
Buongiorno cari lettori, mi presento sono Arianna Sarcina, sono una pedagogista per chi non lo sappia la pedagogia è una scienza umana che studia l’individuo nel corso di tutta la sua vita dalla fase dell’infanzia fino a concludere il ciclo di vita. Occupandosi in modo particolare dei processi educativi sia di apprendimento che di socializzazione.
In questo articolo focalizzeremo l’attenzione sui disturbi mentali
Il DSM-5 definisce il disturbo mentale un quadro caratterizzato da difficoltà cognitive, nella regolazione delle emozioni o nel comportamento a cui è associato una significativa sofferenza e inabilità in ambito sociale, lavorativo e in altri importanti settori della vita dell’individuo. In quest’ultimi anni si parla spesso di depressione, attacchi di panico, disturbi dell’umore e tanti altri. Tendenzialmente vengono individualizzati diversi professionisti come:
- lo psicologo: per l’elaborazione del trauma in base alle correnti di pensiero del professionista scelto;
- il neuropsichiatra per bambini e adolescenti invece per gli adulti lo psichiatra: essi si occupano tramite diversi tentativi, di trovare la terapia più idonea per il paziente seguito.
Ma che ruolo abbiamo noi pedagogisti in un mondo che sta completamente cambiando? Dal periodo del covid i casi di depressione, attacchi di panico e ansia generalizzata sono aumentati sproporzionalmente. Le persone si rilegano sempre di più a casa cercando rimedi personali che spesso non portano a risolvere il problema di fondo.
In quest’ultimo secolo, i bambini hanno già imparato il termine depressione, ansia e attacchi di panico perché almeno un bambino su tre ha un parente oppure un amico che ne soffre oppure lui stesso. Si sentono di bambini che hanno subito del bullismo a scuola e non riescono più a socializzare con i propri coetanei e decidono di richiudersi in casa per una fortissima ansia oppure per paura di attacchi di panico o per quello che può succedere a scuola o fuori da scuola. Altri che non escono di casa per giocare ai videogame oppure stanno con il telefono in casa tutto il giorno, per riempire il vuoto incolmabile che sentono sia per noia che per forte insofferenza.
In adolescenza, le cose peggiorano esponenzialmente, negli ultimi secoli, non dobbiamo solo osservare i cambiamenti ormonali oppure le ribellioni che tendenzialmente avvengono nelle diverse agenzie di socializzazione come: la famiglia, la scuola e i pari; ma negli ultimi secoli c’è una nuova agenzia di socializzazione che sta mettendo a dura prova gli adolescenti …. I social.
Quest’ultima agenzia di socializzazione promuove una comunicazione completamente diversa rispetto a quella conosciuta ma anche problematiche diverse come una maggior solitudine, difficoltà di dialogo tra le persone e un modo diverso di fare amicizia oppure per gli incontri sentimentali tra ragazzi.
Esternamente sembra che gli adolescenti abbiano maggiori sovrastimolazioni cerebrali quello che osservano e vedono tramite i social, conoscono un mondo a dir poco “perfetto e bellissimo” per via delle storie su Instagram oppure su tik tok. Per utilizzare il gergo corretto colui che pubblica tante storie è figo tutti gli altri sono sfigati. È importante fare foto o video belli, divertenti per far vedere al mondo intero che stai bene e che ti mantieni in forma. Coloro che non si comportano in questa maniera tendenzialmente vengono esclusi. Questo crea un divario fortissimo tra coloro che pensano di essere “popolari e forti” a coloro che sono esclusi. Tutta questa parte promuovo un mondo completamente diverso da quello che conoscevamo infatti ci sono persone che soffrono di disturbi alimentali perché la donna deve essere alta e magra oppure per nervosismo e solitudine si ributtano nel cibo per sfogo personale. Tanti altri si rifugiano sul social per solitudine o per noia. Altri cadono in depressione rinchiudendosi in casa senza avere contatti con l’esterno rifugiandosi nel videogame oppure sul social (sindrome di HIKIKOMORI). La verità è che tutti cercano di riempire un vuoto incolmabile e cercano di ripararlo tramite gli strumenti che conoscono e pensano possa funzionare.
Immaginiamo invece adolescenti che sono stati allontanati dalle loro famiglie per problematiche di povertà, conflitti, violenze, genitori tossico dipendenti oppure in carcere, questa problematica aumenta esponenzialmente.
L’elaborazione dei traumi vissuti porta a voler riempire ancora di più il proprio vuoto interiore portando a maggiori rischi.
Inoltre, non mancano adolescenti che entrano nel mondo della dipendenza sia con droghe leggere che pesanti i rischi sono maggiori per le motivazioni descritte in precedenza.
Gli adulti sono un excursus descritto in precedenza, ma le richieste divengono maggiori e se non lavorate in età adolescenziale sono sempre più difficili da elaborare.
Quali sono queste richieste?
La ricerca di un lavoro e il mantenimento del posto di lavoro. Molto spesso gli adulti con delle difficoltà hanno maggiori difficoltà in quest’ambito sia per le forti richieste che per gli orari che molto spesso sono estremante stressati. In quest’ambito molto adulti finiscono in born out da stress lavorativo sia per le questioni descritte in precedenza che per la socializzazione che dovrebbe avvenire sul posto di lavoro.
La vita coniugale e i figli: gli adulti con una famiglia e con figli devono riuscire a tenersi il lavoro e a riuscire a mantenere un equilibrio con entrambe le cose e non sempre è facile. Ci possono essere discussioni con il marito o il fidanzato, con i figli che possono avere delle problematiche scolastiche.
Gli aspetti economici: penso ci sia poco, la parola dice da sé. Quante famiglie si lasciano per questioni economiche o per non riuscire ad arrivare a fine mese. Da un’indagine svolta a livello sociologico la maggior parte delle persone Italia raggiungono una povertà assoluta, quindi, non riescono a raggiungere un benessere primario come il cibo.
Ora, cari lettori immaginatevi il senso di vuoto e solitudine che possono vivere queste persone che provano ad essere artefici del loro destino senza raggiungere i risultati. Ora, immaginiamo adulti che hanno avuto determinate problematiche in età adolescenziale come i social, le sostanze stupefacenti, gioco d’azzardo, problemi di solitudine, problemi alimentari, ansia generalizzata, depressione oppure attacchi di panico, questi aspetti sono ancora più difficili da raggiungere, magari alcuni riescono anche da soli invece altri hanno bisogno di un supporto e perché non può entrare in gioco la pedagogia per provare a riempire il vuoto e la solitudine?
Il lavoro svolto, in qualsiasi momento dell’età evolutiva è un lavoro psicologico, psichiatrico e neuropsichiatrico ma la pedagogia potrebbe dare delle risorse molto più concrete per i bambini fino ad arrivare ad età avanzate.
Quali sono cari lettori gli aspetti concreti?
supportarli nella ricerca del lavoro individualizzare degli hobby che gli piacciono riempire il tempo ma allo stesso tempo imparare ad annoiarsi.
Supportare i genitori di bambini e adolescenti nel riconoscere e prevenire alcuni comportamenti a rischio e imparare a chiedere aiuto.
Gli adulti in difficoltà supportarli a livello educativo sul vedere un futuro e lavorare sulle cose che gli piacciono, sui loro interessi e supportarli nella ricerca del lavoro più consono per loro.
Organizzare delle passeggiate in montagna oppure al mare e tramite ciò aiutarli trovare delle modalità di socializzazione.
Cari lettori, non immaginatevi organizzazioni viaggi come: i viaggi avventura oppure We road, ma educatori e pedagogisti che insieme promuovono un’attività di socializzazione e incontri tra persone per provare a diminuire il senso di solitudine vigente in questa società.
Spesso si dimentica, quanta importanza a vivere ed offrire opportunità concrete alle persone che sono estremamente in difficoltà.
Ho svolto molti lavori, uno dei lavori che mi ha segnato tanto nel corso della mia vita è stata l’educativa domiciliare sia con le persone con disabilità che nella tutela minori.
In quest’ultima capitavano situazioni molto particolari genitori fragili, madri fragili che avevano subito violenza psicologica oppure fisica dal marito, uscendone così devastate che non credevano di avere un futuro in questa società.
Il lavoro con queste famiglie è stato lavorare sul concreto e sui dati di realtà che avevamo. Ricostruzione della propria identità come donne, madri e lavoratrici.
Grazie al mio supporto, alla psicologa e alla psichiatra, tante donne e genitori si sono ricostruiti ed hanno trovato le loro passioni, i lavori di loro interesse e riuscendo con i loro tempi a ricostruirsi come donne oppure padri nel contesto famigliare-
In conclusione, i disturbi mentali citati in questo articolo, mi portano ad essere estremamente convinta che la pedagogia subentri perfettamente con un aiuto specifico e concreto nella vita di tutti i giorni in tutto l’arco della vita. Il lavoro non può essere fatto in completa autonomia, ma collaborando insieme ad altri professionisti. MA gli altri professionisti da soli non possono
andare avanti senza la pedagogia, perché il farmaco arriva fino ad un certo punto come il lavoro psicologico. Lo psicologo lavora per un tratto di vita invece il pedagogista è per tutta la vita.
Arianna Sarcina – Pedagogista
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