
L’appello all’unità mentre il mondo brucia
di Gregorio Scribano
Tra Medio Oriente, Ucraina ed energia, la premier chiede responsabilità alla politica. Ma lo scontro con l’opposizione resta sullo sfondo
Meloni in aula – L’Italia non è in guerra. Ma vive dentro una stagione che della guerra porta già le ombre, le tensioni e i contraccolpi economici. È con questa consapevolezza che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è presentata in Parlamento per riferire sulla crisi internazionale e sulle imminenti decisioni europee.
Un passaggio atteso e richiesto con insistenza dall’opposizione, arrivato dopo giorni di polemiche e sospetti. Alla fine la premier ha scelto l’Aula, prima al Senato e poi alla Camera, per ribadire un messaggio chiaro: il governo non ha preso impegni militari, non ha ricevuto richieste dagli Stati Uniti per l’uso delle basi italiane e, soprattutto, qualsiasi decisione di quella portata passerebbe comunque dal Parlamento.
È una linea che prova a tenere insieme prudenza diplomatica e rassicurazione interna. Meloni sa bene che la parola “guerra”, anche quando pronunciata per negarla, pesa enormemente nel dibattito pubblico.
Il filo sottile tra alleanze e autonomia
Nel suo intervento la premier ha cercato di respingere due accuse che negli ultimi giorni si sono fatte strada nel confronto politico: quella di un governo subalterno alle scelte degli alleati e quella di un esecutivo isolato in Europa.
Secondo Meloni nessuna delle due corrisponde alla realtà. L’Italia, ha spiegato, resta saldamente dentro il sistema delle alleanze occidentali ma mantiene la propria autonomia decisionale. Le basi concesse agli Stati Uniti derivano da accordi storici aggiornati da governi di ogni colore politico: se dovesse arrivare una richiesta, la decisione spetterebbe all’esecutivo ma con il passaggio parlamentare.
In altre parole: nessuna scorciatoia, nessun automatismo.
È un messaggio politico preciso. In un momento in cui il sistema internazionale appare sempre più frammentato e segnato da interventi unilaterali, il governo rivendica una postura di equilibrio. Non semplice neutralità, ma prudenza strategica.
Medio Oriente, la crisi più complessa
Il cuore del discorso è stato inevitabilmente il Medio Oriente. Meloni ha definito la crisi in corso “tra le più complesse degli ultimi decenni”, un conflitto che rischia di allargarsi e che già produce conseguenze drammatiche.
La premier ha ricordato la strage di bambine nel sud dell’Iran chiedendo che vengano accertate le responsabilità e ha ribadito un principio che resta centrale nella posizione italiana: la tutela dei civili deve essere una priorità assoluta.
Allo stesso tempo Roma continua a sostenere il diritto di Israele a difendersi dagli attacchi di Hezbollah, pur manifestando contrarietà a ogni escalation militare. Non è un dettaglio. L’Italia ha oltre mille militari dispiegati in Libano nella missione Unifil: la sicurezza del contingente è una preoccupazione concreta e immediata.
Il prezzo delle guerre arriva alle pompe di benzina
Ma le guerre moderne non restano mai lontane. Arrivano nei bilanci degli Stati, nelle bollette e nei distributori di carburante.
Meloni ha lanciato un avvertimento a chi dovesse speculare sull’aumento dei prezzi dell’energia. Il governo, ha detto, è pronto anche a intervenire con una tassazione straordinaria sui profitti derivanti da eventuali speculazioni.
È un segnale politico che parla direttamente ai cittadini e alle imprese. L’inflazione energetica è una delle paure più diffuse e il ricordo delle impennate dei prezzi dopo l’invasione russa dell’Ucraina è ancora vivo.
L’Europa tra regole e divisioni
Nel discorso della premier è emerso anche un altro fronte: quello europeo. Il Consiglio Ue del 19 e 20 marzo si annuncia delicato, soprattutto sul sostegno finanziario all’Ucraina.
Meloni ha ribadito che un eventuale collasso economico di Kiev avrebbe conseguenze incalcolabili per la stabilità europea. Ma ha anche difeso il principio dell’unanimità nelle decisioni sul bilancio comunitario, respingendo l’idea di aggirare i Paesi contrari.
È una posizione che riflette il tradizionale equilibrio italiano: europeismo convinto, ma dentro le regole dei trattati.
L’appello alla politica
Forse il passaggio più significativo del discorso è stato l’invito a sottrarre la crisi internazionale alla polarizzazione politica. Meloni ha chiesto “spirito costruttivo e coesione”, sottolineando che banalizzare le questioni geopolitiche non aiuta a comprenderne la profondità.
È un appello che difficilmente basterà a spegnere il confronto interno. La politica italiana vive anche di conflitto e il Parlamento non rinuncerà al suo ruolo di controllo.
Ma una cosa è certa: il mondo attorno all’Italia è entrato in una fase di instabilità permanente. Medio Oriente, Ucraina, energia, sicurezza europea. Ogni dossier è legato all’altro.
In questo contesto la domanda non è più se la crisi internazionale ci riguardi.
La domanda è quanto profondamente cambierà il nostro futuro.
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