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A scuola di formazione

L’alleanza contro la devianza - Luigi Talienti - Dirigente Scolastico
Luigi Talienti - Dirigente Scolastico

A scuola di formazione – Una Istituzione scolastica che intenda assurgere, al meglio, al ruolo di Agenzia di Socializzazione Formale, in continuità orizzontale con il Territorio e i suoi Attori Istituzionali, deve essere in grado di adattarsi alle mutevoli condizioni della società sottostante, mostrando capacità adattativa e distaccandosi da schemi arcaici e obsoleti.

Di guisa, deve essere in grado di porsi al centro dei territorio, conoscendone le peculiarità intrinseche ed estrinseche, al fine di instaurare sinergie virtuose e proattive, come da statuizione declamata nell’art. 1 della Legge 107/15.

Una Comunità dinamica che sappia cogliere i bisogni e sia in grado di tramutarli in opportunità di crescita e condivisione, oltrepassando le criticità e, soprattutto, le fragilità, creando le infrastrutture per una necessaria rinascita educativa.

Ovviamente, al fine di garantire l’efficiente ed efficace raggiungimento dei traguardi e obiettivi precitati, tra l’altro enucleati nei Piani Triennali dell’offerta formativa, con cogenza triennale, la Comunità deve cogliere l’opportunità del cambiamento, innanzitutto, attraverso l’adozione di un adeguato Piano di Formazione professionale, che sia in grado di stimolare il corpo docente, patrimonio quest’ultimo di inestimabile valore immateriale e materiale della Scuola, a cogliere l’opportunità di intraprendere scelte strategiche innovative, coinvolgenti e attrattive per i discenti, ponendo loro quale fine nobile di erudizione e formazione.

Life long learning

A tal proposito, la Legge sulla Buona Scuola declama il ruolo centrale della formazione, connotandola come strategica, strutturale e permanente, nella logica olistica del cosiddetto: ‘life long learning’, indicando il processo di formazione continua, volontaria e auto-motivata che dura tutta la vita, dalla nascita sino alla vecchiaia, senza interruzioni anagrafiche e, soprattutto, in un orizzonte prospettico di costante elevazione culturale.

E’ evidente che la cogenza deve essere superata dalla motivazione, ovvero da quell’insieme di processi dinamici, consci e/o inconsci, che avviano, dirigono, mantengono e sostengono un comportamento orientato verso un accrescimento in termini di competenza e innovazione. L’obbligatorietà della formazione non produrrebbe i risultati sperati e auspicabili, ma, sfocerebbe nella bieca frustrazione, ovvero, in un mancato appagamento professionale e unipersonale, dal quale, quasi come una catastrofe, possa generarsi un percorso involutivo, regressivo e/o depressivo.

Una ‘Governance’ sapientemente autorevole, non autoritaria, esercitando le sue prerogative, ex art. 25 del Dlg.vo 165/01, deve stimolare e non obbligare il cambiamento, cercando di abolire ogni resistenza, ogni eventuale stato di afasia, e ogni forma di assuefazione alla stasi.

Una avvincente e incisiva formazione deve accompagnare il Docente, quale risorsa di campo, in ingresso, in itinere e in uscita, determinando’ empowerment ‘ e sviluppo, all’insegna dell’autodeterminazione e della consapevolezza.

D’altronde l’orientamento ordinamentale mira proprio a questo, come evidenziato dai principali testi normativi, quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, il Dlgs.vo 297/94, il DM 226/22 e la già citata legge 107/15.

Tale ‘escursus’ normativo pone rilievo sull’attenzione dei vari Legislatori, succedutisi nel tempo, su un tema nevralgico e strategico, soprattutto in senso orientativo, quale la formazione, quest’ultima capace di fagocitare al bello, operando in senso dinamico e non oppressivo, quindi, al netto di qualsivoglia azione autoritaria che obbliga e non ammalia.

Scuola comunità

La Scuola diventa comunità se è in grado, non solo di trasmettere, ma di co-programmare, co-pianificare, condividere e costruire, con la piena partecipazione di tutte la rappresentanze delle anime che la compongono, senza esclusione alcuna.

Oltre alla erudizione dello studente, bisogna ambire alla formazione del cittadino, partendo dalla specificità che, nell’ambito di un gruppo variegato, ogni discente rappresenta, utilizzando gli strumenti della personalizzazione e della individualizzazione, all’insegna di un protagonismo assoluto che non deve essere relegato alle comparsate, meramente ed esclusivamente, contenutistiche.

Il Priore di Barbiana, il compianto Don Milani, nella sua opera di contrasto alla dispersione, dalla parte della sua fervente fede, affermava: ‘Non vi farò Cristiani ma vi farò diventare cittadini’, rilevando l’essenza sostanziale di un Educatore, che coglie la sfida del cambiamento.

Una Scuola che deve saper creare empatia, ambienti conviviali di apprendimento e relazioni di prossimità indissolubili, ove si possono alimentare la speranza e l’orizzonte prognostico della prospettiva, ove il sogno non venga represso ma alimentato, ove il dinamico pensiero divergente possa prevalere sul distopico e ferreo pensiero convergente. Come affermato dal noto Saggista Italiano Eugenio Borgna la speranza è comunione ed è approdo di auspicabile cambiamento, di cui ora si avverte forte necessità.

Una Scuola che sappia sensibilizzare all’uso razionale e lecito della strumentazione tecnologica, al fine di assestare un assetto legalitario che, in tale direzione, eviti l’insorgenza di eventuali responsabilità civili, disciplinari, amministrative e penali, oltre ad evitare emarginazione nella dimensione virtuale e distacco dalla realtà.

Scuola moderna

Insomma, una Scuola moderna che rispetti, in soverchio ossequio, le Raccomandazioni Europee e sappia cogliere l’importanza di nuove sfide, quest’ultime, tra l’altro, annoverate nella famigerata Agenda 2030 e che sappia sedimentare il senso di appartenenza alla propria comunità, oltre l’affermazione di un sistema eco-sostenibile.

Un Scuola avveniristica che sappia fondarsi sul sapere dinamico e sappia orientarsi alla tutela dei diritti di tutti, anche di coloro che vivono in situazioni di emarginazione e devianza socio-culturale.

Una scuola per tutti, nel rispetto sinallagmatico del combinato disposto dell’art. 3 della e dell’art. 34 della Costituzione.

Una scuola che sappia ascoltare, osservare e intervenire, onde evitare la privazione di una aspettativa che veda tutti protagonisti.

di Luigi Talienti – Dirigente Scolastico

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