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Sergio Fedez & Co

È colpa di Fedez quella di essere quello che è, che si è arricchito diventando un modello deteriore per milioni di italiani? O la colpa è di questi fan del nulla ricoperto di televisione fondente che si fanno incantare da infimi distrattoli di massa a tal punto che nemmeno i colpi di cannone diretti contro le loro vite riescono a risvegliarli dal letargo? È colpa del presidente della ex repubblica se si irrita non appena teme di essere coinvolto in qualcosa che riguarda il Paese, ma anche il suo specifico ruolo di capo del Csm?

Se si adombra alla sola idea di dover sapere che esiste una loggia super segreta composta da magistrati, alti ufficiali dell’Arma dei carabinieri e della guardia di finanza, professionisti ed imprenditori per condizionare nomine in magistratura e negli incarichi pubblici? Come dire, lontan dagli occhi lontano dalle responsabilità. E’ sua la colpa o è invece di un sistema politico abburattinato dentro le pieghe più oscure della subalternità che ha prodotto questo singolare inquilino del Quirinale così simile a un trompe l’oeil di un presidente piuttosto che a uno vero?

E di chi è la colpa se è stato srotolato il tappeto rosso per accogliere a Palazzo Chigi Mario Draghi come fosse Mastro Lindo, il gigante buono, ma che notoriamente è stato da sempre il grande svenditore dell’Italia la cui carriera in ultima analisi è dovuta proprio a questo ruolo perverso? Forse ai vuoti di memoria degli italiani o alla loro caratterialità frammentaria ed episodica o ai suggeritori di massa che guidano il coro e intonano i peana ad uno che è rimasto ancorato alle fesserie bocconiane dell’”austerità espansiva”, oggi sbertucciate persino dall’Fmi? O piace perché è uno che prende sempre e comunque ordini da qualcuno, sia esso la Goldman Sachs o la J.P Morgan o  il Monte dei Paschi o la Merkel o la Bundesbank,  venendo invece  accreditato come interlocutore dotato di un’autonomia grazie al  suo prestigio?  Chi non ha ancora capito che il prestigio di Draghi dipende proprio dalla sua subalternità?

Ora di fronte a tutto questo quando sento alcuni illusi dire che il tappo sta saltando che ci si libererà quanto prima della a furor di popolo della dittatura sanitaria che eleva al cubo lo stato miserando dello Stivale, che ha eliminato le più elementari libertà per difenderci dall’influenza, mi chiedo che film stiano guardando perché non è che la gente non sia incazzata, ma è ancor più completamente disorientata, semplicemente non ha idea del fatto che ci si può ribellare anche se non lo dicono Giletti e la Merlino, ovvero tutto lo squallido apparato di persuasione di massa che ha dominato la vita italiana per almeno due decenni.

Ma se pure qualcuno è ormai spinto a vedere nella ribellione l’unica possibile via d’uscita da un sistema sempre più autoritario e politicamente dissoluto, raramente ha un orizzonte di pensiero politico coerente nel quale rendere efficace la disobbedienza: da troppi anni l’esistenza di un pensiero al di fuori di quello unico è stato esorcizzato, condannato, marginalizzato. Al contrario di quanto non si pensi non esiste azione senza idee, al limite possono esistere idee senza azione, se proprio vogliamo ipotizzare una sindrome di Oblomov in politica.

Il potere neoliberista è stato astuto: non soltanto ha ridotto le resistenze ai minimi termini attraverso i media e la distrazione del consumo, ma laddove questo non era possibile ha semplicemente favorito la proliferazione di antagonismi sparsi e spesso contrapposti che non riescono a unire le forze nemmeno di fronte alla prospettiva di una totale dissoluzione del Paese e delle basi stesse per far sentire la propria voce. Eppure la situazione e gli eventi sono tali da far esplodere la collera. Peccato che essa sia stata dichiarata politicamente scorretta a meno che non arrivi dal potere che ora aspira ad avere anche questo monopolio.

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