Principale Arte, Cultura & Società L’esodo dei danzatori pugliesi: le testimonianze di Eliana, Gianni e Sara

L’esodo dei danzatori pugliesi: le testimonianze di Eliana, Gianni e Sara

L’esodo dei danzatori pugliesi: le testimonianze di Eliana, Gianni e Sara

di Virginia Capozzi

Non è una novità ormai che numerosissimi giovani del sud “emigrino” al nord o all’estero per cercare di realizzare i propri sogni, in settori che il nostro territorio, purtroppo, non supporta adeguatamente. Quasi sempre il mondo che ne risente di più è quello dell’Arte, declinata in tutte le sue forme.

La Danza, in particolare, ci dà la possibilità di riflettere su questo fenomeno migratorio, in quanto la Puglia – e in generale l’Italia – non offrono concrete opportunità lavorative per i danzatori che, dopo anni di studio nelle proprie scuole di appartenenza, dislocate qua e là nei paesi e in diversi quartieri delle città, scelgano di perseguire questa strada anche nel loro futuro.

Ne ho voluto parlare con tre talentuosi amici, tre danzatori pugliesi di danza contemporanea, che da anni vivono e lavorano lontano dalla loro terra: Eliana Stragapede, laureata alla Codarts University for the Arts (Rotterdam, Olanda) e attualmente danzatrice per la compagnia belga di teatro-danza, Peeping Tom (Bruxelles); Gianni Notarnicola, danzatore per la Batsheva Dance Company (Tel Aviv, Israele) e Sara Nicastro, laureata alla ZHdK University of the Arts (Zurigo, Svizzera) e attualmente danzatrice per l’imPerfect dancers Company (Pisa).

Perché hai deciso di lasciare la tua Città/paese?

Gianni: “Lasciai il mio paese perché all’epoca non mi offriva molto sia umanamente, che artisticamente e avevo un grande bisogno di trovare la mia comunità e sentirmi a casa in una maniera più profonda”.

Eliana: “Ho iniziato danza all’età di sei anni e posso affermare di aver avuto sicuramente una buona formazione di base, perché in Italia – se sai riconoscerli e differenziarli – ci sono ottimi insegnanti; sentivo però la necessità di scoprire di più e nel mio paese mi sentivo parecchio limitata”.

Sara: “È come se in quel momento non mi fossi neanche posta l’interrogativo: sapevo che, per fare ciò che desideravo in modo professionale, sarei dovuta necessariamente andare via. A spingermi sono state la curiosità di ciò che c’è aldilà, la voglia di costruire la mia identità artistica e di non avere rimpianti, ma soprattutto di decidere come tracciare il mio cammino e di non lasciarmi intimorire dall’apparente mancanza di possibilità e sicurezze”.

Pensi che la Puglia non dia serie opportunità ai danzatori?

Gianni: “Credo che la Puglia abbia tantissimo da offrire e fortunatamente il turismo negli anni sta facendo cambiare le prospettive. In ambito artistico ci sono realtà che supportano i giovani a formarsi professionalmente, ma posti di lavoro per un danzatore che vuole danzare a teatro non ce ne sono mai stati molti. Che io conosca attualmente c’è soltanto una compagnia di danza contemporanea, supportata dal Teatro Pubblico Pugliese. Bari potrebbe dare molte più opportunità ai danzatori, ma si dovrebbe rivoluzionare quello che è il punto di vista artistico della città, avvicinare il pubblico locale ad una vasta e versatile scelta di arte contemporanea.”

Eliana: “Penso che il lavoro di performer in questa regione sia effettivamente possibile solo se affiancato all’insegnamento o ad un altro lavoro. Ho amici che hanno provato a proseguire qui, o in generale in Italia, ma al di fuori di quelle poche solide realtà esistenti principalmente al nord, hanno trovato ben poche alternative. Purtroppo spesso lavorare in Italia significa scendere a compromessi: conosco ragazzi che, per passione e pur di fare esperienza nel campo, non solo lavorano un numero spropositato di ore, ma vengono anche a malapena pagati.”

Sara: “Bari, e la Puglia in generale, pullulano di talenti, ma nella mia esperienza si tratta per lo più di ragazzi e ragazze che hanno poi scelto di trasferirsi altrove. Le possibilità di studio qui sono ottime, ma mancano concrete possibilità di lavoro, di supporto e di interazione con ambienti esterni. In ogni caso penso sia anche nella natura di un danzatore il desiderio di andare fuori ed esplorare la varietà che caratterizza questo settore.”

Cosa hai trovato, invece, fuori dalla tua terra e/o dall’Italia?

Eliana: “In generale la cultura della danza, specialmente quella contemporanea, è più forte e radicata nei paesi del nord Europa. Lì non mancano mai investimenti e consistenti contributi pubblici a favore degli artisti o delle realtà locali. Questi investimenti arricchiscono di fatto il territorio, con ricadute positive sia a livello economico che socio-culturale. Te ne accorgi oltre che dalle maggiori possibilità lavorative, anche dai teatri pieni e con un pubblico di ogni fascia d’età.

La cultura italiana ha, invece, da sempre un’impostazione più classica, senza dubbio valida e necessaria, ma non abbastanza attuale e al passo con ciò che c’è fuori. Nei teatri italiani – soprattutto al sud – si predilige il balletto classico, l’opera e la prosa, mentre è rarissimo assistere a spettacoli con un contenuto più moderno o sperimentale. Da noi, probabilmente, non si otterrebbe lo stesso riscontro da parte del pubblico, pubblico che, a mio parere, andrebbe educato a saper decifrare anche un linguaggio nuovo e diverso.

Negli ultimi anni sono stati avviati alcuni progetti formativi in Puglia, proponendo lezioni teoriche e pratiche con professionisti del settore a livello nazionale e internazionale e questo è sicuramente un passo avanti, ma la strada è ancora lunga.”

Sara: “Avendo studiato in Svizzera, ho vissuto da vicino un contesto in cui l’arte e la danza ricevono attenzioni tanto quanto qualsiasi altra attività o professione. La danza, in particolare nell’Europa del centro-nord, non è costretta a sopravvivere come accade in moltissime realtà italiane, ma vive grazie a importanti supporti statali e a una cultura condivisa, che non riguarda solo chi la sceglie come mestiere.

La mia decisione di tornare in Italia è stata ben ponderata: volevo davvero lavorare con questa compagnia con cui, ahimè o per fortuna, mi esibisco quasi esclusivamente all’estero. Avere la nostra sede lavorativa in Italia ci permette di ricordarci ogni giorno quanto qui purtroppo la nostra professione non sia davvero riconosciuta, anzi direi conosciuta; quindi, piuttosto che combattere contro disinteresse e difficoltà economiche, cerchiamo altrove stimoli e opportunità di performance. Sono comunque grata di poter lavorare nel mio Paese e nel mio piccolo sento che è importante dare un minimo contributo al mondo dell’Arte e agli artisti che sono qui come me.”

Se non avessi avuto la possibilità di andare fuori, cosa avresti fatto qui?

Gianni: “Avrei sicuramente provato a costruire una mia realtà, un centro creativo per residenze artistiche e organizzato incontri culturali, così da realizzare un vasto territorio di crescita non solo per l’artista, ma anche per il pubblico, in modo da creare scambi tra l’estero e la Puglia: far conoscere al mondo i nostri colori e le nostre storie e allo stesso tempo far vedere ai locali cosa c’è fuori la Puglia e nel mondo.”

Sara: “Penso che avrei continuato a fare danza, magari insegnando o cercando collettivi di danzatori sul territorio, ma mi sarei creata una strada alternativa, per non vivere nell’incertezza del futuro. In realtà si tratta un po’ di quello che sto facendo ora: una volta rientrata dalla Svizzera, ho iniziato una triennale in Scienze Politiche che sto portando avanti parallelamente al mio lavoro. Mi sono detta: “Ora sei qui e hai modo di farlo. Se dovessi rimanere in Italia, non si sa mai…”. Un piano B insomma, che non vorrei sostituisse mai il mio lavoro nel mondo della danza, ma magari in futuro lo integrasse.”

Eliana: “Lasciare il mio paese e la mia famiglia non è stato di certo facile e devo ringraziare i miei genitori che mi hanno sostenuta, ma se fossi rimasta a Bari probabilmente avrei fatto una scelta diversa, forse avrei frequentato un’altra università che mi avrebbe dato qualche sbocco lavorativo, oppure mi sarei trasferita al nord Italia per cercare di continuare il mio percorso artistico di danzatrice con le realtà esistenti.”

Ti manca la tua città? Hai mai pensato di tornarci stabilmente in futuro?

Gianni: “Mi manca quasi tutto: il mare, il cibo, la famiglia, amici, il calore, la bella vita e il tempo che si ferma. Sono tanto grato alla mia terra, senza le realtà che ci sono in Puglia, non sarei mai arrivato a questo punto. In futuro non so cosa farò, solitamente seguo me stesso e lascio accadere le cose. Ora sto bene a Tel Aviv: amo lo stile di vita, i ritmi intensi e poter lavorare per la compagnia dei miei sogni. Vedremo.”

Sara: “Mi mancano costantemente i miei affetti e i miei posti del cuore, ma qui sono serena perché so di avere una sicurezza, un luogo in cui posso lavorare 12 mesi l’anno e quindi vivere di ciò che amo. Per ora desidero continuare a costruire la mia carriera da danzatrice, a mettermi in gioco e a sfruttare le possibilità che realtà internazionali hanno da offrire. Poi, per un domani, varie professioni che circondano quella del ballerino mi affascinano, quindi valuterò.”

Eliana: “Sono molto legata alle mie origini e sento sempre la mancanza dei miei cari, come penso tutti coloro che sono fuori. Personalmente per il momento ho intenzione di proseguire la mia esperienza artistica da performer, ma non escludo la possibilità un domani di dedicarmi all’insegnamento. Chiaramente poter esercitare il mio lavoro nella mia terra rimarrà sempre uno dei miei più grandi sogni e sono certa anche quello di tanti altri ragazzi.”

Tirando, quindi, le somme del vissuto dei miei tre amici, per i pugliesi è possibile tentare un futuro da danzatore all’estero o fuori regione, se si gode delle disponibilità economiche e del supporto totale della famiglia. In caso contrario, si può continuare a prendere lezioni di danza e ad esibirsi in loco oppure si può intraprendere la carriera di insegnante, ma sempre con a latere un progetto di vita alternativo, che assicuri una certa stabilità.

In pratica si è destinati a rinunciare ai propri sogni di danzatore, appendendo le scarpette al chiodo.

È questa la Puglia che vogliamo?

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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