
di Graziana Iacca – studentessa della 5A del Liceo Quinto Ennio Ferraris di Taranto
Alla luce dei numerosi fatti accaduti nell’ultimo periodo, come gli scontri a Torino al corteo di Askatasuna culminati con l’aggressione feroce nei confronti di un agente di polizia o l’accoltellamento in una scuola, durante l’orario di lezione da parte di un diciottenne scagliatosi contro un suo coetaneo, forse per problemi sentimentali, è il caso che tutti noi ci fermiamo a riflettere e a pensare bene a come collaborare per tutelare la sicurezza!
In primo luogo quella delle forze dell’ordine che agiscono costantemente a difesa della sicurezza pubblica e della legalità, esponendosi a elevati rischi fisici, aggressioni e responsabilità penali.
Una recente sparatoria a Milano ha visto coinvolto un agente di polizia che è indagato per aver ucciso colui che per primo gli ha puntato un’arma contro seppure a salve. Sono atti dovuti e ne comprendiamo benissimo le finalità: l’accertamento della verità dei fatti è essenziale per chiunque, aggressore e aggredito, perché il nostro Stato deve tutelare tutti. La domanda però nasce spontanea? Fino a che punto si può considerare la legittima difesa? Fino a che punto si può tutelare la propria sicurezza fisica?
A questo proposito esiste un “Decreto sicurezza”, ma in questi giorni, si parla di integrarlo con nuove norme.
Il pacchetto sulla sicurezza a cui sta lavorando l’Esecutivo dovrebbe essere composto da un decreto legge e da un disegno di legge. L’idea del Governo è quella di introdurre misure che intervengano sull’ordine pubblico, sulle manifestazioni, sulla criminalità giovanile e sull’immigrazione clandestina: dal fermo preventivo per bloccare i violenti prima che arrivino in piazza, alla stretta sui coltelli per i minorenni, fino allo ‘scudo’ ma non solo per gli agenti, anche per tutti i cittadini.
Per quel che riguarda l’ambiente scolastico e quindi noi tutti, una misura pensata come strumento straordinario di prevenzione, che tuttavia solleva interrogativi importanti è l’uso del metal detector.
Ma questo renderà davvero le scuole più sicure? E quali effetti produrrà sul clima scolastico e sulla percezione degli studenti? La scuola non dovrebbe essere considerata un carcere, anzi, al contrario, dovrebbe accogliere ed educare al reciproco rispetto e all’assunzione delle responsabilità. Sarebbero, dunque, necessari maggiori controlli, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca?
Il buon senso dovrebbe guidare un pò tutti e quindi si può immaginare un graduale passaggio a questa tutela, magari solo nelle «situazioni più gravi» e su richiesta del dirigente scolastico.
Non si può far finta che nulla sia accaduto. E’ sicuramente necessaria un’assunzione collettiva di responsabilità, affinché non si ripetano più fatti tragici e inaccettabili.
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