Maurizio Abbate (Enac) al Governo Conte: “Tassare le multinazionali per ricavare il fondo PRA”

Politica regionale, nazionale e internazionale

foto di Maurizio Abbate, presidente nazionale Enac

ROMA – L’ENAC – Ente Nazionale delle Attività Culturali – ha manifestato dinanzi a Montecitorio, per esporre la sua richiesta di attenzione al Governo Conte ed in particolare del Ministro della Cultura, Dario Franceschini, nei confronti delle Piccole Realtà Associative.

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“La pandemia – spiega Maurizio Abbate, presidente Enac – ha costretto alla chiusura anche i circoli ricreativi e le piccole associazioni sportive e culturali. Tuttavia, nonostante queste piccole realtà siano chiuse, i responsabili sono costretti a pagare comunque il fitto dei locali. Ecco perché l’Enac chiede un aiuto al Ministro”.

Sono due le proposte avanzate: la prima verte sull’istituzione di un fondo per le piccole realtà associative, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria. Perché viene richiesto questo fondo? Qual è la finalità?

“Chi non ha partita Iva – risponde Abbate – e chi non effettua attività commerciale, deve comunque pagare il fitto dei locali. E il fondo servirebbe alla copertura degli affitti delle sedi dei piccoli circoli. Questo per il semplice motivo che mentre nelle associazioni più strutturate, laddove si verificassero nel bilancio dei debiti, il Consiglio direttivo non ne risponde personalmente, per le piccole associazioni i debiti da pagare ricadono sulle persone facenti parte del consiglio direttivo”.

Finora le piccole realtà associative, hanno coperto le spese autonomamente e spesso grazie agli eventi di finanziamento che permettevano una raccolta fondi. Poiché le restrizioni, dettate dai Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, hanno imposto il divieto di assembramenti e la conseguente chiusura dei circoli, questi ultimi hanno riscontrato difficoltà nel reperire i fondi, con i dirigenti che finora si sono accollate tutte le spese.

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(si apre in una nuova scheda)

Gli eventi di natura sociale a scopo benefico delle piccole associazioni culturali sono organizzati da volontari e da persone che mettono a disposizione gratuitamente il proprio tempo e le proprie competenze, a servizio soprattutto delle persone più fragili. I volontari e responsabili di queste strutture, tuttavia, non possono, in modo costante, devolvere una parte del proprio stipendio o pensione per pagare fitto e utenze di un circolo che il Governo ha chiuso.

Fornire una copertura degli affitti delle sedi, durante la chiusura forzata, diventa una priorità improrogabile se si vogliono salvare migliaia di piccole realtà associative.

La seconda proposta – aggiunge il presidente Enac – è la creazione dei “Buoni della Cultura”. Parte del fondo richiesto, potrà essere speso per i buoni.

A cosa serviranno i “Buoni della Cultura”? “Serviranno ad incentivare – spiega Abbate – la cultura e tutto ciò che ad essa è correlata. Mi spiego meglio, con un esempio: una famiglia che prima del Covid-19 era in difficoltà economiche, in seguito all’emergenza sanitaria probabilmente peggiorerà la sua situazione, quindi, se avrà necessità di tagliare delle spese, quasi sicuramente lo farà tagliando la Cultura”.

Rischiamo di avere, nel futuro prossimo, una società con cittadini di serie a e cittadini di serie b, dove i primi potranno emergere mentre i secondi, i figli delle famiglie meno abbienti, dovranno accontentarsi di lavori lontani dal mondo della cultura. Potenziali nuovi Totò o Gigi Proietti non diventeranno tali perché il governo avrà chiuso i centri culturali accessibili ai più poveri.

Poiché c’è un incentivo ad Internet, con il bonus, anche la Cultura (con accesso a streaming di proiezioni film, teatro, danza, concerti e l’acquisto di libri) ha il diritto di averne uno.

L’idea dell’Enac mira, appunto, a non isolare ulteriormente la società nonostante il Covid. La richiesta di Abbate al ministro Franceschini è lodevole, ma ci si chiederà: dove trovare i fondi per le PRA e per i “Buoni della Cultura”?

L’Enac ha pensato anche a questo: “Occorre tassare le multinazionali – spiega Maurizio Abbate – e potremmo avere i soldi necessari. Tra il 2015 e il 2019, le multinazionali che operano online, hanno sottratto al Fisco italiano, oltre 45 miliardi di euro”.

“Amazon, per esempio, paga in Italia – rincara Abbate – appena il 3% di tasse. La pecca sta nei regolamenti dell’Unione Europea. FCA, azienda italiana, ha spostato la sede in Olanda, dove la tassazione è agevolata. Ed è tutto legale. Ma noi vogliamo scardinare il sistema: ecco perché proponiamo al Governo Conte di tassare le multinazionali che operano online”.  L’istanza con le due proposte sono sul tavolo del Ministro Franceschini dallo scorso 19 novembre. L’Enac attende fiduciosa, un positivo riscontro.

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ENAC

L’ ENAC è un ente di promozione sociale impegnato nella realizzazione di progetti in ambito culturale, sportivo e sociale finalizzati alla valorizzazione dell’uomo, della cultura e della tradizione italica.

L’obiettivo è quello di creare un polo di aggregazione per tutte le libere associazioni che non si riconoscono nella falsa solidarietà finalizzata principalmente all’ottenimento di benefici economici e politici.

Obiettivo prioritario dell’ENAC è la creazione di una rete di strutture e servizi distribuiti sul territorio nazionale, che operino nel tessuto sociale favorendo la creazione di attività associative in alcuni settori tra cui quello dell’enogastronomia, del trattenimento e dello sport.

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