“Laureato a Bari, anestesista a Parigi”

Benessere & Medicina

Una pubblicità per fermare la fuga dei medici italiani all’estero

““Laureato a Bari, anestesista a Parigi. Offre l’Italia”. Sta riscuotendo grande successo in rete la campagna dell’Ordine dei medici per sensibilizzare l’opinione pubblica e pungolare il governo a intervenire contro la fuga in Francia (e non solo) dei nostri aspiranti camici bianchi. Mentre la penuria di medici nei reparti ospedalieri si è fatta talmente drammatica da costringere il Veneto a richiamarne alcuni dalla pensione e ad andarne a cercare altri in Romania e il Molise a usare dei medici militari come tappabuchi, ogni anno tanti, troppi laureati in Medicina fanno le valigie e vanno a prestare la loro intelligenza all’estero a causa della penuria di borse per la specializzazione”.

“Lasciano il nostro Paese dopo aver ricevuto a spese proprie ma anche dei contribuenti una ottima preparazione nei nostri atenei.
Ecco perché la Fnomceo, la federazione dell’ordine dei medici, ha deciso di passare al contrattacco con una campagna pubblicitaria molto efficace in cui chiede al governo più posti per i medici laureati come riporta il Corriere della Sera.
“Ogni anno – è scritto nel manifesto pubblicitario – 1.500 medici vanno a specializzarsi all’estero. E non tornano. Costano all’Italia oltre 255 milioni”. Conclusione: “Governo, servono più posti di specializzazione”.
I posti in più che mancano per fermare l’emorragia
I dati a cui fa riferimento la campagna dell’ordine dei medici sono quelli di un recente rapporto di Consulcesi group.
I conti son presto fatti: la formazione costa a allo Stato italiano 150 mila euro per ogni singolo medico. Basta moltiplicare per mille e cinquecento e si ottiene un danno economico (e non solo) da 255 milioni. Tanto costa al sistema Paese questa emorragia di giovani talenti. Ed è vero che quest’anno il governo ha aumentato le borse per gli specializzanti portandole da 6.200 a 8.000 ma per garantire l’accesso alla specializzazione a tutti i laureati di Medicina (che sono diecimila l’anno) ne servirebbero duemila in più”.