USA: la polizia confonde zucchero a velo con droga

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Errori giudiziari. USA: la polizia confonde zucchero a velo con droga e lei trascorre tre mesi in cella. L’innocenza confermata solo tre mesi dopo l’arresto quando analisi approfondite hanno confermato che trasportava semplice zucchero a velo. I test rapidi della polizia non sarebbero affidabili.

Zucchero a velo in un sacchetto di zucchero a velo: nulla di strano. Ma questa non è stata l’opinione di alcuni agenti di polizia dello stato della Georgia che non solo hanno ritenuto opportuno indagare ma anche arrestare ingiustamente una donna del luogo. I fatti risalgono al Capodanno 2016, quando un’americana quarantunenne Dasha Fincher viene fermata con la sua auto che viene immediatamente sottoposta a perquisizione. Molto rapidamente, la loro attenzione è attratta da una borsa di colore blu chiaro.

All’interno viene trovato un sacchetto di zucchero filato appartenente ai figli di un amico e lasciato in macchina così come conferma la stessa conducente. Una versione che non convince i solerti agenti, perchè da una prima e rapida analisi del campione in loco sarebbe risultata positiva a non meglio specificate droghe. E così la signora viene ammanettata immediatamente e condotta presso la stazione di polizia. E così comincia un lungo calvario per la quarantunenne che ha dichiarato alla stampa americana: “Pensavo che sarei stata rilasciata il giorno dopo, quando ho visto che non era così, pensavo di poter uscire dopo il fine settimana di Capodanno, ma no, poi mi sono detta tutto i giorni “sarai libera domani.” Un rituale che durerà più di dieci settimane anche perchè la donna non aveva la possibilità di pagare la cauzione di un milione di dollari (oltre 880.000 euro), ed è così stata costretta a rimanere dietro le sbarre nonostante continuasse a proclamare la propria innocenza, senza risultato.

Il 22 marzo, quasi tre mesi dopo  l’avvio dell’inchiesta, arrivano i risultati delle analisi approfondite. E l’esito è lapidario: nessuna traccia di droghe è stata identificata. Si tratta di un clamoroso errore giudiziario che ha spedito ingiustamente Dasha Fincher in prigione che ha dovuto tuttavia attendere il 4 aprile per lasciare il penitenziario. La sua prigionia è stata particolarmente dolorosa e l’ha tenuta lontana da eventi importanti per la sua famiglia: non ha potuto assistere alla nascita dei suoi nipoti e di stare con una delle sue figlie, che ha sofferto un aborto spontaneo. “Non ero lì per la mia famiglia quando aveva bisogno di me”, ha dichiarato ai media statunitensi. “Non mi fido più delle autorità”, sostiene la quarantenne che ha deciso di farsi giustizia. Questa non è la prima volta che i prodotti alimentari sono risultati positivi negli Stati Uniti. Ciò è dovuto in particolare ai dispositivi utilizzati dalla polizia durante i controlli risultati costantemente inaffidabili. La possibilità di errore starebbe nel fatto che non solo verrebbero rilevate le droghe pesanti, ma tutta una serie di altre sostanze.

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un caso che non appare più limite in merito ad errori della polizia giudiziaria e degli inquirenti per l’abuso che si continua a fare della custodia cautelare in tutte le situazioni. Un problema non solo americano, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ma che riguarda la necessaria predisposizione e tutela delle necessarie garanzie per tutti coloro che sono sottoposti ad indagini e che ci dovrebbe invitare tutti a riflettere in un momento storico nel quale troppi sono pronti ad agitare manette, quando, come nel caso in questione, chiunque potrebbe essere attinto da una misura cautelare solo perchè trasportava un banale sacchettino di zucchero a velo nella propria auto.