“Fraternità e speranza sono come medicine di cui oggi il mondo ha bisogno al pari dei vaccini”

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“Assistiamo a una sorta di “catastrofe educativa”, davanti alla quale non si può rimanere inerti, per il bene delle future generazioni e dell’intera società”. A lanciare l’allarme è stato Papa Francesco nel consueto discorso d’inizio anno al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Il COVID-19, “che ci ha costretto a lunghi mesi di isolamento e spesso di solitudine” – ha continuato il Papa – ha colpito anzitutto gli “studenti, che non sono potuti andare regolarmente a scuola o all’università”. A causa di ciò e nonostante l’attivazione di lezioni a distanza, che però hanno evidenziato “una marcata disparità delle opportunità educative e tecnologiche”, “molti bambini e adolescenti sono rimasti indietro nel naturale processo di sviluppo pedagogico”. Non solo, ma per il Papa “l’aumento della didattica a distanza ha comportato pure una maggiore dipendenza dei bambini e degli adolescenti da internet e in genere da forme di comunicazione virtuali, rendendoli peraltro più vulnerabili e sovraesposti alle attività criminali online”.

Il Papa ha ricordato inoltre che i lunghi periodi di confinamento se da un lato hanno permesso di trascorrere più tempo in famiglia e riscoprire i rapporti più cari, dall’altro hanno causato numerose violenze domestiche, che sono notevolmente aumentate.

La pandemia per il Papa ha costretto molti “a lunghi mesi di isolamento e spesso di solitudine”, facendo “emergere la necessità che ogni persona ha di avere rapporti umani”.

“L’anno da poco conclusosi ha lasciato dietro a sé un carico di paura, sconforto e disperazione, insieme con molti lutti. Esso ha posto le persone in una spirale di distacco e di sospetto reciproco e ha spinto gli Stati a erigere barriere. Il mondo interconnesso a cui eravamo abituati ha ceduto il passo ad un mondo nuovamente frammentato e diviso. Ciononostante, le ricadute della pandemia sono davvero globali, sia perché essa coinvolge di fatto tutta l’umanità e i Paesi del mondo, sia perché incide su molteplici aspetti della nostra vita, contribuendo ad aggravare «crisi tra loro fortemente interrelate, come quelle climatica, alimentare, economica e migratoria»”.

Ecco quindi l’appello a “tutti gli Stati a contribuire attivamente alle iniziative internazioni volte ad assicurare una distribuzione equa dei vaccini, non secondo criteri puramente economici, ma tenendo conto delle necessità di tutti, specialmente di quelle delle popolazioni più bisognose” e a favorire “l’accesso universale all’assistenza sanitaria di base, incentivando pure la creazione di presidi medici locali e di strutture sanitarie confacenti alle reali esigenze della popolazione, nonché la disponibilità di terapie e farmaci”.

Per il Papa, inoltre, il COVID-19 ha posto “in rilievo una crisi ben più profonda, che in qualche modo sta alla radice delle altre” e cioè “la crisi della politica, che da tempo sta investendo molte società”. Secondo Francesco “uno dei fattori emblematici di tale crisi è la crescita delle contrapposizioni politiche e la difficoltà, se non addirittura l’incapacità, di ricercare soluzioni comuni e condivise ai problemi che affliggono il nostro pianeta”. “È una tendenza a cui si assiste ormai da tempo e che si diffonde sempre più anche in Paesi di antica tradizione democratica” ha chiosato il Pontefice.

Rinviato prima a causa della limitazione dei viaggi, poi per la sciatalgia che ha colpito il Papa, l’incontro odierno con gli ambasciatori (sono 183 gli Stati che attualmente intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede, a cui si aggiungono l’Unione Europea e il Sovrano Militare Ordine di Malta) ha permesso al Pontefice di fare anche il punto su ciò che è accaduto nel mondo nel 2020.

Dal Myanmar all’Ucraina, dalla Siria al Caucaso, passando per l’America Latina ed il Sud Sudan, ed ancora la Libia, il Libano, la Repubblica Centroafricana e la Corea, lo Yemen e il Mozambico, le Filippine, il Burkina Faso, il Mali e il Niger senza dimenticare il conflitto arabo-israeliano, tante sono state le situazioni critiche a cui il Papa ha fatto riferimento e per le quali ha chiesto l’intervento della comunità internazionale e la buona volontà di tutti per porre fine alle sofferenze delle varie popolazioni.

Accanto alle guerre ed alle carestie, il Papa ha posto anche l’accento su altri problemi, trasversali a molti Stati, quali il terrorismo, il cybercrime, la corruzione e l’usura “che affliggono molti Paesi del mondo”.

Un pensiero particolare Francesco lo ha rivolto ai migranti, i quali sono stati costretti dalla pandemia “a ricorrere a percorsi sempre più pericolosi” e sono stati vittime di un numero sempre più alto di “respingimenti illegali”.

Il lungo discorso si è concluso ricordando che il 2021 non sarà sprecato nella misura in cui ci sarà collaborazione tra tutti “con generosità e impegno”. Per il Papa, infatti, “fraternità e speranza sono come medicine di cui oggi il mondo ha bisogno, al pari dei vaccini”.

Claudio Gentile