
In questo articolo di 12 anni fa parlavo di Pino il gioielliere della frutta e Andrea che vende bibite e vuole fare l’attore.
Quell’Andrea è passato da un negozietto di bibite a due supermercati, ma il gioielliere ormai da diversi mesi è chiuso e, almeno lui, non apre più.
La foto di Google Hert mostra Pino ancora in attività sulle sue cassette, segno che la rete non si è ancora aggiornata e mostra un negozio scarno senza insegna, retaggio di un passato che non ha voluto cambiare e che ha puntato soprattutto sui colori di frutta e verdura.

Le mie scorribande da borgataro si sono sempre soffermate sui negozi di vicinato, quelli che ti regalano l’incontro, durante le passeggiate o l’incombenza degli acquisti, fuori dalle corsie degli ipermercati dove fiumi di consumatori anonimi neanche si sfiorano. Anche un semplice “come stai?” diventa conforto.
La foto l’ho antichizzata proprio per rimarcare la stretta continuità col passato. Il confronto con l’attualità è sconfortante. Fin dai primi vagiti del giorno, si sentivano rumori di serrande, cassette scaricate: “sono le 5 ha già aperto Pinuccio”.
Una disabile partiva dall’atrio interno dello stabile dove abito e tranquillizzando la sorella, anch’essa psicolabile diceva: “mo aveng Ninì”. Si recava a prima ora a fare la spesa.
Il tempo carogna crea la nostalgia canaglia è sempre così, ma una saracinesca che chiude non è mai uguale alle altre. Non solo per un fatto privato, di amicizia, ma per aspetto sociale, è un luogo di rappresentanza simbolica che viene meno. Un punto di riferimento della città che ricercava la frutta migliore e meglio servita, depositaria di una cultura gastronomica di mezzo secolo di attività.
Un patrimonio perduto? Il suo aiutante abbiamo saputo che potrebbe riaprire, ha fatto alcune modifiche interne.
Forse, il commercio è salvo.
Ma resta il rammarico di un pezzo di storia passata. La chiusura di Pino Guazzeri ha lasciato un vuoto difficile da colmare, specie per chi, come me, ha imparato a riconoscere il valore umano dietro le bancarelle e i piccoli gesti quotidiani.
Il negozio non era solo un luogo per acquistare frutta, ma una vera e propria piazza, uno spazio di dialogo, scambio e memoria collettiva. Non è un caso che ancora oggi, passando davanti a quella saracinesca abbassata, si percepisca una sorta di silenzio solenne, quasi un tributo al tempo che fu.
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