Il progetto di Musumeci di ‘agganciare’ la Sicilia alla Lega è un controsenso politico

Diritti & Lavoro

Angelo Forgia

Non c’è bisogno di essere geni della politologia per capire che la Lega di Salvini è portatrice di un progetto politico che deve provare a legare il Nord (e magari qualche Regione del Centro Nord) alla Germania e, in generale, alla Mitteleuropa). Abbandonando il Sud Italia al proprio destino. Su questo il presidente della Regione siciliana ha le idee veramente confuse 

Forse il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, dovrà aggiornare il suo confuso progetto politico in ‘bilico’ tra la Lega di Salvini e il punto di coagulo di un partito del Sud, fatto magari di tanti partiti e movimenti locali. Perché scriviamo questo? Nulla a che vedere con la storia dei fondi della Russia di Putin alla Lega, perché questo – semmai – potrebbe essere un fatto quasi-positivo per i leghisti, considerato che Putin è, oggi, uno degli avversari dichiarati del liberismo che oggi domina l’Unione Europea.

No, la Russia di Putin non c’entra. L’aggiornamento della strategia politica di Musumeci dovrebbe avvenire per un motivo diverso: e cioè perché non si può pensare di agganciare la Sicilia a un soggetto politico – la Lega di Salvini, per l’appunto – che basa il proprio progetto politico e, quindi, il suo futuro politico sull’impoverimento del Sud. Così come non si può pensare di diventare il punto di coagulo dei movimenti e partiti del Sud sotto l’egida dei leghisti.

Si sa: tutti i presidenti di Regione – specie se sono stati eletti con un proprio Movimento appoggiato dai partiti politici tradizionali (e questo è proprio il caso di Musumeci, candidato con il Movimento da lui fondato, Diventerà bellissima) – pensano di rafforzare il proprio movimento. Aiutati, in questo, dal fatto che, amministrando la Regione, dispongono di ‘strumenti’ diretti e indiretti.

La nostra sensazione è che Musumeci non disponga né di strumenti ‘diretti’ (per esempio, i fondi per approvare leggi di spesa, visto che a Sala d’Ercole, sede del Parlamento dell’Isola, non può contare su una maggioranza e nemmeno su disponibilità finanziarie, visto che la Regione è tecnicamente in default non dichiarato), né su strumenti indiretti (per esempio, i soggetti non siciliani che vengono a investire in Sicilia: questi ultimi se decidono di investire nella nostra Isola non fanno crescere l’economia locale: la squadra di calcio del Palermo finita in serie D ne è testimonianza; e lo stesso discorso vale per gli investimenti turistici: i soggetti non siciliani che realizzano strutture alberghiere in Sicilia ‘privatizzano’ il territorio e interagiscono poco con le realtà locali).

La verità è che il presidente Musumeci sembra molto confuso. Ha ereditato – questo va detto per onestà intellettuale – una situazione finanziaria che definire disastrosa è poco. I danni provocati alla Regione siciliana da nove anni di Governi di centrosinistra sono tremendi. La lettera che il parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle, Sergio Tancredi, ha inviato a tutti i parlamentari regionali è impressionante. Vengono indicati, uno per uno, tutti gli scippi finanziari operati da Roma e avallati dall’ex presidente della regione, Rosario Crocetta.

Musumeci si ritrova così presidente di una Regione in gravissime difficoltà finanziarie. Non avendo buoni rapporti con il Movimento 5 Stelle si sta appoggiando alla Lega di Salvini: e questo tutto sommato è legittimo: a patto che porti a casa qualche risultato utile. Ma finora – questo è un fatto oggettivo – il Governo di grillini e leghisti ha, di fatto, confermato tutti gli scippi finanziari operati dal Governo Renzi.

L’unica cosa ottenuta dal Governo Musumeci è qualche ‘briciola’ di restituzione e la possibilità di rateizzare i ‘buchi’ di Bilancio che ha ereditato dal Governo Crocetta. Veramente poco, insomma.

Cercare di ottenere qualcosa in più con la Lega, per Musumeci, è legittimo. Ma il presidente della Regione siciliana non può ignorare che la Lega, con l’Autonomia differenziata delle Regioni, punta a scippare alle Regione del Sud – e quindi anche alla Regione siciliana – una barca di soldi! (non a caso il progetto di Autonomia differenziata della Lega è stato definito “Secessione dei ricchi”, perché LombardiaVeneto ed Emilia Romagna, che sono Regioni italiane più ricche rispetto ad altre Regioni, vorrebbero diventare ancora più ricche a spese del Sud).

Che progetto politico Musumeci pensi di costruire insieme con la Lega non si capisce. La Lega, alla fine, è forte – e lo sarà sempre di più, nonostante i tentativi di indebolirla, prima con la storia dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali, ora con la storia dei fondi della Russia di Putin – perché è espressione di un progetto politico preciso: ‘agganciare’ il Nord Italia e qualche Regione del Centro Nord alla Germania e, in generale, alla Mitteleuropa, scippando, contemporaneamente, altre risorse al Sud, che dovrebbe essere abbandonato a se stesso.

I tentativi di bloccare questo progetto saranno inutili, perché il Nord ha già deciso che si farà così: e si farà così: e la Lega di Salvini, che su questo fronte è determinato, è stata scelta per questo.

Posizionare la Sicilia con la Lega, come sta cercando di fare Musumeci (che già nelle prime settimane della sua elezione, per chi ha un po’ di memoria, volò a Pontida), è un controsenso politico, perché la Lega lavora per penalizzare il Sud, non per sostenerlo. Lo stesso discorso vale per movimento del Sud da agganciare alla Lega: sarebbe un controsenso politico al cubo…