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Roberto Pignataro, “Donne”, il mistero e la forza dell’universo femminile

La poesia “Donne” di Roberto Pignataro racconta il mistero, la forza e la bellezza dell’universo femminile. Una riflessione di Marilù Murra tra poesia contemporanea e identità.

“Donne” il mistero e la forza dell’universo femminile.
Riflessione sull’universo femminile.

La poesia “Donne” di Roberto Pignataro attraversa il mondo femminile tra tempesta e grazia, raccontando la donna come forza silenziosa, rifugio e paesaggio dell’anima.

Le donne, nella poesia, non sono mai soltanto figure. Sono paesaggi.

La poesia “Donne” di Roberto Pignataro racconta proprio questo paesaggio dell’anima femminile, fatto di luce e ombra, di tempeste improvvise e silenzi profondi.

Il testo prova ad attraversare questo territorio con uno sguardo che non pretende di spiegare il femminile, ma di avvicinarsi al suo mistero.

La poesia si apre con un ricordo semplice, quasi adolescenziale. Lo sguardo di un ragazzo davanti alla bellezza femminile, sospeso tra attrazione e timore.

“Le guardavo sì belle come si guarda un incendio da lontano per paura di bruciarmi.”

È un’immagine potente. L’incendio illumina, scalda, ma ricorda anche che esistono forze che non possono essere possedute.

Le donne non sono un enigma da risolvere, ma un paesaggio da attraversare con rispetto.

Nel testo di Pignataro la donna non è mai una figura statica. È fiume, pioggia, grano maturo, notte di stelle. Metafore naturali che restituiscono l’idea di una forza antica, capace di generare vita ma anche di custodire segreti.

“Sono casa e viaggio insieme.”

Due parole che racchiudono un’intera visione del mondo femminile, rifugio e movimento, radice e orizzonte.

La poesia suggerisce anche un’altra verità, spesso dimenticata, ogni donna custodisce una parte di sé che resta inaccessibile.

“Tutte hanno una stanza segreta ove nessuno entra davvero.”

Non è distanza. È identità.

Uno dei passaggi più intensi del testo riguarda la capacità femminile di rialzarsi, una forza silenziosa fatta di dignità, gesti quotidiani e rinascita.

“Una donna non si conquista. Si custodisce.”

È una prospettiva che ribalta una mentalità ancora diffusa, la relazione non come conquista ma come cura. Non forza, ma verità.

La poesia di Roberto Pignataro non prova a spiegare le donne. Le osserva. Le vede chine su un libro, mentre raccolgono i capelli con un gesto distratto, mentre portano sul volto la fatica e la gioia di generazioni.

E alla fine resta una consapevolezza semplice e luminosa, le donne non sono territori da conquistare.

Sono paesaggi vivi, fatti di luce e ombra, che chiedono solo una cosa rara.

Essere attraversati con rispetto.

Perché, in fondo, la parola donna — quando è pronunciata con verità — non è soltanto un nome.

È un canto di bellezza che continua a salvarci.

Le donne non si spiegano. Si ascoltano, come si ascolta il mare.

Testo integrale

Riportiamo di seguito il testo integrale della poesia “Donne” di Roberto Pignataro, da cui nasce la riflessione proposta in questo articolo.

 

Donna che legge un libro vicino a una finestra illuminata dal sole, immagine simbolica
La lettura come spazio intimo dell’anima femminile

Donne

Da ragazzino
Le guardavo si’
Belle
Come si guarda un incendio
Da lontano
Per paura di bruciarmi
Le donne
Non si fermano alla pelle
Ti scavan dentro
con uno sguardo,
La loro stagione
Ha il passo della pioggia
E il calore del grano maturo
È fiume che irrompe,
Una notte di stelle
Che si posa sul corpo
Come mantello infinito,
Negli occhi portan il colore dei temporali
Una forza che non grida
Son casa
E viaggio insieme,
desideri antichi richiaman
Che nessun uomo
Sa spiegare,
Donne
quando cadon si rialzan con la grazia delle stelle
Che brillan di nuovo più forte
Dopo le notti di pioggia
Son fioritura di primavera,
come paesaggi
Non si possiedon
Si attraversan lentamente
Accettando
di non comprenderne ogni ombra,
ogni uomo accanto vi cammina
Con passo leggero
Come si cammina vicino a un precipizio
E insieme
Vicino alla luce,
Le osservo
Chine su un libro,
con gesti distratti
Raccolgon i capelli
Con una luce obliqua
Una malinconia dolce,
Tutte hanno una stanza segreta
Ove nessuno entra davvero
Sui volti
La fatica e la gioia di generazioni
Nei fianchi custodiscon
La promessa della vita,
Ogni volta voglion essere scelte
Che una donna non si conquista
Si custodisce,
Non chiedon forza
Ma verità
Generano resistenza
Partoriscon albe
Nei giorni in cui vedi solo ombra
Insegnan che il corpo è una lingua sacra
Donne
Tempeste con il rossetto
Sanguinanti altari nel silenzio
Terra sacra da attraversare,
Son madri
Anche senza parto
La Poesia che non so scrivere
scovan il tuo bambino sepolto dentro
figli e sogni accarezzano
con la stessa mano ferita
Donne
Son follia lucida
Dolcezza feroce
Ti guardano negli occhi
Fino a farti crollare la voce
Ti tengono insieme
Ti spezzano l’orgoglio
Per farti intero
Mentre tu credi di crollare,
Donne
Parola che salva
Carezza che non umilia
Volto dell’ amore
Quando decide di restare,
Di bellezza fatta canto.

Si invita il lettore a leggere Versi e Racconti della Settimana –Rubrica a cura di Marilù Murra per il Corriere di Puglia e Lucania, in collaborazione con ANIM

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