Comites e Cgie: una palla al piede agli italiani all’estero!

Diritti & Lavoro

A sopportare chi presiede Comites e CGIE ci vuole calma e sangue freddo. La notizia che non ci saranno le elezioni per il rinnovo dei Comites e del CGIE nel 2020, ha reso felici i vari presidenti di questi organismi della comunità italiana all’estero. Pertanto, potranno restare incollati alla poltrona per almeno un altro anno (e forse per tanti altri ancora) come ha riferito lo scorso 8 novembre a Zurigo il Sen. Petrocelli (M5S), presidente 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione).

Inoltre, hanno un costo esagerato, circa 25 milioni di Euro per i 5 anni del loro mandato. Solo le ultime votazioni del 2015 sono costate circa 9 milioni di Euro, anche perché, a elezioni in corso, si è dovuto spostare la data, in quanto pochissimi connazionali avevano espresso l’opzione di voto. Comunque, alla fine, nonostante la proroga di circa 6 mesi, ha votato solo il 3% degli aventi diritto (in poche parole 4 gatti).

Dire che i Comites e il CGIE rappresentano la comunità italiana all’estero è una presa per i fondelli. I giovani non sanno proprio della loro esistenza.

Il problema è che chi li presiede (con le dovute eccezioni) sono sempre le stesse persone, in carica da diversi lustri e per alcuni, addirittura, dalla loro istituzione, avvenuta circa 30 anni fa.

Questi personaggi sono un freno e un ostacolo per la comunità italiana poiché, a parte la loro appartenenza politica (nella quasi totalità di area PD, soprattutto in Europa), non si occupano minimamente di portare avanti le vere problematiche che interessano a chi vive oltre confine, per esempio IMU, TASI, TARI e canone RAI. I loro sforzi si indirizzano a organizzare le più svariate conferenze, per quanto lodevoli, ma non essenziali e prioritarie alla collettività. Inoltre, durante i loro periodici incontri con Ambasciatori e Consoli, si mostrano sempre accomodanti verso chi rappresenta le Istituzioni, senza far loro pervenire le vere lamentele dei connazionali.

E così questi organismi diventano inefficienti, venendo meno al loro compito principale, cioè quello di contribuire a risolvere le problematiche dei connazionali.

Per esempio, ci sarebbe da chiedersi perché Comites, CGIE e parlamentari eletti nella Ripartizione Europa non si siano impegnati al massimo nei confronti di quei pensionati, truffati dei risparmi di una vita dal responsabile del patronato INCA-CGIL di Zurigo? Forse, perché il suddetto istituto appartiene alla stessa famiglia del PD? Purtroppo, nel frattempo, sono trascorsi più di 10 anni ma ormai chi doveva intervenire, in primis la magistratura italiana, si è lavata le mani, proprio come Ponzio Pilato, spostando di continuo le date dei processi, per non arrivare a una sentenza finale.

Ormai, questi Enti di assistenza hanno esaurito il loro ruolo e potremmo, concretamente, pensare ad una chiusura graduale della loro presenza, al di fuori dei confini nazionali. Si risparmierebbero tantissimi milioni di Euro, con cui sarebbe doveroso risarcire, immediatamente, tutti i sopra citati pensionati, derubati da chi avrebbe dovuto tutelarli. 

I Comites e il CGIE, se proprio volessero continuare a esistere, dovrebbero essere a costo zero, e sostituiti da un nuovo Organo dell’emigrazione, con i futuri membri, per esempio, scelti dai vari partiti presenti nel Parlamento italiano.

Ridurre i parlamentari peggiorerà la situazione, perché se con 18 non si è riusciti a far niente per la comunità italiana, figuriamoci con 12. A questo punto, eliminiamoli del tutto, dato che finora non hanno lasciato nessuna traccia significativa del loro operato, tranne quella di aver, egregiamente, scaldato gli scranni del parlamento, da bravi soldatini di partito.  Chi è stato eletto dovrebbe rappresentare gli interessi dei connazionali e non quelli dei partiti di appartenenza, come regolarmente si verifica.

Non ci resta che munirci di una enorme pazienza, ma in particolar modo come sottolineano le parole di un brano musicale: “Ci vuole calma e sangue freddo”, a sopportare chi presiede Comites e CGIE.

Speriamo di voltare pagina presto, per il bene degli italiani all’estero!

Gerardo Petta

Consigliere Comites di Zurigo