
Ci sono spettacoli che finiscono con l’ultimo applauso. E poi ci sono quelli che continuano a vivere dentro di noi, anche dopo che le luci si spengono. Il debutto assoluto de “L’Ultima Pizzica”, andato in scena al Teatro Apollo di Lecce il 2 Febbraio 2026, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Una prima attesissima, sold out, accolta da un pubblico silenzioso e profondamente coinvolto, che ha percepito subito di assistere a qualcosa di più di una semplice rappresentazione teatrale.
Teatro come memoria e identità
Diretta da Alessandro Garofalo e prodotta dalla Compagnia Teatrale Ghefiura, questa commedia musicale salentina intreccia recitazione, canto, danza e narrazione popolare. Non è solo teatro: è memoria collettiva, storia e identità culturale, capace di restituire le emozioni, le speranze e le contraddizioni di un popolo.
Fin dalle prime scene, il pubblico viene immerso in un viaggio emotivo dove il confine tra realtà e finzione si dissolve. Musica, luci e movimento creano un’esperienza sensoriale totale, che risveglia ricordi e sentimenti universali.
Il Salento degli anni ’70: un mondo che ritorna
L’apertura con un cortometraggio ambientato nei primi anni Settanta trasporta immediatamente lo spettatore in un contesto umano e sociale ormai lontano, ma ancora vivo nella memoria collettiva. Campi sterminati, strade polverose, volti segnati dal sole: ogni immagine racconta più di mille parole.
È il Salento di un tempo duro ma autentico, dove la ricchezza si misurava nelle relazioni e nella solidarietà, e ogni gesto quotidiano rifletteva dignità e rispetto per le tradizioni. Il cortometraggio diventa così una porta temporale, facendo comprendere quanto le radici di quel periodo continuino a influenzare l’identità di chi oggi vive in quella terra.
Quando il palco diventa terra viva
Scenografie, luci e suoni trasformano il palco in un paesaggio pulsante, dove vita quotidiana e mito si intrecciano in un racconto corale di amore, lavoro, sacrificio e passione. Ogni gesto degli attori restituisce dignità a chi lavora e soffre, mentre lo spettatore percepisce la fatica, il calore del sole e la polvere dei campi quasi respirandoli insieme agli interpreti.
Il teatro diventa così esperienza sensoriale ed emotiva, capace di toccare le corde più intime dello spettatore.
Antonio Castrignanò: voce e rito
A dare sostegno e spessore a questo percorso sonoro e rituale intervengono due figure storiche della pizzica, Luigi Marra ed Ernesto Secli’, presenze centrali, solide e riconoscibili, capaci di imprimere equilibrio e densità alla costruzione musicale. Le loro esecuzioni, mature e profondamente legate al patrimonio sonoro salentino, delineano una trama ritmica e melodica articolata, vibrante e costante, funzionale a valorizzare ogni passaggio espressivo del canto. L’intreccio tra percussioni, strumenti a corda e fiati si configura come un tessuto compatto e coerente, privo di qualsiasi funzione ornamentale: la musica assume una fisionomia essenziale, arcaica e condivisa, divenendo struttura portante dell’intero impianto performati Al centro dello spettacolo, la partecipazione di Antonio Castrignanò è intensa e magnetica. Non interpreta un ruolo, ma testimonia: diventa voce e corpo della memoria salentina, incarnando tradizioni, storie e emozioni.
La sua pizzica non è folklore da intrattenimento, ma rito vivo, un linguaggio che parla di resistenza, libertà e radici culturali. Ogni nota e sospensione crea un ponte tra passato e presente, trasformando la musica in esperienza condivisa e catartica.
Tra passo e respiro: la danza della liberazione
La danza si fa espressione di liberazione. Ogni movimento è essenziale, crudo e autentico, un dialogo tra memoria collettiva e presente, capace di far vibrare lo spettatore fino al nucleo più profondo delle emozioni. Il ritmo della pizzica trascina pubblico e interpreti in un battito primordiale, un rito collettivo che restituisce forza e appartenenza.
Una regia che ascolta il silenzio
Alessandro Garofalo firma una regia sensibile e misurata, dove il silenzio diventa
respiro. Luci, musica e pause sono calibrate per lasciare spazio all’intuizione dello spettatore. Accanto a Castrignanò, Serena D’Amato e il resto del cast animano personaggi credibili, fragili e intensamente umani.
Qui, il teatro non racconta solo storie: accoglie, osserva, invita a sentire e a riflettere, trasformando ogni silenzio in spazio di ascolto e connessione.
Un finale che lascia il segno
Il sipario cala quasi in punta di piedi, ma il segno rimane indelebile. Gli applausi al Teatro Apollo sono pieni di emozione autentica: non solo entusiasmo, ma gratitudine per aver vissuto un’esperienza che va oltre la parola, fino a toccare ciò che è profondamente umano.
Il pubblico esce con un frammento di memoria, un’emozione che resterà luminosa e viva ben oltre la chiusura del sipario.
Il viaggio continua
Lo spettacolo proseguirà il suo percorso teatrale, portando sul palco la tradizione salentina:
- 20 febbraio – Teatro Cavallino Bianco, Galatina (ore 21) – Info ticket: 366 9641917
- 1° marzo – Teatro Impero, Brindisi (ore 21)
In queste tappe si unirà anche il cantastorie Mino De Santis, custode di una memoria orale che intreccia leggende, ricordi ed emozioni. Ogni racconto diventa ponte tra passato e presente, rendendo viva la tradizione attraverso voce, musica e gesto scenico.
La parola che resta viva
“L’Ultima Pizzica” non è solo spettacolo: è un ritorno alle radici, un incontro con ciò che ci definisce e ci lega a una terra ricca di storia e cultura. Racconta la vita di un popolo, le sue fatiche e le sue gioie, con dolcezza e intensità, senza scadere nella retorica.
Ogni nota, ogni passo e ogni gesto sono un invito a ricordare, sentire e condividere. E ovunque lo spettacolo arrivi, lascia qualcosa di più della semplice emozione: lascia memoria, radici culturali e una testimonianza viva della forza di chi non smette mai di raccontare.






