Conte apre alla Tav ma il M5S non ci sta

Diritti & Lavoro

Entro venerdì 26 luglio è attesa la risposta del governo alla Commissione Europea in merito alla volontà di proseguire o no nella costruzione dell’opera. Il peggiore timore? Perdere i finanziamenti. Tutto fa presagire l’impossibilità di continuare a bloccarne la realizzazione: se il Movimento 5 Stelle ha fatto del No alla Tav uno dei suoi cavalli di battaglia, i partiti di opposizione invece continuano a difenderne la costruzione. Ma il partito pentastellato si trova ora in difficoltà nel momento in cui la sua debolezza, sempre più conclamata, sia nei sondaggi che nelle recenti tornate elettorali, ne sta minando la credibilità e la capacità di policy making.

Attraverso una diretta Facebook, il primo ministro Giuseppe Conte spiega come: “Sono intervenuti fatti nuovi di cui dobbiamo tenere conto. […]  A queste condizioni solo il Parlamento potrebbe adottare una decisione unilaterale viste anche le leggi di ratifica adottate dalle Camere. La decisione di non realizzare l’opera non comporterebbe solo la perdita dei finanziamenti, ma anche tutti i costi derivanti dalla rottura dell’accordo con la Francia.  Il governo italiano è impegnato con la massima attenzione per questo nuovo riparto che non è ancora garantito. I fondi europei sono soltanto per il Tav, non realizzarlo costerebbe molto più che completarlo. Lo dico pensando all’interesse nazionale, unica stella polare di questo governo. Questa è la decisione del governo, ferma restando la sovranità del Parlamento”.

Le dichiarazioni di Conte hanno causato l’ira di numerosi esponenti pentastellati che hanno espresso il loro dissenso rispetto alle parole del premier. Ad esempio Francesca Frediani, capogruppo 5S alla Regione Lombardia commenta: “Il #tuttiacasa stavolta sarebbe per voi”; anche il senatore Alberto Ariola scrive: “Ora stiamo a vedere come proseguono le cose ma di fatto dal discorso di Conte, il Tav si farà. Non avete idea di quante mail gli ho scritto dopo averlo incontrato e avergli spiegato che potevamo sospendere tutto. Sono affranto. Una battaglia che facciamo da anni, non deve finire così”. Il Movimento 5 Stelle reagisce duramente, una presa di posizione necessaria a dimostrare di non aver tradito (oppure si?) i suoi capisaldi originari. Dure sono le critiche anche al Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, al quale le opposizioni chiedono le dimissioni che, tuttavia, si rendono difficili per la necessità di conservare ministeri di rilievo.

Al di là del tradimento invocato e dalla delusione, una decisione  deve essere presa entro venerdì nel momento in cui sembra difficile continuare a rimandare. In mancanza di una decisione favorevole o di un continuo rinvio della questione, l’accordo tra il governo e l’INEA (l’agenzia della Commissione Ue che finanzierebbe l’opera per il 55% del tratto transfrontaliero) potrebbe saltare. Il governo tenterà di temporeggiare ancora oppure questa volta troverà una posizione comune? Ma a quale prezzo?

Di Sara Carullo