
Calimera (LE) – 21 febbraio 2026 – Un giorno destinato a restare nella memoria della comunità di Calimera: non una semplice data sul calendario, ma un momento in cui dolore e ricordo si sono trasformati in azione concreta. In Piazza del Sole 34, la sala gremita ha accolto l’inaugurazione dell’Associazione “Elia – Per Continuare a Brillare”, progetto del Terzo Settore dedicato ai bambini fragili e alle loro famiglie, con l’obiettivo di portare luce anche nei momenti più difficili della vita.
Volti commossi, sorrisi sospesi e abbracci spontanei: ogni gesto raccontava la partecipazione sincera della comunità. Non si celebrava solo la nascita di un ente, ma la scelta collettiva di costruire una rete di solidarietà e cura che travalica il semplice gesto individuale.
Una missione che unisce cuore e competenza
L’associazione nasce con un obiettivo chiaro e ambizioso: offrire supporto globale ai bambini fragili e alle loro famiglie. Non si tratta solo di assistenza medica o psicologica, ma di creare percorsi personalizzati che rispondano alle esigenze concrete ed emotive di ogni bambino.
Medici, psicologi, consulenti legali e operatori sociali lavorano fianco a fianco, condividendo competenze e obiettivi. L’intento è prevenire l’isolamento, favorire l’accesso ai diritti e costruire un senso di comunità duraturo. Ogni intervento mira a dare sicurezza e a creare legami di fiducia, facendo sì che nessuna famiglia si senta sola di fronte alle difficoltà.
L’approccio di “Elia” combina professionalità e umanità, riconoscendo che il sostegno non è mai soltanto clinico, ma anche relazionale: un abbraccio, una parola, una presenza costante possono fare la differenza tanto quanto un percorso terapeutico.

Esperti e cittadini: voci che costruiscono comunità
La forza di un’associazione si misura non solo nei progetti realizzati, ma anche nelle riflessioni e nelle esperienze di chi lavora ogni giorno con i bambini fragili e le loro famiglie. Tra le voci più significative della serata:
Dott.ssa Carmelita Palumbo, psicologa:
«È fondamentale creare continuità e presenza intorno alle famiglie. Spesso le difficoltà nascono quando gli interventi sono disconnessi. Una rete locale permette di intercettare i bisogni prima che diventino criticità e riduce la solitudine che può seguire a diagnosi difficili o eventi traumatici.»
«Uno spazio di ascolto non è solo prevenzione, ma anche sostegno alla resilienza familiare», aggiunge Palumbo. «Ogni incontro rappresenta un momento prezioso per costruire fiducia e sicurezza, essenziali per la crescita dei bambini e per il benessere della famiglia.»
Avv. Francesca Ratano, consulente legale:
«Curare un bambino fragile non significa limitarsi a un percorso terapeutico, ma prendersi cura di tutto l’ambiente che lo circonda. Le famiglie hanno bisogno di comprendere i diritti, i servizi disponibili e le possibilità di supporto legale e sociale, per non sentirsi perse o isolate. Quando professionisti e istituzioni dialogano tra loro, si crea una rete che intercetta i bisogni in modo tempestivo e mirato, evitando che piccoli problemi diventino ostacoli più grandi. In questo contesto, la comunità diventa più resiliente: le famiglie non sono lasciate sole, ma si sentono supportate e incoraggiate a partecipare attivamente alla crescita e al benessere dei loro figli.»
Avv. Stefano Sisini, giurista:
«La solidarietà prevista dalla Costituzione non si limita a parole scritte su un testo legislativo; si concretizza quando i cittadini si organizzano per rispondere a bisogni reali e condivisi. Le associazioni, come “Elia”, svolgono un ruolo fondamentale: non sostituiscono le istituzioni, ma le potenziano, offrendo percorsi pratici per accedere ai diritti e creando un terreno di fiducia reciproca. Questo modello dimostra che l’impegno civico, unito a competenze professionali e volontariato, può trasformarsi in uno strumento efficace per l’inclusione sociale, il sostegno alle famiglie e la costruzione di una comunità più coesa e responsabile.»
Ing. Gianluca Tommasi, sindaco di Calimera:
«Trasformare un’esperienza personale, spesso segnata da dolore e difficoltà, in un servizio per la comunità è un esempio concreto di cittadinanza attiva. Iniziative come “Elia” rafforzano il tessuto sociale perché non si limitano a fornire supporto immediato, ma promuovono relazioni durature tra famiglie, istituzioni e cittadini. Quando la comunità collabora attivamente, ogni persona diventa parte di un sistema di sostegno condiviso: la partecipazione civica trasforma la vulnerabilità in opportunità di crescita, creando un circolo virtuoso di solidarietà e attenzione reciproca.»
Dott. Fabio Tarantino, presidente Provincia di Lecce:
«Investire nei bambini fragili non è solo una questione di intervento individuale, ma un vero e proprio investimento nel futuro sociale ed economico della comunità. Creare reti di supporto stabili significa garantire che ogni bambino possa sviluppare le proprie potenzialità senza barriere, e che ogni famiglia possa affrontare le sfide quotidiane con strumenti concreti. La collaborazione tra enti locali e associazioni permette di pianificare strategie durature, in cui il sostegno alle famiglie diventa sistemico e non episodico. In questo modo, ogni azione a favore dei più vulnerabili contribuisce a costruire coesione, resilienza e solidarietà in tutta la società.»
Accanto alle istituzioni, la serata ha accolto una molteplicità di persone, dai volti noti a quelli meno conosciuti, tutte accomunate dalla stessa emozione e dalla volontà di condividere un momento di vicinanza e partecipazione. Tra gli ospiti, Antonio De Luca, presidente dell’associazione “Liberi di Volare”, ha ricordato come ogni bambino possa offrire insegnamenti preziosi anche nei momenti più difficili: la loro forza, la capacità di sorridere nonostante le sfide e la spontaneità con cui affrontano le difficoltà diventano lezioni di coraggio e resilienza per tutta la comunità.
Un momento di grande intensità è stato segnato dall’intervento di Pierangelo Muci, conosciuto come Cicciobrutto e presidente dei “Portatori Sani di Sorrisi”. Con delicatezza e partecipazione, ha portato in dono il Babalu’ portaflebo, simbolo di speranza e vicinanza ai bambini ospedalizzati, accompagnandolo alla lettura di una lettera scritta in memoria di Elia. La sala è caduta in un silenzio rispettoso, in cui ogni sguardo e ogni gesto riflettevano l’emozione condivisa: la sofferenza e il ricordo di una perdita si trasformavano in segno tangibile di cura e attenzione verso chi è fragile.
Il Babalu’ portaflebo, più di un semplice oggetto, rappresentava la capacità di trasformare il dolore in presenza concreta, il ricordo in azione e la difficoltà in solidarietà. Ogni persona in sala, dai bambini ai genitori, dai volontari ai cittadini, ha percepito la forza di un legame collettivo, un filo invisibile che unisce esperienze e generazioni diverse in un unico gesto di partecipazione e sostegno reciproco.
In quell’istante, la cerimonia ha superato la semplice forma istituzionale: è diventata una vera esperienza emotiva condivisa, in cui parole, gesti e simboli hanno creato una memoria viva, destinata a lasciare un segno indelebile nella comunità.
Palloncini bianchi: un gesto semplice che racconta molto

Questa immagine cattura l’aspetto solenne e istituzionale della cerimonia all’interno della nuova sede:ph dt www.corrierepl.it
Al termine della cerimonia, il cielo di Calimera si è tinto di palloncini bianchi, lanciati dai compagni di scuola di Elia. Ogni palloncino sospeso in aria è diventato simbolo di memoria, affetto e speranza, un gesto capace di unire generazioni e rafforzare i legami tra cittadini.
Bambini, genitori, insegnanti e cittadini hanno condiviso un momento di partecipazione autentica, trasformando la commemorazione in una celebrazione della vita e della solidarietà. I palloncini sono diventati metafora di fiducia e impegno collettivo, ricordando che anche piccoli gesti possono illuminare le vite più fragili.
Dolore condiviso che si trasforma in coraggio
Alla cerimonia erano presenti Fernando, Patrizia e Fabio, nonno, nonna e papà di Elia. La loro presenza ha incarnato la forza di chi sa trasformare il dolore in sostegno concreto per gli altri. Ogni gesto e parola ha trasmesso un messaggio chiaro: il dolore condiviso può diventare motore di vicinanza e solidarietà.
«Il dolore, quando lo si condivide, può diventare forza», ha detto Fernando, con voce ferma ma emozionata. «Ricordare Elia insieme significa trasformare la sofferenza in impegno concreto verso chi ha bisogno.»
La loro testimonianza ha intrecciato emozioni con quelle dei bambini, dei volontari e dei cittadini, creando un filo invisibile di comunità e speranza, dimostrando che il lutto può diventare dedizione collettiva e sostegno concreto.
Benedizione e prospettive future
La serata si è conclusa con la benedizione del parroco Don Luigi Toma, che ha invitato la comunità a custodire l’associazione come bene comune fondato sulla solidarietà, il rispetto e la responsabilità condivisa. Ogni parola ha ricordato l’importanza di trasformare il ricordo in azione, il dolore in impegno e la memoria in sostegno concreto.
Con la nascita di “Elia – Per Continuare a Brillare”, il ricordo non resta semplice memoria, ma diventa impegno quotidiano: un progetto che coinvolge famiglie, scuole, volontari, istituzioni e cittadini, unendo competenze e cuore per costruire percorsi di supporto, ascolto e inclusione.
In quell’istante, Calimera non era solo una città, ma un insieme di cuori pronti a sostenere chi ha più bisogno. La comunità ha scelto di camminare insieme, affinché nessuno resti solo e ogni gesto, anche piccolo, diventi luce e speranza per chi affronta momenti complessi.






