Una barbarie l’accanimento clinico sui bambini piccoli

Cronaca

Una notizia volata via, da una parte consolante, dall’altra molto rattristante. Qualche giorno fa, in difesa dei bambini piccoli, malati terminali, è stato pubblicato il parere del Comitato Nazionale di Bioetica. Ne trascrivo alcune righe: “Per quanto riguarda i bambini piccoli va riconosciuto che nella prassi l’accanimento clinico è spesso praticato perché quasi istintivamente, anche su richiesta dei genitori, si è portati a fare tutto il possibile per preservare la loro vita, senza considerare gli effetti negativi che ciò può avere sull’esistenza del bambino in termini di risultati e di ulteriori sofferenze. Altre volte, invece, l’accanimento clinico viene praticato in modo consapevole, come difesa da possibili accuse di omissione di soccorso o di interruzione attiva delle cure o dei trattamenti di sostegno. Così queste pratiche cliniche vengono prestate principalmente non per assicurare la salute e il bene del paziente, ma come forma di tutela e di garanzia delle proprie responsabilità medico-legali relative all’attività svolta”.

Consolante, la notizia, giacché si spera serva ad evitare per il futuro, l’accanimento terapeutico sui bambini piccoli senza nessuna speranza di vita. Tristissima, la notizia, per ciò che riferisce. Non si può restare indifferenti, infatti, nell’apprendere che i medici “quasi istintivamente”, anche per assecondare il volere dei genitori, siano portati a preservare la vita dei piccoli malati, protraendo così inutilmente la loro sofferenza. Inconsapevole crudeltà. Ancora non si capisce che il maledetto principio della vita a tutti i costi, va a vantaggio temporaneo  di una vita già negata, già perduta, e a svantaggio della persona malata, costretta a soffrire inutilmente. A svantaggio della sua libertà. Ma ancor meno indifferenti si può restare, apprendendo che i medici praticano l’accanimento clinico, alle volte, non per la tutela dei piccoli pazienti, bensì per tutelare se stessi. Una vera barbarie, se questo accade davvero.

Renato Pierri