Francesco Totti e à Roma

Francesco Totti, sentendosi umiliato ed ignorato nel ruolo di dirigente della AS Roma dal presidente Pallotta e dal suo consigliere Baldini, si dimette. Ma la Roma è e sarà sempre nel suo cuore. Oggi separarsene gli duole più di quando gli fecero lasciare il campo. E’ pronto a tornare, se desiderato, con un’altra proprietà.

Sport

Non sono, ed è un limite, non un vanto, un fanatico del calcio, uno di quei mille e più allenatori da bar dello sport. Da qualche tempo trasferitisi tutti su Facebook, amplificatore sovrano del mondo dei cazzari (1).

Avendo avuto, come giornalista, il privilegio di avere come primo maestro Michele Campione, lavorando a diretto contatto nella sede regionale del Corriere del Giorno, proseguire l’esperienza con Francesco Rossi, in BariSera, e Fortunata Dell’Orzo, facendole da vice in varie testate, la conferenza di addio alla Roma (“anzi,  non è un addio ma un arrivederci” come Totti ha tenuto a precisare, “perché se cambia la proprietà e me chiama….”), non me la sarei persa per nulla al mondo.

Ripeto non sono un tifoso, ma a pelle sapevo di assistere, accendendo la tv, ad un evento semplicemente unico. Un fenomeno di costume da non perdere. Così è stato, anzi di più. Si è scritto di un “Totti a reti unificate”. In realtà, il collegamento con Rai news24 era prima pessimo, poi si è interrotto. Sulla Rai solo il secondo canale era sul tema efficiente. Con buona pace del “servizio pubblico con i tecnici migliori al mondo (tutti in pensione, senza adeguati ricambi)”.

Avrei considerato un demagogo banale, chiunque altro avesse detto “oggi avrei preferito morire”, piuttosto che, in una conferenza stampa, annunciare la sua rinuncia al ruolo di dirigente della Roma.

Detto, invece, da Francesco Totti, visibilmente turbato. aveva, l’ormai sempre più raro, profumo di verità, confessata dall’uomo che, dopo essere stato in campo un cannoniere ineguagliabile, un autentico gladiatore degli anni 2000 nel nuovo Foro Romano, che è lo stadio di calcio, aveva indossato giacca e cravatta e si era trasformato in dirigente per continuare a servire la “sua Roma”.

Ma non è andata come aveva sperato: Totti dirigente, è stato escluso da tutte le decisioni importanti. E’ assurdo, dice qualcuno, forse si è trattato solo di una sua impressione sbagliata. Ma erano sensazioni ed intuizioni quelle che facevano trovare Totti pronto a raccogliere i passaggi dei compagni e a concludere con un gol. Totti ha alle spalle una storia di sensazioni vincenti. Del suo istinto si fidava in campo e si fida oggi da dirigente dimissionario di una squadra di calcio.

La presidenza dell’AS Roma (James Pallotta), assistita e consigliata dal dirigente Franco Baldini, dopo aver operato una sorta di deromanizzazione della squadra, culminata con l’esclusione dal campo di Totti, De Rossi e Ranieri, avrebbe fatto stare costantemente in panchina il dirigente Totti, di fatto umiliandolo (prendi lo stipendio e non rompere), e spingendolo a togliersi dai piedi.

Perché? Troppo ingombrante, forse, per mezze figure un gigante del consenso popolare. Basta lasciare che le notizie sulla AS Roma Totti le debba apprendere dai giornali, per fargli saltare i nervi e liberarsene “per sue dimissioni”. Licenziarlo sarebbestata una provocazione alla tifoseria. Se lascia lui, invece, nessuna colpa ricade sulla presidenza e la proprietà. Dev’essere stato questo il ragionamento.

Emblematica è, infatti, la risposta di quel Pallotta che non si confronta mai, relata refero (2 ), col giornalismo vero. Le sue conferenze stampa sono edulcorate, si svolgono cioè solo dinanzi a stampa “amica”, che io francamente non ho remore a definire col suo vero aggettivo: comprata.

La risposta dicevamo; riassumendo: tutti equivoci, da parte del “Pupo”. Un pupo viziato, col complesso di persecuzione. Non accetta ruolo diverso dal capocannoniere.  Segue il messaggio di minaccia: non s’illuda di poter tornare nella Roma con una nuova proprietà, noi non venderemo.

Una brutta pagina è stata scritta ieri nel calcio italiano. Peccato! In un’Italia dove la magistratura (o parte di essa) inciucia con politicanti millantatori, furbastri e squallidi, il ministro dell’interno istiga alla violenza ed al razzismo, il suo vice politico sui rischi di rigurgiti fascisti viene platealmente smentito dal Guardian (ma tanto, chi lo legge?), l’economia alle pezze è affidata alle proposte di un personaggio più interessato a farsi riprendere in Tv dal profilo giusto che a dire cose sensate, e tra maggioranza ed opposizione per votare ti devi turare il naso, forse almeno col calcio ci si consolava. Ora non ci rimane più neanche quello ed il futuro della squadra della capitale d’Italia viene deciso tra Londra e Boston. Effetti della globalizzazione o dell’emarginazione del nostro Paese? Siamo proprio messi male.

GP

  1. Persone dedite a dire prevalentemente idiozie e convinte, invece, di esprimere genialità.
  2. Riferisco ciò che mi è stato detto od ho letto