Le posizioni di Usa ed Europa sulle proposte di Draghi  

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L’ex Presidente della Bce Mario Draghi, negli ambienti più filo-tedeschi e filo-austerity dell’Eurotower, veniva considerato l”amerikano‘. In realtà Draghi è sempre stato super europeista, anche se il suo piano di acquisti, il Qe, qualche concessione al modello Fed l’ha fatta.

E la proposta più radicale che ha avanzato è stata quella della cancellazione del debito ‘corporate’. ​”Livelli molto più alti di debito pubblico – ha scritto Draghi – diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e dovranno essere accompagnati dalla cancellazione del debito privato”. Ecco, su questa proposta gli Stati Uniti e la Federal Reserve sono molto più vicini a Mario Draghi rispetto all’Europa e alla Bce di Christine Lagarde.

Il “No” di Christine Lagarde

Christine Lagarde, la donna che è succeduta a Draghi alla testa della Bce, è stata la prima a pronunciarsi contro la possibilità di una cancellazione generalizzata dei debiti contratti durante la crisi dovuta al coronavirus. “Mi sembra assolutamente impensabile. Non è il momento per discutere una cancellazione, in questo momento siamo concentrati sul mantenere viva l’economia”, ha detto Lagarde, la quale, in un’intervista all’emittente radiofonica Inter France, ha sbarrato la strada a Draghi, senza escludere del tutto la sua proposta, ma di fatto considerandola al momento irricevibile.  “Più in là – ha aggiunto – guarderemo a come ripagare il debito e come gestire le finanze pubbliche nel modo più efficiente”.

Cosa prevede la Federal Reserve 

Negli Stati Uniti invece la possibilità di cancellare “interamente” i debiti delle piccole aziende, in questa fase, non solo è prevista ma, come fa notare Antonio Cesarano, global strategist di Intermonte Sim, “è già operativa, a determinate condizioni” nell’ambito dei prestiti della Fed e in particolare per 350 miliardi di dollati del pacchetto da  2.300 miliardi di dollari approvato ieri dalla banca centrale Usa. La Fed, spiega Cesarano, “prevede esplicitamente l’intera cancellazione del debito per i prestiti alle piccole imprese che può concedere direttamente fino al 30 settembre, a patto che l’azienda non licenzi per 8 settimane e che utilizzi questi soldi per pagare i salari, gli interessi sui mutui, gli affitti e le utenze. In pratica se questi soldi le aziende li usano solo per queste cose qui, non per altro, cioè non per comprare altre aziende, vanno considerati come prestiti a fondo perduto”.  Questi prestiti sono già stati erogati dalle banche e il Congresso adesso dovrebbe estenderne l’utilizzo.

Nei mille miliardi di aiuti dell’Eurogruppo c’è “poco Draghi”  

Nei mille miliardi di euro approvati ieri dall’Eurogruppo, cioè nei 540 miliardi di euro di prestiti Mes, di investimenti Bei e di sostegno alla cassaintegrazione, più gli altri 500 miliardi di futuri stimoli per la ripresa, “c’è ben poco delle proposte Draghi” nota Cesarano. “Hanno sospeso i vincoli del Patto di Stabilità, per cui si prevede una maggiore tolleranza per i Paesi con indebitamenti più elevati”. Gli eurobond non ci sono, “c’è un impegno a lavorare sui recovery fund”, che verranno alimentati dall’emissione di debito comune europeo, “ma è un lavoro che di fatto è stato demandato al Consiglio europeo, saranno i leader a giocarsi questa partita”. Per quanto riguarda gli altri 540 miliardi di euro “c’è qualcosina di indebitamento collettivo che riguarda i prestiti Bei, poi ci sono i prestiti del Mes, i quali prevedono condizionalità basse ma solo finché circola il virus, poi si torna ai soliti schemi”.

Cosa succede in Gran Bretagna

In Gran Bretagna ​l’emergenza coronavirus ha fatto cadere un tabù della finanza pubblica: la banca centrale, la Boe, finanzierà direttamente il Tesoro, che potrà così «by-passare» i mercati finanziari. Lo farà su base temporanea e solo per le spese dell’emergenza sanitaria ed economica, ma per importi illimitati. Questo nell’Eurozona è impossibile: la Bce non può farlo, perché è considerato un finanziamento monetario, che è esplicitamente vietato dal Trattato dell’Ue. Anche il Giappone oggi ha detto chiaramente che non farà niente del genere e che per finanziarsi continuerà ad affidarsi alle emissioni di titoli di Stato. “Secondo me – spiega Cesarano – la proposta Draghi è più concreta di questo conto di disponibilità dei governi previsto dalla Boe in Inghilterra, perché i soldi in quel caso vanno a chi servono e cioè alle aziende e non ai governi”.