
Un’analisi pungente sulla critica come sport nazionale e sulla resilienza delle donne che ne subiscono l’assedio. Un invito a trasformare il giudizio gratuito in energia pura, tra riflessioni filosofiche e coraggio quotidiano
Ma è la donna a giocare la partita più dura
La critica, quella bestia strana che ci fa crescere (se non ci sbrana prima).
Viviamo in un’epoca in cui criticare è diventato lo sport preferito, più del calcio e della polemica sul meteo. Ma c’è chi la subisce più di tutti: la donna. Soprattutto chi sta al governo, come Giorgia Meloni, lo sa meglio di chiunque altro – ogni giorno una pioggia di giudizi, battutine e sentenze, spesso più per abitudine che per convinzione. Basta il vestito sbagliato o un tweet fuori tempo, e subito parte la ola del giudizio universale. Piacere a tutti? Missione impossibile, a meno che tu non abbia la pazienza di un santo… o la corazza con cui ormai ci convive.
La critica è davvero una bestia strana. Può mordere, graffiare, lasciarti la voglia di nasconderti sotto al letto – oppure, se la guardi dritta negli occhi, può diventare la leva che ti fa saltare più in alto. Sì, a volte basta dire “Sì” alla sfida, per scoprire che la critica può essere una spinta e non solo un ostacolo. Gli psicologi lo chiamano “attacco o fuga”: chiudersi a riccio, oppure rispondere colpo su colpo. Ma senza critica saremmo tutti convinti di essere perfetti, e che noia sarebbe? La critica è il sale della minestra, anche se a volte il cuoco esagera e ti tocca bere due litri d’acqua dopo.
Ma il trucco sta tutto nel non prenderla troppo sul personale. E qui la donna ha una marcia in più: sa distinguere la critica costruttiva da quella che serve solo a chi la fa. Sa scegliere quali voci ascoltare e quali, semplicemente, lasciare fuori dalla porta. Dante docet: “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”. E se vogliamo fare gli intellettuali, anche Kant aveva capito che la critica può essere uno strumento potente: lui la usava per capire il mondo, non per demolire il prossimo. Magari fosse sempre così!
In fondo, crescere non significa piacere a tutti, ma saper andare avanti con la testa alta, senza farsi sbranare dalle critiche – soprattutto quando sono rivolte a te solo perché sei donna. La resilienza femminile è la vera corazza: amara come il caffè, ma capace di tenerti sveglia e farti andare avanti.
E visto che oggi è l’8 marzo, direi bene: cominciamo con il piede giusto, meno critica demolitiva alla donna, pensiamo a crescere insieme con forza e coraggio, e per sempre SI – come la canzone che ha vinto a Sanremo! Oggi la vera forza è saper crescere anche sotto il peso delle critiche. La donna lo fa ogni giorno, con resilienza e coraggio. Celebriamo chi trasforma le parole in energia per andare avanti! #8marzo #ForzaDonna
Riccardo Guglielmi > Cardiologo e Giornalista Scientifico
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