
Dove sono gli spazzini? – Alcuni anni fa, molti lo ricordano, le nostre strade erano spazzate quotidianamente dagli operatori ecologici, volgarmente detti spazzini, che per pochi soldi ogni giorno all’alba potevi incontrare e che ti salutavano e scambiavano poche chiacchiere con i mattinieri che uscivano dalle loro case; spazzini che involontariamente controllavano quanto accadeva e conoscevano cose e persone del loro quartiere..
Oggi a Bari, anche in centro, quegli addetti all’igiene urbana sono stati sostituiti da un mezzo che spara acqua e aria ad alta pressione attraverso delle lance comandate da un paio di persone vestite da astronauti; quindi gli spazzini, persone in carne ed ossa, sono stati sostituiti da un mezzo meccanico (valore minimo presunto alcune decine di migliaia di euro), da almeno tre addetti “specializzati”, si utilizzano acqua, detergenti, disinfettanti, carburanti, lubrificanti, meccanici, pezzi di ricambio, guardiani e controllori e contabili che devono gestire tutto questo meccanismo e tutto il resto che sappiamo.
Qualcuno, forse, fa il pieno alla propria automobile con quel carburante? Non lo sapremo mai. Se il custode del deposito di carburante un giorno non va a lavorare che si fa? Certo è che, ci dicono, è il progresso inarrestabile che non permette altro percorso. La tecnologia è il futuro, è il progresso e quando si pronuncia questa parola tutto si ferma anche il cervello va in immediata pausa: il progresso tecnologico è il nuovo Dio, il nuovo Paradiso in terra cui tutti tendono dalla nascita. Gli spazzini spariscono e quella cosa che si faceva con una scopa di saggina e una persona viene oggi complicata per cento e mille volte. Ma la cosa accade per tutti i deboli del sistema.
La spesa che si sostiene per la pulizia delle strade è ormai un multiplo di quanto si spendeva prima e presto ci diranno che quel motore ha contribuito a riscaldare il Pianeta, che l’aria non è più quella di una volta, che il disinfettante che è stato aggiunto all’acqua imprevedibilmente produce cancri o altro simile, che cresce la disoccupazione, che gli operatori stanno troppo tempo zitti e quindi hanno bisogno di una psicoterapia ogni tre mesi, anche gli occhi costretti ad essere usati di notte hanno bisogno di un periodo supplementare di ferie annue di tre mesi…. Quindi??? Quindi servirà nuova tecnologia ancora più sofisticata per porre rimedio a tanto disastro. Mentre di scope di saggina non ce ne sono più perché nessuno ne produce più.
Insomma: questa sostituzione delle persone con le macchine è cosa buona o no? La cosa, come tutti sappiamo, non riguarda solo il caso vistosissimo detto, ma l’intera umanità. È più importante l’efficienza o la persona? Chiunque capirebbe che se è vero che non esiste più un settore che possiamo considerare immune da immani problemi è evidentemente vero che è il pensiero che gli sta a monte che ha raggiunto la maturità e adesso non produce altro che guai. Serve una nuova filosofia.
Quanti milioni di uomini fanno e farebbero viaggi costosi e rischiosi pur di venire qui da noi a spazzare le strade per renderci la vita più gradevole e pur di scappar via da guerre e povertà?? E invece i nostri governanti “progressisti” preferiscono arricchire lontani industriali produttori di questi mezzi tecnologici anziché dar lavoro almeno a quelli che qui già ci sono e sono spinti alla malavita dalla burocrazia e dalla fame. Oppure, i più intelligenti, portano il “progresso” in Africa (in una parte modestissima di quel nobilissimo continente) spianando strade e costruendo ferrovie o aeroporti più utili a quelli che porteranno lì i nostri prodotti (quelli scartati dai supermercati dei paesi ricchi) che a favorire le imprese locali che non ci sono. Mentre le tribù armate quelle ci sono e troveranno le strade molto utili per le loro scorribande.
Quindi togliere un lavoratore che si accontentava di un modesto stipendio per favorire lontani industriali può essere il simbolo di una mentalità chiaramente suicida di una collettività che dopo un secolo di modernizzazioni che hanno prodotto danni irreparabili e ancora non si decide di mettere sul banco degli imputati proprio quel Vitello d’oro dei giorni nostri che è un profondamente maleinteso “progresso” fondato sulla tecnologia e non sull’uomo.
di Canio Trione
(foto Amniu Bari)
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