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Oltre il giallo della mimosa

Oltre il giallo della mimosa - mimose. Foto pinterest

Un’eredità pedagogica in cammino

Oltre il giallo della mimosa – ​Oggi, 8 marzo, le strade si tingeranno del giallo vibrante delle mimose. Ma per chi abita la scuola e vive di pedagogia, quel colore non può restare un semplice ornamento. Deve farsi memoria attiva.

​Guardando indietro, la storia della Giornata Internazionale della Donna non nasce da una concessione gentile, ma da rivendicazioni aspre, dal fumo delle fabbriche del primo Novecento e dal coraggio di chi ha saputo dire “no” a una subalternità prestabilita. Come educatori, abbiamo il dovere di ricordare che la libertà di cui godiamo oggi è il frutto di un processo storico di autoconsapevolezza, spesso faticoso e doloroso.

​Il Valore Pedagogico del Rispetto

​In quanto pedagogista, rifletto spesso sul fatto che l’emancipazione non è un traguardo raggiunto una volta per tutte, ma un esercizio quotidiano di postura interiore. La sfida educativa oggi non è solo trasmettere nozioni, ma coltivare l’etica della cura e il riconoscimento dell’altro.

​Alle mie studentesse: Auguro di essere “disobbedienti” agli stereotipi che le vorrebbero rinchiuse in ruoli predefiniti. Spero che imparino a nutrire il proprio intelletto con la stessa dedizione con cui curano la propria immagine.
​Ai miei studenti: Auguro di scoprire la forza della vulnerabilità e di comprendere che la vera mascolinità risiede nel rispetto profondo e nella parità, lontano da ogni forma di prevaricazione.

​Una Scuola di Libertà

​La scuola è il laboratorio dove si costruisce il futuro. Ogni volta che in aula promuoviamo il pensiero critico e abbattiamo un pregiudizio di genere, stiamo onorando le donne che hanno lottato prima di noi. La nostra missione pedagogica è trasformare la “festa” in un progetto di vita, dove il genere non sia un limite alle aspirazioni, ma una ricchezza nella diversità.

​In questa ricorrenza, fermiamoci a riflettere: quale seme di dignità stiamo gettando oggi per le donne di domani?
​Che sia un 8 marzo di consapevolezza, di studio e, soprattutto, di profonda umanità.

​di Giulia Rita D’OnofrioInsegnante e Pedagogista

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