Principale Arte, Cultura & Società Un teatro mille sguardi la verità oltre la cronaca

Un teatro mille sguardi la verità oltre la cronaca

L'illusione di un istante, il peso di una vita: a Galatina la verità sulla droga

Il 13 marzo 2026, il Teatro Cavallino Bianco di Galatina ha smesso per un giorno di essere un luogo di spettacolo per trasformarsi in un’agorà di coscienza civile. Le luci della ribalta si sono accese non su una rappresentazione, ma su una realtà nuda e spesso taciuta: quella delle dipendenze che assediano le nuove generazioni. L’evento “Scegliere la libertà. Informarsi, capire, decidere” non è stato il solito convegno istituzionale fatto di discorsi calati dall’alto, ma un incontro ravvicinato tra chi lo Stato lo rappresenta e chi, quel futuro, deve ancora scriverlo. L’iniziativa, promossa dalla Polizia di Stato di Lecce in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Polo 3 di Galatina e il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, si inserisce nel solco di progetti nazionali come “MovidaMente”. L’obiettivo? Costruire uno scudo di consapevolezza prima che il danno sia fatto.

Le Istituzioni in prima linea: “Non siete soli”

in foto il sindaco di Galatina Fabio Vergine ph. dt www.corrierepl.it

Ad aprire i lavori è stata la voce delle autorità, che hanno parlato ai ragazzi non come numeri, ma come cittadini. Il Questore di Lecce, Gian Pietro Lionetti, e il Prefetto Natalino Manno hanno evidenziato la complessità di un fenomeno che non è solo sanitario, ma di sicurezza pubblica. Il Sindaco di Galatina, Fabio Vergine, ha rivolto un appello accorato alla platea:“La nostra missione come amministratori è offrirvi i campi sportivi, le scuole moderne, i centri culturali. Sono questi i luoghi dove si coltiva la vera libertà. La droga è una catena, e noi siamo qui per darvi le chiavi per non farvela mai mettere al collo.”Il dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale, Trifiletti, ha poi rimarcato il ruolo della scuola: non solo un distributore di nozioni, ma un “palestra di legalità” dove imparare il valore del rispetto per se stessi.

La geografia del mercato: oltre 200kg di veleno sequestrati

Uno dei momenti più d’impatto è stato quello dedicato ai numeri. Il Questore Lionetti ha snocciolato i dati dell’attività operativa dell’ultimo anno (maggio 2025 – marzo 2026), cifre che raccontano una guerra di logoramento contro le organizzazioni criminali:

Sostanza Quantità Sequestrata
Cannabinoidi Oltre 200 kg
Cocaina Oltre 33 kg
Eroina e Sintetiche Circa 15 kg

“Questi chili di droga sono vite salvate dallo spaccio,” ha spiegato il Questore. Ma ha anche avvertito: “Finché ci sarà domanda, ci sarà offerta. La battaglia finale si vince nelle vostre teste, non solo per strada.”

Il volto oscuro delle mafie

L’ex Procuratore Antonio De Donno e il giudice Francesca Mariano hanno scavato nel retroscena economico del narcotraffico. Ogni banconota scambiata per una dose è un mattone che costruisce l’impero delle mafie, che si nutrono della fragilità dei ragazzi per accumulare potere e violenza. Il giudice Mariano ha condiviso la sua esperienza in aula: storie di famiglie distrutte e di giovani vite interrotte da procedimenti penali nati “quasi per gioco”.

La metamorfosi del pericolo: le nuove droghe

in foto Dott. Antonio Pignataro ph. dt www.corrierepl.it

Antonio Pignataro, Consigliere della Presidenza del Consiglio, ha portato un contributo tecnico fondamentale, spiegando come il mercato si sia evoluto. Non si parla più solo di sostanze “tradizionali”, ma di droghe sintetiche create in laboratori clandestini, spesso impossibili da dosare correttamente e con effetti devastanti sul sistema nervoso centrale già dalla prima assunzione.

Pignataro ha rotto il protocollo, scendendo tra le file dei ragazzi. Ne è nato un botta e risposta serrato:

“Ma la cannabis fa davvero male?” ha chiesto uno studente.

“Altera lo sviluppo di un cervello ancora in formazione, modificando i circuiti del piacere e della memoria proprio nel momento della loro massima evoluzione,” è stata la risposta scientifica e diretta, che ha squarciato il velo di molti falsi miti sulla “leggerezza” di alcune sostanze.

Questo monito è stato supportato dai dati clinici della dottoressa Mariangela Pascali, direttrice del SerD di Lecce, che ha spostato l’asse del discorso da una questione morale a una puramente medica e sociale. La dottoressa ha illustrato con estrema chiarezza come la dipendenza non debba essere più considerata un semplice “vizio” o una mancanza di

in foto dott.ssa Mariangela Pascali, dir. SerD di Lecce ph dt www.corrierepl.it

volontà, ma una vera e propria patologia neurobiologica cronica.Attraverso l’analisi dei percorsi terapeutici, la Pascali ha mostrato come le sostanze stupefacenti agiscano come un “sabotatore interno” che devasta letteralmente le sinapsi, interrompendo le normali connessioni neuronali e rendendo il cervello incapace di provare gratificazione per le attività quotidiane. Ma il danno non si ferma ai neuroni: la dottoressa ha descritto con delicatezza e fermezza la “desertificazione degli affetti” che ne consegue. La dipendenza, infatti, isola il giovane in una bolla dove l’unico legame rimasto è quello con la sostanza, portando al progressivo sgretolamento dei rapporti familiari, delle amicizie e di ogni progetto di vita futura. Un racconto crudo che ha ridefinito la droga per quello che è: un ladro di tempo, di salute e, soprattutto, di relazioni umane.»

Il racconto di chi è tornato dall’inferno

Se i dati hanno colpito la mente, la testimonianza di Vito Vernì della Comunità Emmanuel ha toccato le corde dell’anima. Nel teatro è calato un silenzio quasi irreale quando Vernì ha iniziato a raccontare la quotidianità della comunità.“La droga è un ospite educato: non urla, non ti spaventa subito. Si presenta come una soluzione ai tuoi problemi, alla tua timidezza, alla tua noia. Ma il prezzo che chiede è tutto quello che hai: i tuoi sogni, la tua famiglia, la tua faccia allo specchio.”Vernì ha parlato dei “sogni interrotti”, di ragazzi che avevano il talento per essere campioni o artisti e che oggi lottano per ritrovare la forza di fare una passeggiata senza l’ansia della dose. Una lezione di umanità che ha lasciato molti studenti visibilmente commossi.

Il manifesto della libertà consapevole

La chiusura è stata affidata alla dirigente scolastica Patrizia Carra, che ha tirato le fila di una giornata intensa. La libertà, ha spiegato, è un muscolo che va allenato con l’informazione. Non c’è libertà senza conoscenza del rischio.L’incontro si è concluso con l’eco delle parole di Albert Camus: “La libertà non è nulla se non include la responsabilità. I ragazzi sono usciti dal teatro non con un semplice opuscolo in mano, ma con una consapevolezza nuova: quella che ogni singola scelta, anche la più piccola, definisce l’uomo o la donna che diventeranno.

Cosa possiamo fare ora?

Questa giornata a Galatina è solo l’inizio di un percorso. La prevenzione non finisce in teatro, ma continua a casa e a scuola.

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