Intervento di Cristiano Stefanì all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Bari

Diritti & Lavoro

Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari Stefanì all’inaugurazione dell’Anno giudiziario: «Edilizia giudiziaria al collasso, personale insufficiente, redditi bassi e avvocate che guadagnano meno della metà degli uomini. Legge su equo compenso sia rispettata».

BARI – «L’edilizia giudiziaria al collasso, organici della magistratura e del personale di cancelleria insufficienti che si ripercuotono sulla lunghezza dei processi e la legge sull’equo compenso violata da molti Comuni rappresentano i problemi più evidenti del distretto giudiziario barese; tuttavia, a destare la nostra crescente preoccupazione sono i tempi biblici per la liquidazione dei gratuiti patrocini, i redditi sempre più modesti e un gap che continua ad allargarsi a scapito delle colleghe».

Numerose le criticità ricordate nel suo discorso dal presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari Giovanni Stefanì durante l’inaugurazione dell’Anno giudiziario del distretto di Bari, ma anche «l’auspicio che l’accelerazione impressa dal Ministero della Giustizia alla partita relativa al nuovo polo giudiziario possa essere il viatico all’avvio di procedure concrete volte alla realizzazione dell’opera in tempi ragionevolmente brevi».

«Il generalizzato calo nel numero degli avvocati – ha ricordato Stefanì – mette a rischio la tenuta del nostro sistema pensionistico» e, riferendosi a quello del foro barese (6.859 lo scorso 31 dicembre, quasi 200 in meno rispetto al 2013), ha rimarcato che esso «è figlio, oltre che della perdita di appeal della professione forense, anche di altri fattori negativi vissuti nel nostro distretto: dall’assurdo spezzatino delle sedi giudiziarie all’indecoroso trattamento riservato agli avvocati nel patrocinio a spese dello Stato, con compensi decurtati del 50% e liquidati dopo quattro anni circa. Per non parlare della situazione economica degli avvocati, con un reddito medio a livello regionale inferiore di oltre il 40% rispetto alla media nazionale e un inaccettabile gap di genere, con le avvocate che guadagnano molto meno della metà dei colleghi uomini».

Ammonta infatti a 13.721 euro il reddito medio conseguito dalle avvocate pugliesi nel 2017 contro i 30.103 degli avvocati, con una differenza di 16.382 euro, in crescita rispetto ai 16.064 di due anni prima, segno che nella professione forense pugliese la sensibilizzazione per favorire la parità di genere a livello retributivo non sta sortendo effetti. Desolante anche il raffronto tra il reddito medio nazionale (38.620) e quello degli avvocati pugliesi nel 2017 (22.856 euro) e tra quest’ultimo e quello parecchio più elevato conseguito nel 2010 (30.160) (fonte: Cassa forense).

«Auspichiamo che la recente legge regionale che vincola Regione Puglia ed enti collegati ad osservare la legge sull’equo compenso – ha aggiunto Stefanì – possa ridare dignità a tanti avvocati pugliesi umiliati dalle vergognose ‘short list’ previste nei bandi di Pubbliche Amministrazioni per assegnare incarichi ad avvocati esterni con condizioni economiche spesso e volentieri in violazione delle norme sull’equo compenso. Violazioni che il nucleo di monitoraggio costituito presso il nostro Ordine sta segnalando sia ai committenti che al nucleo nazionale presso il Ministero di Giustizia».