Premio Alessandro Leogrande 2020, Il vincitore e’ Sergio Ramazzotti con “Su questa pietra”

Diritti & Lavoro

 L’Associazione Presìdi del Libro è lieta di comunicare che Sergio Ramazzotti vince la IV edizione del Premio Presìdi del Libro Alessandro Leogrande (organizzato in collaborazione con la Regione Puglia – Assessorato all’Industria Turistica e Culturale) con l’inchiesta letteraria Su questa pietra. Storia di un uomo che andava a morire (Mondadori 2019). 

Sui 60 voti validi attribuiti dai responsabili dei Presìdi pugliesi, Ramazzotti se ne è aggiudicati 18, Annalisa Camilli (La legge del mare, Rizzoli, candidato da Vanessa Roghi) 13, Fabio Ciconte e Stefano Liberti (Il grande carrello. Chi decide cosa mangiamo, Laterza, candidato da Pietro Del Soldà) 12, Francesca Mannocchi (Io Khaled vendo uomini e sono innocente, Einaudi, candidato da Lorenzo Tondo) 11, Dania Mondini e Claudio Loiodice (L’affare Modigliani, Chiarelettere, candidato da Marco Grasso e Marcello Zinola) 6.

 Anna Maria Montinaro, presidente dei Presìdi, commenta: “Il Premio Leogrande, dedicato al giornalismo letterario d’inchiesta, è stato per tutti noi una preziosa occasione per approfondire temi di grande attualità offrendoci la possibilità di riflettere su quanto ognuno possa incidere sul mondo. Ringraziamo gli esperti che hanno indicato i libri in gara, gli autori, le case editrici coinvolte e i sessanta gruppi di lettura che hanno letto, discusso e valutato le proposte. Avremmo voluto conoscere e far conoscere al pubblico tutti i protagonisti di questa edizione presso il Teatro Fusco di Taranto; avremmo voluto discutere dei temi trattati, stringere mani e assistere alla consegna del Premio da parte della signora Maria Giannico, la madre di Alessandro Leogrande, che ringraziamo per il sostegno e l’approvazione mai negati. Nella speranza che tutto rientri al più presto nella normalità, invitiamo tutti coloro i quali non l’avessero già fatto a leggere i titoli in concorso per avere maggiore consapevolezza della nostra contemporaneità”.

Giada Ceri, finalista al nostro premio lo scorso anno con La giusta quantità di dolore (Exorma 2018) ha candidato il reportage narrativo di Ramazzotti con la seguente motivazione: «La gente, scrive Sergio Ramazzotti, ha paura della morte non perché non sa quando avverrà, ma perché non sa come. Il suicidio assistito non è solo la possibilità di dominare la morte, ma è la prevedibilità della morte stessa. Cercare la morte, scrive ancora, volerla vedere, esserne al cospetto forse è un atto liberatorio. 

Un atto liberatorio per tutti, malati e no, se è vero, come diceva Camus, che tutti gli uomini sani hanno pensato al suicidio. Su questa pietra. Storia di un uomo che andava a morire non solo toglie la morte dalla sfera dell’innominabile nella quale l’abbiamo relegata, riportandola dentro la vita come qualcosa che della vita naturalmente fa parte; non solo ci mette di fronte a ciò che non vogliamo vedere e non vogliamo neppure chiamare con il nome che ha, usando le parole come l’obiettivo di una fotocamera, senza pre-giudizi né elusioni, per mostrarci quello che ognuno di noi si porta dentro dal momento in cui viene al mondo. Il libro di Sergio Ramazzotti racconta una morte singolare ma emblematica, che allarga la prospettiva e porta il peso delle nostre riflessioni sul valore della libertà di scelta dell’individuo nella sua espressione più piena, che non può essere sottoposta a condizioni, per esempio quella per cui è ammesso al suicidio soltanto chi sia gravemente malato. Candido Su questa pietra. Storia di un uomo che andava a morire per tutti questi motivi, ma soprattutto per la pacata lucidità con cui pone le domande più scandalose. Si può considerare sano di mente chi desidera morire? Abbiamo il dovere di vivere? Perché sia consentito uccidersi è necessario certificare una “buona” ragione