
IL REFERENDUM SVOLTO IN SVIZZERA L’8 MARZO 2026
Pochi sanno che alcuni giorni prima del Referendum in Italia, basato sulla separazione della carriere dei magistrati programmato per il 22 e 23 marzo 2026, anche nella democraticissima Svizzera si è tenuto l’8 marzo scorso un referendum teso a introdurre nella Costituzione federale svizzera, la tutela esplicita del denaro contante.
Certo, tra i due Referendum, quello svizzero prima e quello italiano poche settimane dopo, il più importante è stato sicuramente il nostro, quello sulla separazione delle carriere, ma il popolo si è comportato in maniera totalmente opposta al popolo svizzero dove il Si ha vinto sul No.
Infatti, l’esito della consultazione in Svizzera è stato molto chiaro: il 73,4% dei votanti e tutti i 26 cantoni hanno approvato il controprogetto presentato dal governo votando “Si” (al contrario di quanto è accaduto in Italia), che prevede l’inserimento in Costituzione del principio secondo cui devono essere garantite (sempre in tema di garanzie verso il popolo) la disponibilità e la circolazione di monete e banconote.
Più che logico dal momento che, il popolo, deve sempre esprimersi in favore del miglioramento delle leggi e/o dei meccanismi giuridici ad esse collegati.
L’origine del dibattito in Svizzera risiede nell’iniziativa popolare nel principio di “Il denaro contante è libertà”, promossa infatti dal Movimento per le Libertà.
I promotori temevano che la crescente diffusione dei pagamenti digitali potesse portare, nel lungo periodo, alla progressiva scomparsa del contante.
Per questo motivo, i Referendari, chiedevano di sancire costituzionalmente il diritto all’uso del denaro materiale, ritenuto un mezzo di pagamento sicuro, anonimo e indipendente dalle infrastrutture tecnologiche e dai sistemi finanziari digitali.
Pur riconoscendo il valore del contante nell’economia svizzera, il Consiglio Federale Svizzero e il Parlamento Europeo hanno ritenuto l’iniziativa troppo rigida nelle sue formulazioni.
È stato quindi elaborato un “controprogetto diretto”, successivamente accettato dalla popolazione, che stabilisce che la Banca Nazionale Svizzera debba assicurare un approvvigionamento sufficiente di contante e che il franco svizzero resti la valuta nazionale.
In questo modo si garantirà una tutela costituzionale del contante, ma con una formulazione più flessibile rispetto alla proposta originaria.
Le motivazioni alla base dell’ampio consenso popolare sono legate soprattutto al valore simbolico e pratico attribuito al contante nella società svizzera.
Il Referendum si inserisce in un contesto in cui l’uso del contante è in progressiva diminuzione a favore dei pagamenti elettronici: nel 2024 circa il 30% delle transazioni in Svizzera avveniva ancora con denaro fisico.
Nonostante questo calo, la popolazione ha scelto di proteggere il contante al massimo livello giuridico, una scelta che avvicina la Svizzera ad altri Paesi europei, tra cui Ungheria, Slovacchia e Slovenia, che hanno già adottato misure simili.
Con il voto dell’8 marzo 2026, quindi, il diritto all’utilizzo del denaro contante in Svizzera ottiene una protezione costituzionale formale e sostanziale, confermando il ruolo del contante come elemento ritenuto ancora essenziale per l’equilibrio del sistema economico e per la libertà dei cittadini.
Molti cittadini, infatti, considerano il denaro contanti come uno strumento di libertà individuale, tutela della privacy e sicurezza economica, particolarmente utile anche in situazioni di emergenza, come blackout, attacchi informatici, coinvolgimento in tensioni e in guerre internazionali e, quindi, il possibile quanto probabile malfunzionamento e/o blocco totale dei sistemi elettronici, con il pericolo concreto di riportare il popolo indietro di centinaia di anni, ovvero, con la naturale reintroduzione dello scambio e del baratto.
Ciò che è apparso straordinariamente censore in occasione del risultato referendario svizzero (avvenuto abbondantemente molto prima di quello italiano), è il fatto che di detta notizia ne hanno taciuto tutti i media, o quasi, sia quelli riconducibili ad una parte politica, sia quelli legati allo schieramento opposto”, in maniera bipartisan, forse per non influenzate il popolo italiano che avrebbe potuto guardare a quel voto popolare Svizzero, sicuramente, in maniera diversa e più emulativa in termini di consapevolezza individuale e, quindi, rendere il nostro voto meno ideologico e democraticamente meglio valutato, dal momento che c’era in gioco il futuro dei nostri figli e dei figli dei figli che verranno.
Penso che tutto si sia risolto in uno spot politico che si è espresso giammai sul contenuto del Referendum (atteso che tanti politici che si sono espressi pubblicamente in favore del “No”, negli ultimi anni, in occasione di tante interviste video, si erano espressi diversamente in favore del ”Si”) ma su chi, politicamente, bisognava mandare a casa e chi no.
Quindi, non me ne voglia nessuno di ciò che scrivo e di ciò che affermo, poiché non è né contro gli uni né contro gli altri.
A proposito, in Italia non abbiamo nessun Comitato costituito in favore del contante e della Lira?
Mah…
Notizia di riporto a cura di: ROBERTO CHIAVARINI Opinionista di Arte e Politica






