
di Gregorio SCRIBANO
Politica sempre più lontana – C’è un frattura che attraversa la politica italiana come una crepa sempre più evidente tra il loro mondo e quello reale: si parla di tutto, tranne che di ciò che pesa davvero sulla vita quotidiana delle persone. I massimi sistemi occupano il dibattito pubblico, i talk show, le dichiarazioni ufficiali. Si discute di geopolitica, di scenari internazionali, di equilibri globali, dei massimi sistemi. Intanto, però, il gasolio continua a salire, le bollette di luce e gas restano una spada di Damocle, il carrello della spesa si fa ogni mese più leggero, gli stipendi rimangono drammaticamente fermi, l’asticella dell’età pensionabile continua a salire e la pensione a scendere.
Tutti, a parole, riconoscono che i salari italiani sono troppo bassi. Tutti ammettono che le pensioni future saranno insufficienti a garantire una vecchiaia dignitosa. Tutti denunciano un’età pensionabile sempre più lontana dalla realtà fisica e sociale di chi lavora. Ma quando si passa dalle dichiarazioni ai fatti, il silenzio diventa assordante. Nessuno sembra davvero disposto a mettere al centro dell’agenda politica il tema del lavoro povero, della redistribuzione, della dignità economica.
La politica, sia di governo che di opposizione, si indigna – giustamente – per i morti di Minneapolis, per quelli di Gaza e di Kiev. Condanna Putin, commenta Trump, prende posizione sui grandi conflitti del mondo. Tutto legittimo, tutto doveroso. Ma mentre lo sguardo è fisso altrove, l’emergenza salari e pensioni viene archiviata come una pratica scomoda, da rinviare a tempi migliori che non arrivano mai.
Colpisce in particolare la parabola del governo guidato da Giorgia Meloni. La leader sovranista, eletta promettendo di difendere gli interessi degli italiani, appare ormai quasi esclusivamente concentrata sulla politica estera, un terreno in cui l’“Italietta” ha, oggettivamente, il peso di una piuma. Nel frattempo, le promesse elettorali su fisco, lavoro, pensioni e costo della vita sembrano finite in fondo a un cassetto, coperte dalla polvere del realismo e dei vincoli di bilancio.
Ma nemmeno l’opposizione può chiamarsi fuori. La sinistra, invece di incalzare il governo su salute, sicurezza, stipendi, pensioni e pressione fiscale, troppo spesso si perde in battaglie ideologiche che scaldano i social ma non riempiono il portafoglio degli italiani. Battaglie che parlano a una minoranza militante, ma lasciano scoperta quella maggioranza che fatica ad arrivare a fine mese.
Il risultato è un Paese in cui cresce la distanza tra la politica e la vita reale. Un Paese in cui si discute di tutto, tranne che di ciò che davvero conta per milioni di cittadini. Finché salari e pensioni resteranno un tema secondario, finché il costo della vita non diventerà una priorità assoluta, la sfiducia continuerà ad aumentare. E con essa, il rischio che la democrazia si svuoti, giorno dopo giorno, di senso e di partecipazione.
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