
Lo Slow Food come antidoto psicologico alla società frenetica e globalizzata
Una tavola rivoluzionaria – L’epoca odierna ha dato vita a una cultura dell’urgenza, che risulta essere dominata dalla continua bramosia di successo e dalla velocità nello svolgimento di ogni tipologia di esperienza e vissuto personale.
Anche l’atto di nutrirsi, si è purtroppo trasformato in una banale funzione fisiologica, che va espletata in breve tempo. A tal proposito, risulta interessante parlare di alcuni movimenti socio-comunitari tanto nazionali quanto internazionali, che hanno iniziato a rispondere, cercando alcune soluzioni ottimali, con azioni che uniscono la politica alla gastronomia. Una realtà che sembra avere una profonda impalcatura psicologica e che agisce contrastando lo stress cronico e la frammentazione dell’identità moderna assunta dall’uomo globalizzato.
Lo Slow Food ben si inserisce in quella dimensione più ideologica e conosciuta come la filosofia della lentezza. Ad oggi, le persone tendono ad ammalarsi di Time Sickness, traducibile in italiano come la malattia del tempo, e che porta le stesse a una convinzione ossessiva secondo cui il tempo stia sfuggendo e che sia necessario accelerare per stare al passo.
La volontà di vivere lentamente, almeno, il momento della tavola, non è solo una preferenza culinaria, quanto una vera e propria dichiarazione di autonomia psicologica. L’individuo sceglie di dedicare del tempo alla selezione degli ingredienti e alla loro preparazione, inizia a riaffermare il controllo sul proprio ritmo biologico e inizia a ridurre anche i livelli di cortisolo, ovvero l’ormone dello stress. Ciò indurrebbe, naturalmente, anche il sistema nervoso di tipo parasimpatico ad attivarsi, favorendo non solo la digestione, ma anche uno stato di calma mentale.
E’ pur vero che lo Slow Food altro non è che l’applicazione pratica della Mindfulness. Se, infatti, il fast food sollecita un mangiare distratto e scollegato dalla testa, dal corpo e dai sensi, non permettendo più la percezione di sazietà; l’atto di cibarsi lentamente aiuta la persona a vivere il momento presente, ad apprezzare sapori e colori degli alimenti che ingerisce e meditare attivamente durante tutto il pasto. In aggiunta, è grazie alla tavola che l’essere umano, in quanto animale sociale, può vivere occasioni spensierate e gioiose con gli altri suoi simili e svincolarsi anche dal senso di alienazione e solitudine.
Lo Slow Food educa, quindi, alla riscoperta del piacere di gustare del buon cibo con dei cari amici e disattendendo a quel processo di standardizzazione del mondo alimentare. Il consumatore moderno tende, infatti, ad abusare di alimenti spesso carichi di grassi e di zuccheri, saturando i recettori dopaminergici. Ciò non porta mai lo stesso a percepirsi soddisfatto.
Il recupero della biodiversità alimentare significa rieducare il palato alla complessità con pazienza, rispetto e grande competenza emotiva e di resilienza nella gestione degli impulsi più intensi.
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