Bellanova (ministro politiche agricole): “Regolarizzazione lavoratori stranieri?

Diritti & Lavoro

Per i braccianti rinchiusi nei ghetti c’è un problema di informazione, dobbiamo fare ogni sforzo possibile in questo senso. Questa misura non è perfetta, ho dovuto fare una battaglia molto difficile nella maggioranza perché molti avevano paura di contestazioni, ma ritengo di aver ottenuto un grande risultato.

Commozione in conferenza stampa? Stupita dal fatto che tanti hanno pensato di giudicare quel momento di emozione, ritengo queste persone incapaci di riconoscere negli altri umanità.

Cancellazione decreti sicurezza? Bisogna dare segnali e bisogna darli subito. Mi fa piacere che il premier Conte abbia dichiarato che quella che stiamo portando avanti è una battaglia giusta che lui sostiene. Dico a tutta la maggioranza: forza, bisogna cambiare quelle leggi e non solo nelle parti segnalate dal Presidente della Repubblica. Quelle leggi vanno in gran parte cancellate, perché hanno portato questo Paese a perdere pezzi importanti di dignità e di umanità che noi invece dobbiamo recuperare”

Teresa Bellanova, ministro delle politiche agricole, è intervenuta ai microfoni della trasmissione “Res Publica” condotta dal direttore Gianluca Fabi e da Valerio Toma su Cusano Tv Italia (ch. 264 dtt).

Ad un mese dall’avvio della procedura per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri prevista dall’articolo 103 del dl Rilancio, sono state presentate 80.366 domande. Lavoro domestico e cura della persona rappresentano l’88 per cento delle richieste di regolarizzazione. Per il settore agricolo appena 8.310 domande. “Per quanto riguarda gli obiettivi, io non ho mai dato un numero preciso perché sappiamo che in Italia ci sono tantissimi lavoratori e lavoratrici costretti ad avere un rapporto di lavoro non regolare. Alcuni finiscono nelle grinfie del caporalato che è criminalità organizzata. Di fronte a questo dobbiamo avere chiaro che un lavoratore che è rinchiuso nei ghetti, messo nelle condizioni di sentirsi irregolare, di non avere identità, ha bisogno innanzitutto di essere informato per farlo uscire dai ghetti e fargli fare richiesta di un permesso di soggiorno temporaneo. Per quanto riguarda i lavoratori domestici, dove pure c’è il caporalato da parte di alcune associazioni, si accede più facilmente alle informazioni. Chi sta nei ghetti, rinchiuso in casolari dove non c’è l’accesso all’acqua e alla luce, è molto più difficile che arrivi l’informazione. Intanto è importante che oltre 80mila abbiano utilizzato questo strumento, c’è tempo fino al 15 agosto, dobbiamo fare ogni sforzo per informare quanto più possibile queste persone della possibilità di richiedere il permesso di soggiorno. Se hanno un datore di lavoro con cui hanno un rapporto irregolare, possono regolarizzare la loro posizione. Quelli che invece non troveranno nessuno che li accompagnerà, possono farlo da soli accedendo allo strumento del permesso temporaneo che potrà essere trasformato in permesso di soggiorno per lavoro nel momento in cui avranno un contratto. Questa misura non è perfetta, ho dovuto fare una battaglia molto difficile nella maggioranza, molti questo strumento non lo volevano perché avevano paura di contestazioni visto che in questi anni si è investito molto sulla cultura dell’insicurezza e della paura del diverso, ma aver portato a casa una norma che permette alle persone di uscire dall’invisibilità per me è stato un grande risultato”.

Sulla cancellazione dei decreti sicurezza. “Bisogna dare segnali e bisogna darli subito. Mi fa piacere che il premier Conte abbia dichiarato che quella che stiamo portando avanti è una battaglia giusta che lui sostiene. I decreti sicurezza sono decreti insicurezza, hanno portato tante persone a ricadere nell’invisibilità e noi dobbiamo fare un intervento coraggioso. Chi svolge funzioni istituzionali ha il dovere di avere coraggio. Io non posso chiedere ai lavoratori vittime del caporalato di avere il coraggio di ribellarsi, se poi le istituzioni non sono coraggiose e hanno paura delle contestazioni. Dico a tutta la maggioranza: forza, bisogna cambiare quelle leggi e non solo nelle parti segnalate dal Presidente della Repubblica. Quelle leggi vanno in gran parte cancellate, perché hanno portato questo Paese a perdere pezzi importanti di dignità e di umanità che noi invece dobbiamo recuperare”. 

Sulla commozione durante l’annuncio del provvedimento per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri in agricoltura. “Sono stupita dal fatto che tanti hanno pensato di giudicare quel momento di emozione, ritengo queste persone incapaci di riconoscere negli altri umanità, valori e la forza che sta dietro la capacità di emozionarsi –ha affermato Bellanova-. Chi svolge una funzione pubblica non deve essere costretto a negare le proprie emozioni. Gli esseri umani sono capaci di gioire e di commuoversi, a prescindere dalle funzioni che svolgono”.

Sulla sua esperienza da sindacalista dei braccianti. “Io ho conosciuto il lavoro da giovanissima. Ho avuto anche una relazione con lo sfruttamento, l’ho vissuto sulla mia pelle. Quando ritieni di dover contrastare certe pratiche di sfruttamento registri tante vittorie, ma anche una serie di sconfitti. Registri la debolezza nel momento in cui devi reagire e le persone si lasciano prendere dalla necessità della sopravvivenza ed anche quella che viene ritenuta una lotta giusta non viene fatta. La necessità che io avvertivo di contrastare lo sfruttamento brutale dei caporali mi ha portato spesso a mettermi nella condizione di organizzare le iniziative, la contestazione. Questo è stato individuato dai sindacati che mi hanno permesso di svolgere la funzione di rappresentante. E lì è venuto fuori un percorso di vita davvero importante per me, perché essere la prima donna a fare il segretario provinciale degli agroalimentari in Puglia è stata un’esperienza che mi ha dato tanto”.

Sulla situazione dell’agroalimentare. “E’ una filiera strategica che ha bisogno di essere sostenuta e rafforzata perché è la filiera della modernità, non dell’arretratezza. E’ per questo motivo che mi sono battuta per portare risorse importanti per sostenere le filiere, soprattutto quelle che hanno risentito di più dell’emergenza sanitaria. Ho destinato 430 milioni di euro alla riduzione delle tasse per le imprese del settore più in difficoltà. In queste imprese si costruisce ricchezze, si difendono posti di lavoro e se ne possono creare di nuovi. Sbagliano quelli che pensano che in agricoltura si va a lavorare solo se non si trova nient’altro da fare. Sono lavori umili che si portano appresso competenza  e professionalità che noi dobbiamo riconoscere”.