Principale Cronaca Mio fratello Giuseppe, il mio assassino

Mio fratello Giuseppe, il mio assassino

Mio fratello Giuseppe - lenzuolo insanguinato

Giuseppe Musella, l’amore che uccide

Laddove l’amore dovrebbe proteggere e invece uccide. Giuseppe, feroce omicida

Mio fratello Giuseppe – Napoli – Vogliamo evidenziare mio fratello Giuseppe il mio assassino, già, perchè un fratello dovrebbe essere casa, la parola che conforta nei momenti di sconforto, la mano tesa quando sto per cadere, il sorriso quando piango, lo sguardo attento quando sono disontorientata, il consiglio quando dubito, insomma, il faro in mezzo al mare.

Giuseppe era tutto per Ylenia Musella tant’è che sui social scriveva “Se stai bene tu, sto bene anche io”, si, proprio così, perchè l’amore fraterno è vivere l’uno dell’altro e l’uno per l’altro.

22 anni appena e una vita davanti. Come tante coetanee amava la vita e brillava di luce propria tra tanti sorrisi, sogni e speranze. Viveva da sola con il fratello per il quale nutriva un amore profondo, un amore vero, quello di una sorella per il proprio fratello.

La vita era già stata dura con lei, entrambi i genitori detenuti, nessuno di loro accanto a guidarla, sostenerla e supportarla se non lui, Giuseppe, un ragazzo amante del calcio e fortemente desideroso di intraprendere la carriera di calciatore professionista, colui che nel suo amore le ha tolto la vita.

La confessione di Giuseppe Musella che ha ucciso la sorella Ylenia: "Non mi faceva dormire"

 

 

 

 

 

Vivevano nel rione Conocal a Napoli, un quartiere arduo segnato da malavita e delinquenza.

Il 4 febbraio entrambi si trovavano a casa

Ylenia aveva il peso di quelle mura domestiche, l’aveva pulita forse con la musica un po’ troppo alta che l’accompagnavano durante le faccende, le donavano energia, forza, spensieratezza, esattamente come facciamo in molti perchè si sa, la musica distoglie da ogni pensiero e a quell’età, forse maggiormente… e forse ancora un calcio al cane il quale aveva appena sporcato quel suo porto sicuro, forse un fratello che non riesce a riposare o che si arrabbia per l’azione verso il proprio animale, non sappiamo ma qualcosa ha fatto si che tutto degenerasse in un litigio, non un solito diverbio come accade spesso anche nelle più umili e nobili famiglie, non un po’ più acceso ma crudele, disumano.

Giuseppe, 28 enne, l’aggredisce fisicamente, schiaffi e pugni dati con una violenza inaudita, Ylenia tenta di fuggire, ha paura perché chi l’aveva protetta prendendosi cura di lei improvvisamente si era trasformato in un mostro.

Ancora Giuseppe prende un coltello, lo lancia lasciandolo cadere giù per le scale. L’arma si conficca nella schiena di Ylenia, la fuga si ferma quando lei cade a terra oramai priva di sensi colpita da colui che è stato rifugio sino a poco prima.

Giuseppe, accortosi della gravità del gesto compiuto con la dura veemenza che lo corrodeva, corre a torso nudo in soccorso alla sorella Ylenia, la carica su un auto per poi lasciarla davanti all’Ospedale di Villa Betania esamine.

Confuso si dà alla fuga

Ore dopo veniva rintracciato e posto agli arresti con l’accusa di omicidio, Giuseppe con voce gemente confessava rifiutando ogni difesa perchè cosciente di meritare la galera, la giusta fine per aver ucciso colei che diceva di amare, Ylenia, sua sorella.

Da questa ennesima tragedia e negli anni in cui il femminicidio è all’ordine del giorno, negli anni in cui senza sosta alcuna ci battiamo per combattere la violenza educando e sensibilizzando all’amore e al rispetto, le notizie di questi ulteriori e continui drammi ci lasciano sgomenti.

E mentre le battaglie urlano l’efferatezza dell’ennesimo atto di impeto, nel caso specifico di fraticidio, non sussistono scusanti come in nessun altro atto brutale, perchè non esiste momento folle, non esiste momento di rabbia, non esiste momento incosciente ma esiste e persiste la voglia di sopraffare su chi è ritenuto fragile e vulnerabile.

Perchè l’amore non sempre è amore, ma troppo spesso l’arma di chi tradisce e uccide, ancora e ancora.

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