
Il 7 marzo 2026, il Palazzo Baronale di Monteroni di Lecce si è trasformato in un autentico scrigno di emozioni e cultura, dove il teatro in vernacolo ha dimostrato ancora una volta la sua forza comunicativa e sociale. Una serata che ha unito giovani talenti, musica, memoria e riflessione morale, celebrando la tradizione salentina e il valore della comunità. Al centro, un nome ha attraversato tutto l’evento con una presenza simbolica e toccante: Liliana D’Arpe, icona del teatro dialettale e figura amatissima nella cultura locale.
Una celebrazione tra memoria e futuro
MONTERONI DI LECCE – Sabato 7 marzo 2026, il Salone delle Feste del Palazzo Baronale ha ospitato un evento che ha celebrato la vitalità del teatro in vernacolo e il ruolo fondamentale delle tradizioni nella formazione culturale della comunità.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Monteroni in collaborazione con l’Associazione Culturale Teatro Valle della Cupa, ha visto la partecipazione di numerosi cittadini, famiglie, artisti e appassionati, trasformando la serata in un momento di vera condivisione sociale.
Non è stato solo un momento di intrattenimento: la serata ha rappresentato un vero laboratorio di memoria, dove la tradizione salentina dialoga con il futuro attraverso l’arte, la musica e il dialetto.
Liliana D’Arpe: memoria, passione e insegnamento
Il cuore pulsante della serata del 7 marzo 2026 è stato il ricordo di Liliana D’Arpe. Per chi conosce la storia del teatro locale, Liliana non è stata solo un’attrice, ma un’educatrice culturale, una testimone della vita salentina e una custode della lingua e delle tradizioni popolari.La figlia, Lara Cataldo, ha letto davanti al pubblico una favola scritta in memoria della madre. Le parole erano intrise di nostalgia, affetto e ammirazione, capaci di trasformare l’evento in un momento di intima condivisione

emotiva. La sala, in un silenzio rispettoso, ha accolto la lettura come un tributo collettivo, un abbraccio simbolico a un’artista che ha dedicato la vita a raccontare storie, emozioni e valori attraverso il teatro.
Questo tributo ha mostrato un aspetto essenziale del teatro: la capacità di unire emozione e morale, di trasmettere valori di generosità, dedizione e responsabilità culturale alle nuove generazioni.
Giovani attori: la tradizione prende forma sul palco
Accanto alla memoria, la serata del 7 marzo 2026 ha offerto uno sguardo al futuro. I ragazzi del laboratorio teatrale, guidati dalla
regista Dora Solini, hanno portato in scena una serie di sketch che hanno conquistato il pubblico per ironia, freschezza e autenticità.Le scene – Malasanità, Le Mutuate, Cu la fatia aggiu uta la fortuna mia e O la borsa o la vita – hanno saputo combinarecomicità e riflessione sociale, raccontando situazioni quotidiane con uno sguardo critico e attento alla realtà contemporanea.Il pubblico ha accolto ogni esibizione con entusiasmo, riconoscendo nei giovani interpreti non solo talento, ma anche la capacità di incarnare valori di appartenenza e identità culturale.
Maestro Ronzino Invitto: un ponte tra generazioni
La serata del 7 marzo 2026 ha avuto il privilegio di ospitare il Maestro Ronzino Invitto, figura storica del teatro vernacolare. Invitto rappresenta un legame concreto tra passato e presente, custode delle tradizioni e testimone della loro evoluzione.La sua presenza non è stata solo simbolica: ha mostrato come la passione per il teatro, la cultura e il dialetto possa essere tramandata con energia e competenza, diventando un esempio per i più giovani.
Musica e tradizione: un’esperienza immersiva
Gli intermezzi musicali della serata del 7 marzo 2026 hanno reso l’evento ancora più coinvolgente. Le composizioni del Maestro Antonio Martino e la voce intensa e suggestiva di Gianni Leucci hanno intrecciato teatro e musica, rafforzando l’atmosfera emotiva e sottolineando come la cultura popolare salentina possa essere raccontata attraverso diversi linguaggi artistici.La combinazione di musica, teatro e dialetto ha trasformato il Palazzo Baronale in un luogo dove la cultura diventa esperienza condivisa, emozione collettiva e patrimonio morale.
Il sostegno delle istituzioni
Il sindaco Mariolina Puzzovio ha sottolineato come iniziative come quella del 7 marzo 2026 siano fondamentali per mantenere viva l’identità locale, rafforzare il senso di comunità e promuovere l’educazione culturale dei giovani.L’assessore alla Cultura Ramona Visconti ha evidenziato l’importanza di eventi che valorizzino il patrimonio linguistico e teatrale, confermando il ruolo della cultura come collante sociale e strumento di crescita civica.
Compagnie premiate: la valorizzazione del talento
Durante la serata del 7 marzo 2026, sono state premiate le compagnie che hanno partecipato all’XI Concorso in Vernacolo, riconoscendo l’impegno e la dedizione di artisti che mantengono viva la cultura popolare:
- Rote Pacce
- Nuovo Teatro e Vita
- Alitzai
- Don Leopoldo
Ogni premio è stato un riconoscimento non solo artistico, ma anche sociale: valorizzare chi mantiene vive le tradizioni significa rafforzare l’identità e i valori morali della comunità.
Cultura e morale: il patrimonio invisibile
Quando le luci si sono abbassate, il messaggio era chiaro: il teatro in vernacolo non è solo folklore, ma patrimonio culturale e morale. Racconta storie di vita quotidiana, educa al rispetto e alla coesione, e unisce le generazioni in un’esperienza condivisa.Il ricordo di Liliana D’Arpe, insieme all’entusiasmo dei giovani attori, ha confermato che la cultura vive quando viene custodita, trasmessa e reinterpretata. La tradizione, così, non appartiene al passato, ma al futuro di chi la accoglie con rispetto, passione e responsabilità.Una serata del 7 marzo 2026 che resterà nella memoria di Monteroni come esempio di vittoria culturale, sociale e morale: un momento in cui arte, comunità e identità hanno trovato un linguaggio comune e universale.






