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L’infodemia: quando le notizie diventano veleno

L’infodemia - uomo con le mani nei capelli nel caos

Quando la tempesta di notizie crea solo caos e allarmismo

Oggi nel mondo in cui viviamo, dove la tecnologia ha preso parte attiva in maniera dominante nella nostra vita quotidiana, pensate a questo: non è solo un potenziale virus a diffondersi, ma anche un’ondata di messaggi, post, video, teorie che vi sommergono da ogni parte sullo schermo dei vostri device. Si è arrivati la punto di avere la difficolta nel capire effettivamente cosa sia vero, chi fidarsi, come reagire e come pensare. Questo caos informativo ha un nome specifico si tratta dell’infodemia esso è un termine coniato dall’OMS e diventato ormai realtà quotidiana, non solo per le pandemie ma per ogni crisi che viviamo. È una sfida vera, che confonde, divide e può fare danni seri quanto un’epidemia fisica del mondo reale.

Chi c’è dentro questa tempesta informativa

L’infodemia non ha un solo autore bensì è l’insieme di tanti protagonisti. Da una parte ci sono le istituzioni governi, medici, giornali che cercano di dare risposte rapide ma spesso inciampano su dati incompleti o comunicazioni fredde. Dall’altra ci sono pagine anonime, influencer, gruppi WhatsApp e molte altre fonti di informazione che sparano contenuti forti, veri o falsi poco importa, purché facciano scalpore.
E poi c’è la popolazione digitale che scorre il telefono, naviga nei contenuti di qualsiasi genere e tipo, condivide quel post che conferma le proprie idee, inoltrando la catena che spaventa, commentano senza verificare l’attendibilità della notizia né la fonte da dove proviene. Ma chi ne paga il prezzo di tutto questo? Soprattutto chi ha meno strumenti per orientarsi ossia anziani, persone poco abituate al digitale, genitori preoccupati che devono decidere per i figli, ma non hanno una cultura informatica tale da poter distinguere il vero dal fake. Ma anche medici e insegnanti, esausti nel dover spiegare sempre le stesse cose base.

Cos’è davvero questa cosa

L’infodemia consiste nella troppa informazione tutta insieme senza distinzione. Non solo le classiche fake news, ma un mix di enormi quantità di notizie:

– Dati veri ma spiegati male o tagliati ad arte;

– Errori sinceri che diventano virali;

– Bugie deliberate per guadagnare clic o seminare dubbi;

– Ore di commenti, opinioni, “secondo me” che annebbiano tutto;

È come entrare in una biblioteca dove metà dei libri sono aperti a pagine casuali, urlano tra loro e nessuno ti dice dove iniziare per poter comprendere l’inizio delle informazioni. L’OMS paragona fenomeno come ad un’epidemia perché funziona allo stesso modo in quanto: si diffonde veloce, muta forma, colpisce dove sei più fragile.

Quando è partita e perché non si ferma

Il termine specifico nasce con il COVID, febbraio 2020, quando l’OMS vede che i social esplodono di “5G causa virus” o “il caffè cura tutto” e molte altre fake news. Ma il fenomeno in realtà esisteva già da diversi anni prima: con l’ebola, la SARS, persino i terremoti.

Ma Perché adesso la questione è rilevante?

Tre motivi principali:

Social potenti: Facebook, TikTok, WhatsApp, Telgram, Istagram e tante altre piattaforme decidono cosa vedere mediante i loro algoritmi per tenere incollati gli utenti allo schermo.

Velocità folle: una notizia falsa fa 6 milioni di views prima che sia smentita nel giro di pochi minuti.

Paura che vende: fake news inerenti reazioni di rabbia e terrore sono un mezzo di condivisione garantito per chi lucra attraverso questo fenomeno.

Durante il COVID purtroppo si è visto di tutto e di più: “i vaccini magnetici”, “la mascherina soffoca”, “il governo nasconde la cura”. Risultato? Meno vaccini, più malattie, più morti che potevano essere evitabili.

Dove raggiunge tutti?

– L’infodemia è ovunque, un incubo multi-schermo:

– Social media: il 70% delle notizie arriva da lì, algoritmi che ti servono sempre la stessa pappa in virtù di criteri preimpostati per creare reazioni e condivisioni.

– Chat private: quel messaggio che arriva dal tuo amico “fallo girare a tutti!” e con una semplice condivisione giunge a migliaia di contatti.

– TV e radio: opinionisti che litigano su tutto, creando solo confusione sul vero e sul falso.

– Bar e famiglie: dove quel che leggi online diventa la classica “verità assoluta” dove qualsiasi altra fonte perde di valore e diventa anche inattendibile.

Il vero problema effettivo?

Non c’è un luogo dove finisce. È un ciclo continuo: vedi → condividi → commenti → altri riprendono → torna indietro diverso: tagliato, rielaborato, e così si riparte.

Bisogna comprendere bene perché fa così male in termini di conseguenze vere:

– Salute: durante COVID, chi credeva alle bufale sul vaccino era 4 volte meno propenso a farlo. Risultato? Ospedali pieni di no-vax che purtroppo hanno avuto problematiche molto rilevanti a livello di salute.

– Fiducia: governi, medici, giornali sempre meno creduti. “Tanto dicono tutti cose diverse”.

– Divisioni: famiglie che non si parlano più, amici che si bloccano, quartieri polarizzati.

– Decisioni sbagliate: non vaccini i figli, non metti la cintura, non compri l’assicurazione, compri criptovalute strane. Tutto perché “ho letto il tizio di turno…” sui social, sul web, su un forum, ecc.

Il danno peggiore è quello dell’abituarsi al dubbio. Dopo mille notizie contraddittorie, si smette di cercare la verità, in quanto notizie brevi sono più comprensibili, non si va ad approfondire e validare le informazioni, pertanto si decide di credere a quello che piace di più.

Come non farsi coinvolgere e travolgere dal fenomeno?

In realtà, non c’è una pillola magica, o un trucco ma ci sono passi concreti che funzionano:

Per chi comunica (governi, medici, giornalisti): utilizzo di un linguaggio semplice e comprensibile.

Per le piattaforme:

Penalizza i contenuti che mentono dando meno visibilità alle fake news e distorsioni delle notizie.

Spiegare perché un post è sospetto in modo che la gente possa comprendere facilmente.

Per noi comuni mortali:

– FERMARSI prima di condividere. È vero? Da chi viene? Serve?

– Controllare sempre con 2-3 fonti diverse;

– Affidarsi sempre a consigli medici reali: forniti da medici veri e certificati, non di certo al “Video Virale” su TikTok;

– Studiare la storia: la storicità di un evento consente di capirne nascita ed evoluzione e comprendere effettivamente se una notizia corrisponde alla verità o meno.

– Usa estensioni browser che ti avvertono sulle bufale

L’OMS ha un manuale con 6 mosse d’oro: ascolta cosa dicono le persone, rispondi con empatia, usa canali che funzionano, coinvolgi medici locali, monitora cosa funziona, adatta la strategia.

La verità nuda e cruda

L’infodemia non finirà finché esisteranno crisi + smartphone. È il prezzo della libertà di parola assoluta, degli algoritmi che vivono di rabbia, della paura che vende più della calma.

Ma possiamo vincerla se smettiamo di trattarla come “un fastidio” e la affrontiamo come una malattia seria: con prevenzione, cure mirate e un po’ di antidoti personali. Il primo passo? Riconoscere che anche voi, leggendo questo, potreste aver già condiviso una bufala senza accorgervene.

Non è vergogna. È umano. Ma ora sapete come fermarla.

Viviamo nell’era dell’evoluzione tecnologica affiancata al cambiamento sociale tra mondo reale e digitale, solamente attraverso una consapevolezza di questi cambiamenti saremo noi tutti in grado di stabilire se una notizia è attendibile senza creare allarmismo sociale.

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