Ancora soffrendo il Bari supera stavolta il Gela

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Sicché dopo la farsa, sotto ceri aspetti da teatro dell’assurdo beckettiano, del “si gioca o non si gioca” attuata dal Gela con espedienti tipici delle squadrette provinciali alla ricerca di visibilità e per tentare di deconcentrare i biancorossi, ma anche per sensibilizzare il Comune che non gli apre lo stadio, alla fine si è giocato, e il Bari,sia pur soffrendo, ha dato una lezione ai siciliani rispondendo alla provocazione sul campo, così come una squadra vera avrebbe dovuto comportarsi. Addirittura si era sparsa pure la notizia che se fossero venuti a Bari solo undici giocatori e qualche juniores. Niente passeggiata all’Ikea, dunque, né gita al mare a divorare ricci per i tifosi baresi, tutti allo stadio. Il Gela, del resto, è recidivo per quanto riguarda queste azioni. E, se vogliamo, è stata punita la sua presunzione.

Tuttavia, non è stata una passeggiata, e nemmeno un trekking tra le campagne bitrittesi. È stata una domenica complicata ed una conseguente vittoria sofferta, un po’ come tutte le gare fin qui giocate dal Bari, dal momento che tutte le squadre giocano alla morte per non sfigurare e sospinte dall’entusiasmo dell’affrontare una grande che chissà quando incontreranno di nuovo. Tre punti d’oro, dunque, per il ritorno tra i professionisti ormai sempre più vicino. Una gara spigolosa contrariamente alle aspettative, ma oggi come non mai contava solo vincere. E così è stato. Del resto, problemi societari a parte, il Gela aveva uno score di nove vittorie fuori casa, come il Bari, mica poco. Chissà, forse, raggiunta la salvezza han tirato i remi in barca dopo la cocente sconfitta interna di domenica scorsa contro la Cittanovese. Certo fa specie constatare che il Gela prende sei gol in casa e a Bari gioca alla morte sfiorando persino il successo. Le cose strane della serie D.

Partita complicata a causa dell’indisciplina del Bari che finisce in nove la gara per due espulsioni al cospetto del Gela che ce l’ha messa tutta per ottenere un risultato positivo. Ma alla fine ha vinto il cuore del Bari.

Cornacchini cambia formazione, senza Simeri e Quagliata squalificati, con Di Cesare senza allenamenti seduto in panchina, e con Bolzoni recuperato in extremis, Floriano e Brienza insieme a Piovanelllo alle spalle di Neglia, Marfella in porta, Nannini, Mattera, Cacioli e Aloisi in difesa, Bolzoni e Hamlili la coppia solita di centrocampo.

I gol premiano più la “pancia” barese più che le idee dei baresi, come spesso capita. I siciliani menano, ringhiano, ogni palla sembra quella decisiva. Ed il Bari da un certo punto di vista, sembra quasi subire questo clima generatosi, la manovra si inceppa e il gioco ne risente ma alla fine sarà il Bari a contare le maggiori azioni pericolose.

Un bel primo tempo nel quale il Bari ha avuto praticamente il pallino del gioco oltre che ad un notevole possesso palla ma è stato il Gela a passare in vantaggio grazie ad un rigore concesso dall’arbitro per un atterramento di Aloisi, già ammonito, a cui è scattata la doppia ammonizione e al conseguente espulsione. Bari in dieci e in svantaggio grazie a Ragosta che ha realizzato il rigore. Ormai il rigore è diventato un “must” per il Bari che ne subisce uno ogni due-tre gare, senza dimenticare le espulsioni diventate anch’esse di normale amministrazione. Forse occorre che si diano una regolata disciplinarmente i giocatori del Bari.

Numerose le occasioni capitate al Bari: dapprima Piovanello prova il sinistro che, con una illusione ottica, fa terminare al lato sulla sinistra di Castaldo: sembrava che si infilasse in rete.

Al 10’ tiro di Neglia servito da Floriano, da solo sbaglia clamorosamente. Poteva essere il vantaggio del Bari. Ancora Bari con Brienza che da fuori area tira in porta ma il pallone termina di poco al lato. Poi c’è un pericolo per il Bari con Mattera che si fa anticipare nei paraggi della propria area di rigore da Sowe, ma per fortuna quest’ultimo commette un fallo e l’arbitro fischia una punizione al Bari al limite dell’area di rigore. Poi cross di Brienza in area e Piovanello con una rovesciata, bella esteticamente, si coordina bene ma il tiro finisce sul portiere. Quindi Cacioli raccoglie un calcio di punizione di Piovanello e di testa colpisce la palla che va a finire alta di poco. Ci prova Neglia che finta il cross ma conclude a rete ma il pallone è alto sulla traversa. Brienza al 33’ si fa vedere con un tiro in area parato in due tempi dal portiere. Poi l’episodio che rompe il pareggio: è il 34’ e l’arbitro fischia un rigore per un fallo di Aloisi che viene anche espulso a causa di una ammonizione presa qualche minuto prima, rigore realizzato da Ragosta che sancisce il vantaggio del Gela.

Ancora un errore colossale di Mattera che libera Sowe il quale si invola solo verso la porta ma per fortuna il tiro conseguente prende il palo. Il Bari va in bambola e non produce più alcuna occasione da rete prestando la guancia ai siciliani che giocano con meno pressione risultando anche più concreti del Bari.

Il secondo tempo si apre con un cambio: dentro Iadaresta per Brienza, così Cornacchini prova a dare una scossa alla squadra. Mattera cade nelle provocazioni del Gela strattonando un avversario e viene ammonito. Sarà il preludio dell’espulsione. La gara diventa una corrida e i nervi cominciano a saltare anche perché quelli del Gela ad ogni intervento cadono per terra simulando falli inesistenti.

E al 10’ c’è il pareggio su un angolo di Floriano, rimpallo in area, e La Vardera devia il pallone nella propria porta provocando un’autorete. E’ un pareggio prezioso perché il Bari era in inferiorità numerica e così prende coraggio per andare avanti.

Anche Bolzoni cade nelle provocazioni andando ad alzare un avversario da terra e l’arbitro lo ammonisce.

Il Bari prova a spingere nonostante l’inferiorità numerica ma il Gela con una evidente pressione gestisce bene la gara provandoci pure a rendersi pericoloso.

Ci prova, allora, Floriano con un assolo ed una incursione ma il suo tiro vien deviato, e poi ancora lui con un tiro finito di un soffio fuori. In tutta onestà l’inferiorità numerica non si vede.

E al 26’ la pressione barese viene premiata con Iadaresta che su cross di Floriano, di testa insacca in gol portando in vantaggio il Bari. E’ apoteosi al San Nicola perché in pochi credevano nel vantaggio per come si erano messe le cose.

Fuori, allora, Piovanello dentro Langella e Floriano per Di Cesare che va ad irrobustire la difesa che prevedibilmente verrà impegnata fino alla fine anche a causa della inferiorità numerica.

E a 37’ c’è la seconda espulsione per il Bari a causa di un fallo di Mattera che va fuori per doppia ammonizione. Il Bari è molto indisciplinato e c’è da riscontrare la doppia inferiorità numerica che potrebbe essere fatale per il Bari. Allora Cornacchini ricorre ad un altro difensore, Bianchi per Neglia. Si soffre, tanto per cambiare. Occorre stare molto attenti e mantenere la calma, sono gli avversari che devono fare gol, questi vantaggi psicologici vanno mantenuti.

Il Bari cerca di gestire la palla ma il Gela con i cambi effettuati dall’allenatore cerca a tutti i costi il pareggio. Cinque i minuti di recupero, si deve soffrire per portare a casa la vittoria. Si fa espellere Di Domenico per un brutto fallo commesso su Piovanello e l’inferiorità numerica si dimezza, ma è troppo tardi per poter fiatare. Occorre terminare la gara. E proprio alla fine il 3-1, su contropiede,  viene sfiorato con Di Cesare che si fa anticipare, da solo, dal portiere sulla ribattuta Iadaresta manda incredibilmente il pallone alto sulla traversa. Al di là del risultato, certi gol non si possono sbagliare. Ma tant’è. Termina la gara col Bari che vince. Una vittoria “sporca” come tante accadute fino adesso. Con un finale al cardiopalma finita ancora una volta in nove Forse occorre oliare qualche meccanismo nei caratteri dei giocatori. Finisce così con la distanza dalla Turris immutata. La serie C, comunque, è lì ad un passo anche se occorre stare attenti perché si vince sul campo e non cullandosi sul blasone per il quale i punti non li regala nessuno. E poi occorre essere più disciplinati e attenti in area di rigore perché i penalty subiti sono oggettivamente troppi.

Massimo Longo