegato nelle ultime ore che il caso di un ripensamento non esiste e questa posizione viene confermata da fonti parlamentari a lui vicine.

Un invito a mettere da parte i dissidi viene proprio da Zingaretti: “Basta polemiche. C’è stato in questi mesi un gruppo dirigente vicino a me a cominciare da Orlando, Franceschini, D’Elia, Cuperlo, Zanda, Cuppi, Bettini, De Micheli, Oddati e Chiara Braga e tanti altri e tanti sindaci amministratori e dirigenti nei territori”, spiega il governatore del Lazio a margine dell’inaugurazione del treno sanitario alla stazione Termini. “Ho fiducia che ci sarà la forza e l’autorevolezza per fare chiarezza dove io non sono riuscito e rilanciare insieme un progetto per l’Italia”, aggiunge.

Una incertezza sul prossimo futuro che alimenta anche le voci su un possibile slittamento dell’assemblea, una ipotesi non in campo al momento anche se i problemi logistici permangono: un’assemblea che si tiene da remoto, per le note vicende, secondo il modello del Webinar, con un migliaio di partecipanti collegati non presenta grandi difficoltà, se chiamata a discutere – come nell’ordine del giorno originario – della collocazione e del ruolo del Pd all’interno del governo Draghi.

Ma se si trova a dover votare il nuovo segretario, l’affare si complica. Nelle ultime riunioni della direzione si è votato per email, dando un paio d’ore di tempo ai partecipanti per esprimersi. L’assemblea dem, però, ha tutt’altre dimensioni. I tempi per la votazione, dunque, si potrebbero dilatare anche perchè non ci sono molte alternative al voto telematico per votare in sicurezza, con trasparenza e in tempi che non siano biblici.

AGI – Agenzia Italia

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