Il pressing del Pd su Conte per accelerare sui dossier anticrisi

Politica regionale, nazionale e internazionale

Al Nazareno suscitano preoccupazione le divisioni interne a M5s, che potrebbero mettere in pericolo la tenuta della maggioranza. E Zingaretti lancia un duro monito agli alleati, tentati da una corsa in ordine sparso alle Regionali

© Francesco Fotia / AGF
– Giuseppe Conte e Nicola Zingaretti

Accelerare sui dossier rimasti aperti per non morire di consunzione: questo il messaggio che Nicola Zingaretti e tutto lo stato maggiore del Partito democratico stanno rilanciando ormai da giorni al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Perché le defezioni nei gruppi parlamentari dei Cinque Stelle restituiscono plasticamente l’immagine di un Movimento scosso da una “guerra per bande”, come sintetizza un dem a Palazzo Madama. E l’ultima delle defezioni, quella della senatrice M5s Alessandra Riccardi passata alla Lega, è ancora più paradigmatica: “In corso c’è una offensiva del centro destra per andare al voto ancora prima della fine dell’estate”, spiega una fonte parlamentare.

Matteo Salvini punta a fare cadere il governo prima dell’autunno perché sa che dopo quella dead line sarebbe più difficile fermare la legislatura e andare al voto, è il ragionamento che si fa all’interno della maggioranza. Per evitarlo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dovrebbe “mettere a segno due o tre mosse” che darebbero respiro alla maggioranza e all’esecutivo. “È chiaro a tutti che se il quadro si stabilizza e il governo mette a segno tre mosse buone si arriva al 2022 senza problemi. Se blocchi questo lavoro, invece, il banco salta”, sottolineano da Palazzo Madama.

I dossier rimasti sul tavolo

A guardare i numeri della maggioranza al Senato, d’altra parte, c’è poco da stare tranquilli. All’ultima votazione, venerdì scorso, i numeri della maggioranza si sono fermati a 168. Ora, con l’addio di Riccardi, si arriverebbe a 167, ma si tratta di una stima che comprende anche senatori a vita e senatori passati al Misto che continuano a votare con la maggioranza. Da questo nascerebbe il pressing ormai asfissiante del Pd su Conte per chiudere quei dossier, da Alitalia ad Autostrade passando per Ilva e decreti Salvini, rimasti sul tavolo di Palazzo Chigi.

“Con determinazione la maggioranza dovrebbe chiudere dei capitoli aperti da troppo tempo, legati alla rinascita italiana: penso ad Alitalia, ad Autostrade o all’ex Ilva di Taranto. Lo hanno detto tutti, anche il presidente Conte, ma ora bisogna davvero chiudere. Questi sono i primi fatti concreti di vera ripartenza e di rinascita italiana”, sottolinea il segretario dem. Ma se Conte è consapevole dell’importanza di imprimere una accelerazione all’azione del governo, perché impiegare due settimane per gli Stati Generali? La risposta sarebbe da ricercare all’interno del Movimento 5 Stelle, sottolineano ancora fonti parlamentari dem: “L’impressione è che nessuno controlli più il Movimento al suo interno. Ed è anche per questo che ci può essere l’offensiva della destra contro la maggioranza”. Insomma, se si traccheggia ancora, “nessuno può prevedere cosa accadrebbe”.

La partita delle Regionali

Mettere in sicurezza i principali dossier, tuttavia, potrebbe non bastare: le elezioni regionali e amministrative sono un banco di prova altrettanto determinante per la maggioranza e la prosecuzione della legislatura. Il Pd può guardare con un certo ottimismo alla Campania, dove Vincenzo De Luca se la vedrà con Stefano Caldoro, già sconfitto nel 2015. Ma nelle altre regioni i giochi sono apertissimi, soprattutto in Liguria.

E anche in questo caso l’appello di Zingaretti è forte, quasi violento: “Tra le forze politiche unite a sostegno del Governo Conte prevalgono i no, i ma, i se, i forse, le divisioni. Il motivo è ridicolo: si può Governare insieme 4 anni l’Italia ma non una Regione o un Comune perché questo significherebbe ‘alleanza strategica’. Ridicolo!. Tafazzi non è stato inventato per caso. Questa è la verita’”.